GIORNATA PACE 2011
Una riflessione del card. Angelo Bagnasco
“Una società dove Dio è messo al bando, non è più aperta e libera, ma semplicemente più disumana”. È quanto ha affermato l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nell’omelia pronunciata oggi pomeriggio in occasione della solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio.
Una malintesa tolleranza. “Il mondo cerca il volto di Dio? Vuole volgere il proprio sguardo verso di Lui per vederLo e trovare le vie della pace? Sembra di no!”, ha affermato il porporato. “Almeno il nostro mondo occidentale ha proseguito il cardinale sembra essere smemorato, distratto, preso da se stesso fino a pretendere di costruire una civiltà senza Dio, al più confinandolo nel perimetro del privato, come una questione irrilevante per la vita sociale… forse addirittura pericolosa”. “E così ha aggiunto in nome di una malintesa tolleranza, diventa non di rado intollerante con i cristiani, come la cronaca dei nostri giorni purtroppo registra. E non si accorge che una società dove Dio è messo al bando, non è più aperta e libera, ma semplicemente più disumana”. Il cardinale ha poi parlato dell’esigenza dalla purezza che nasce “dalla coscienza di non bastare a se stessi, di essere delle creature fragili, di aver bisogno di purificazione e di salvezza”. E “la prima forma della purezza è l’umiltà che, liberandoci da noi stessi, dalle nostre presunzioni, rende i nostri occhi limpidi e capaci di vedere”. “Allora ha aggiunto quando vediamo il suo volto, ci sentiamo benedetti sempre, riconciliati, nella pace”.
Le ragioni del coraggio. In precedenza, parlando della libertà religiosa e commentando il messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata della pace, il cardinale Bagnasco ha invitato i cristiani che vivono nelle società occidentali a “crescere nella fede, senza sofismi, con solidità, con concretezza, con assoluta fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa”. Li ha esortati a “non abituarsi alla libertà religiosa e alla fede” e ad avere una “fede incondizionata”. Li ha ammoniti a non avere “una fede sofisticata, intellettualoide, elitaria, una fede con tanti distinguo, che non sia una adesione incondizionata a Cristo ed alla Chiesa, che metta sempre delle distanze soprattutto verso il Santo Padre”. I cristiani, ha detto, in particolar in Europa e in Occidente, devono invece avere “una fede senza condizioni per cui tanti nostri fratelli e sorelle nel mondo accettano persecuzione, violenza e morte”. Il porporato ha poi invitato i cristiani che vivono in zone in cui la libertà religiosa è garantita ad “avere più coraggio”. Il coraggio, ha spiegato, non vuol dire “aggressività, superbia, arroganza”, perché il coraggio “nasce dalla consapevolezza e dalla gioia di sapere che la fede in Gesù è un tesoro grande, la ragione della nostra vita, un dono incommensurabile, che deve essere offerto a tutti con quella umiltà, convinzione e rispetto che ogni dono richiede ma che non può limitare il dono”.
Una forma adolescenziale di laicità. Il presidente della Cei ha poi messo in guardia dall’uso strumentale della religione spiegando che “ogni uso strumentale della religione è sempre un attentato” ad essa. Per questo il cardinale ha affermato che “nessun altare può legarsi al servizio di nessun trono” anche se “la storia ce ne ha dato esempi” e anche “la storia attuale ci da’ degli esempi tristi”. Nel suo intervento, il porporato ha poi parlato del laicismo definendolo “la forma immatura della laicità, una forma adolescenziale della laicità”. “Il laicismo ha spiegato deve crescere, per accorgersi che il mondo è grande, che c’é tanto attorno, che non deve avere paura della religione, neppure di Cristo e della Chiesa”. Il porporato ha poi parlato di “forme sofisticate di ostilità” alla religione, in particolare nei Paesi occidentali, come, ad esempio, “l’ostilità verso i simboli religiosi”.
In precedenza, rispondendo ad una domanda dei cronisti in merito ai recenti attentati che hanno colpito i cristiani in Egitto, il cardinale aveva affermato: “Sono molti i segni che purtroppo sembrano ostacolare, ed ostacolano, il cammino della pace nel mondo però, come ricorda il Santo Padre nel suo ultimo messaggio, non possiamo mai rassegnarci e quindi rimanere passivi di fronte alle difficoltà e agli ostacoli”. Il cardinale ha poi rivolto il proprio “augurio di un anno buono, di serenità e di prosperità” spiegando che “la serenità riguarda l’anima, l’atteggiamento interiore di ciascuno e anche di una società nel suo insieme”. Ha aggiunto che “anche la società ha bisogno di serenità e di prosperità per superare in modo più decisivo e speriamo definitivo la crisi che tutti conosciamo e che stiamo vivendo in Italia, in Europa e nel mondo”.