TAIZÉ
Bilancio del 33° ”pellegrinaggio di fiducia” a Rotterdam dal 28 dicembre al 1° gennaio
(Rotterdam, 1° gennaio 2011, dall’inviata SIR Europa) "È possibile credere in Dio nel mondo moderno?". È la domanda che frère Alois, priore della comunità di Taizé, che ha organizzato il "pellegrinaggio di fiducia" a Rotterdam dal 28 dicembre al 1° gennaio a cui hanno partecipato 30.000 giovani europei, si è posto nell’ultimo momento di preghiera comune che si è svolto il 31 dicembre. Il priore ha rilevato che "in molti Paesi del mondo è divenuto più arduo fare riferimento a Dio" e "sono numerosi quelli che cercano seriamente un senso alla loro vita, ma non possono credere in un Dio che li ami personalmente": per questo ha suggerito a ciascuno dei presenti di "comunicare ad altri la sua speranza in Cristo" non solo con le parole ma con la vita, perché in questo modo "accade qualcosa di sorprendente, ovvero che è trasmettendo il messaggio della risurrezione di Cristo che lo capiamo sempre meglio. Così questo mistero diventa sempre più centrale nella nostra esistenza, può trasformare la nostra vita". Il priore ha anche riconosciuto che "la gioia, la compassione, il perdono" i valori approfonditi in questi giorni, cardini della sua "Lettera dal Cile", "sono state realtà vissute intensamente da molti". E a sottolineare anche concretamente che "ognuno di noi può trasmettere attorno a sé una piccola luce" il momento di preghiera nel parco delle Esposizioni di Ahoy si è concluso con l’accensione di migliaia di lumini che i giovani avevano in mano, a cui hanno dato il via i bambini che circondavano frère Alois.
Est e Ovest uniti. Facendo un bilancio dell’evento in Olanda, frère Emile, "fratello" di Taizé da 35 anni, ha sottolineato che "la collaborazione che si è creata, per la prima volta, tra la Chiesa cattolica e quella protestante è stata straordinaria ed entrambe hanno espresso il desiderio di continuare a lavorare insieme". Il religioso, di origine canadese, rileva che "rispetto a Poznan, in Polonia, dove è avvenuto l’incontro dello scorso anno, in cui era prevalente la presenza della Chiesa cattolica, qui l’aspetto ecumenico è stato molto reale: per fare un esempio le due pastorali giovanili, cattolica e protestante, hanno lavorato insieme e hanno persino realizzato una cartolina ricordo, e anche la televisione cattolica, e quella protestante, hanno per la prima volta unito le forze producendo servizi trasmessi anche dalla televisione nazionale". In un Paese in cui "la religione è vista come qualcosa di pericoloso, vicina al fondamentalismo nota frère Emile – la presenza pacifica e tranquilla di tutti questi giovani europei ha dimostrato che la fede non è un rischio per la sicurezza. Inoltre, in un contesto sociale e culturale in cui c’è un prevalente scetticismo è importante dimostrare che la fede può essere un fermento di pace". In questo senso "è stata molto significativa l’accoglienza della comunità musulmana, assai numerosa in città, a partire dal sindaco, entusiasta dell’evento, fino alle famiglie che hanno aperto la loro casa ai giovani". Il fratello di Taizé rileva anche che in questi anni gli incontri europei "hanno aiutato a far crescere il gusto della comunione e della comunità" e "per i giovani sono stati spesso l’occasione per trovare il coraggio di scegliere nella vita ed essere meno conformisti". Nel corso del tempo questi appuntamenti sono un po’ cambiati e "le realtà locali ora sono più coinvolte e anche il tono della lettera del priore, che è la base delle meditazioni comuni, è cambiato. Frère Alois ha percepito che quest’anno era importante invitare alla gioia, perché da troppo tempo non si parla altro che di crisi nel Vecchio Continente". L’esperienza di Taizé e gli appuntamenti europei hanno fatto crescere "una relazione di fiducia anche con le Chiese ortodosse, soprattutto quelle di Romania, Ucraina, Serbia e Russia: il patriarca Kyril che ci ha invitato a Mosca per la prossima Pasqua è venuto a Taizé diversi anni fa, prima di assumere il suo incarico, e alcuni giorni fa ci ha mandato un suo messaggio di augurio". Guardando all’anno prossimo frère Emile sottolinea che "a Berlino siamo stati invitati dalle Chiese cattoliche, protestanti e anche, direttamente, dal sindaco della città: vent’anni dopo la caduta del Muro è importante fare un incontro nella capitale tedesca e mostrare l’unità raggiunta tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ricordo che nel 1986 abbiamo organizzato l’appuntamento europeo a Berlino est, si respirava un clima pesante, la polizia ci controllava, e partecipavano al pellegrinaggio, nascosti tra gli altri giovani, anche mille cecoslovacchi. Oggi è un’altra Europa".
Incoraggiati dagli altri giovani. Dato il nutrito numero di presenze dalla Polonia, quest’anno i giovani provenienti da questo Paese erano 6.000, ogni anno la comunità di Taizè invita un vescovo cattolico polacco: quest’anno era presente mons. Andrzej Czaja, pastore di Opola, per il quale "i giovani che sono venuti qui vogliono rinnovare la loro fede e fanno l’esperienza di condividerla con gli altri. Quando torneranno a casa trasmetteranno agli altri ragazzi la gioia e la serenità provate in questi giorni e potranno cominciare a impegnarsi nelle loro parrocchie e anche nella vita sociale delle loro città". Il prelato è convinto che la situazione del dialogo ecumenico sia "buona" e "soprattutto le piccole comunità, nella pratica e nello spirito con cui vivono l’ecumenismo, sono realmente aperte". Per mons. Czaja anche la prossima Giornata mondiale della gioventù a Madrid potrà essere un’occasione di incoraggiamento, soprattutto per i giovani spagnoli che "nel loro Paese vivono una situazione difficile: la presenza di tanti giovani di tutto il mondo potrà aiutarli ad aprirsi alla fede e anche ad affrontare i problemi delle loro Chiese".
Fiducia e lavoro comune. Dopo l’ultimo momento di preghiera comune ad Ahoy tutti i giovani hanno trascorso il 31 dicembre cenando con le famiglie che li hanno ospitati e hanno concluso la serata con una veglia di preghiera nelle parrocchie e, dopo la mezzanotte, con un momento di festa insieme. Annet Van der Velden, sposata con due figli adolescenti, volontaria presso la sua comunità, ha deciso di ospitare due ragazzi perché "è importante non aver paura degli altri, confrontarsi con le altre culture, e avere fiducia, la base stessa di questo incontro europeo. L’evento è stato inoltre l’occasione per coinvolgere i giovani nella vita della nostre parrocchie rendendoli parte attiva nella sua preparazione". Infine guardando al prossimo pellegrinaggio nel suo paese, Isabelle Hoppe, ventiduenne di Tubinga, considera che l’incontro di Berlino "sarà una grande opportunità per le parrocchie cattoliche e luterane del mio Paese, di lavorare insieme. Queste sono esperienze che toccano nel profondo, non sono appuntamenti che si frequentano per turismo, e vivere per alcuni giorni nelle comunità e nelle famiglie ti dà la possibilità di avere degli scambi veri con le persone".