43ª MARCIA DELLA PACE
Oltre 1.500 partecipanti per le strade di Ancona nella notte del 31 dicembre
(Ancona 31 dicembre, dai corrispondenti SIR) Oltre 1.500 persone, nella notte dell’ultimo dell’anno, hanno deciso di marciare per le strade di Ancona per affermare l’importanza della libertà nel vivere la propria fede. Ad aprire l’annuale Marcia della pace (organizzata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, da Caritas italiana e da Pax Christi), quest’anno nel capoluogo marchigiano, è stata la preghiera ecumenica alla quale hanno partecipato esponenti delle diverse confessioni cristiane. A presiedere mons. Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi, che dando il via al cammino ha ricordato come tutto sia "nelle nostre mani di uomini leali e responsabili, ed è la nostra scelta personale che ci chiede di agire come abbiamo visto agire Gesù". Il lungo e composto cammino per le vie di Ancona ha visto in testa i giovani, impegnati a tenere alto il manifesto che reca il tema scelto quest’anno per la marcia: "Libertà religiosa, via per la pace". Si è parlato di carità nel primo intervento affidato a mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas italiana, per il quale "la nostra proposta, con la testimonianza coraggiosa della verità, nel rispetto della libertà di ogni persona e sempre con l’atteggiamento della carità, rappresenta una prospettiva indispensabile nella vita della nostra società sempre in bilico tra l’assenza di convinzioni e l’eccesso verbale del dibattito".
Religioni in dialogo. Hanno camminato insieme i rappresentanti delle comunità islamica, ebraica e cristiana verso la chiesa di san Domenico, dove si è tenuta una tavola rotonda interreligiosa su "Lo sviluppo umano e la libertà religiosa". Frida Di Segni Russi, per gli ebrei, nel rispetto dello Shabbat non ha parlato, affidando a una giornalista il suo messaggio, nel quale ha ripercorso gli anni dell’infanzia, con i giochi insieme all’amico Edoardo Menichelli, ora arcivescovo di Ancona. "Se veramente crediamo e cerchiamo la pace è il messaggio della rappresentante dell’ebraismo dobbiamo guardarci negli occhi con gli occhi dei bambini che eravamo". Domanda invece "un’alleanza per trovare questa libertà religiosa non contro qualcuno, ma per l’umanità" Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii). Al termine del suo intervento ha chiesto "un dialogo interreligioso partecipato e una libertà religiosa che nel nostro Paese non rimanga articolo costituzionale da leggere, ma venga applicata". Forte la condanna dell’imam verso quegli atti che violano la dignità delle persone, che in molte parti del mondo "non solo non hanno un luogo degno di preghiera, ma vengono addirittura uccise per la loro fede". È stata quindi la volta di mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, il quale ha esordito affermando che "abbiamo bisogno di cielo perché la terra senza cielo resta fango, ma la terra con il cielo si fa giardino". Mons. Bregantini ha continuato dicendo che è "la libertà religiosa a fondare la libertà morale nella capacità di mettere in ordine le proprie scelte"; in conclusione ha sottolineato che "nella tensione politica la verità non è data dai numeri, che danno opportunità politiche e non verità nelle scelte". Dopo la testimonianza del missionario p. Silvano Zoccaratoz sull’integrazione nel territorio algerino, il cammino è ripartito con una sosta a Santa Maria della Piazza, dove è stato posizionato sul sagrato l’ostensorio con l’Eucaristia, segno che questa marcia è una tappa importante verso il Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà proprio ad Ancona il prossimo settembre.
Da Dio per ogni uomo e donna. A concludere la marcia la celebrazione eucaristica, nella cattedrale di san Ciriaco, presieduta dall’arcivescovo Edoardo Menichelli. "La pace ha puntualizzato mons. Menichelli è dono di Dio, ma anche compito dell’uomo e di ogni donna"; l’arcivescovo ha affermato che "dobbiamo consacrarci alla verità e alla carità di Dio e ci dobbiamo liberare dalla sottile e fastidiosa tentazione della supremazia poiché solo lo Spirito, animatore di verità, è al di sopra, mentre noi della verità siamo servi e custodi". Centro del suo percorso è l’affermazione che "Dio e la verità non possono essere mai arma contro qualcuno, chi ama veramente Dio non toglierà a nessuno la libertà di ricercare la forma religiosa che vuole". Terminata la celebrazione canti e balli con i Frati minori delle Marche attendendo l’inizio del nuovo anno. Tra i partecipanti entusiasti il responsabile dei volontari, don Enrico Giorgini, che ha concluso affermando che "i giovani devono capire che è loro la responsabilità di un futuro di convivenza pacifica". Gli ha fatto eco il ventenne Mattia Bastianelli, dei progetti Shekinah dell’arcidiocesi di Pesaro, dicendo che "solo da un cammino serio e da una forte consapevolezza della propria identità può nascere un incontro autentico. Non basta più parlare, ma occorrono gesti concreti per dimostrare al mondo che la fede non è motivo di lotta, ma esaltazione di una vita vissuta in pienezza".