CARD. BAGNASCO
La speranza cristiana in tempi difficili
“Come cristiani, ma anche come persone, siamo chiamati a non perdere di vista, quando il cielo è cupo e burrascoso, gli squarci di luce che, anche se non cambiano radicalmente l’orizzonte, consentono però di non perdere la bussola e di tenere ferma la speranza”. È un rinnovato invito alla speranza e a non cadere nella sfiducia quello lanciato ieri sera dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione del discorso pronunciato per il "Te Deum".
Libertà religiosa e coscienza. Libertà religiosa, questione morale, crisi economica, lavoro precario, famiglie ed oratori: sono tra gli argomenti affrontati nel discorso. In merito al tema della libertà religiosa, il cardinale ha parlato delle “persecuzioni che anche oggi colpiscono i cristiani nel mondo, in particolare in Irak, Asia e Africa” ricordando che Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata della pace 2011, ha affermato che “i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”. Ma “la libertà religiosa è un valore primo dell’uomo senza il quale ogni altra libertà è a repentaglio” e “fa parte del nucleo essenziale dei diritti umani senza il quale nessuno è veramente se stesso e una società non è umana” perché “tocca ciò che di più intimo sta nella coscienza”, ossia “poter scegliere e manifestare in pubblico il proprio orientamento di fondo, di poter scegliere e manifestare la visione complessiva che riguarda l’uomo, e quindi se stesso, la vita, il mondo".
Non perdere la fiducia. Sullo stesso tema ha poi parlato della situazione italiana affermando che “grazie a Dio esiste questa libertà”. “Dobbiamo esserne grati e lieti – ha aggiunto – ma anche avvertiti perché altre forme sofisticate di ostilità possono attentare questo diritto. Si tratta del consumismo che svuota l’anima, e di quelle forme di sottile indifferenza o ironia a cui a volte si può essere sottoposti”. “Questo stato di cose – ha proseguito – è di tipo culturale, non altro, mette a prova la verità e solidità della nostra fede”. L’invito a restare sereni e a non perdere la fiducia vale anche nella situazione economico-sociale contingente. Infatti, parlando della crisi economica in atto, ha spiegato che la prima cosa da fare è “non cedere alla sfiducia” perché “questa fa morire dentro, non risolve nulla, paralizza le forze, genera prostrazione, a volte porta a gesti disperati”. Inoltre, ha proseguito, “la tentazione della sfiducia prende facilmente il singolo, ma può avvelenare la società intera, una città, un Paese”. E, ha incalzato: “Chi ad arte fomenta tale clima non contribuisce a risolvere nulla e aggrava la situazione, manca di responsabilità”.
Crisi, lavoro e questione morale. Il porporato ha poi rinnovato il proprio invito affinché, dalla crisi economica si possa uscire rinnovati, sia come singoli che come società. “Siamo dentro, non solo ad una crisi economico-finanziaria, ma ad un cambiamento strutturale che costringe a rivedere stili di vita”, ha affermato. In un altro passaggio ha affermato invece: “Se il lavoro precario è sempre meglio del non lavoro, dovrebbe però essere concepito come emergenza non come sistema”. Il cardinale ha quindi affrontato nuovamente il tema della "questione morale" affermando che è un tema “di permanente attualità” perché, ha aggiunto, “nessuna vita civile, nessuno sviluppo potrà essere vero e raggiungere lo scopo, creare giustizia in ogni campo sociale, se non è ispirato ad una visione etica e a comportamenti morali sia dei singoli che dei corpi intermedi e di tutte le istituzioni”. Il “discernimento etico, che vede delle necessarie gradazioni nell’organizzazione della società – ha però precisato il card. Bagnasco – non si applica a quei valori primi e fondamentali che la dottrina Sociale della Chiesa riassume con la categoria di ‘etica della vita’, ossia la vita, la famiglia, la libertà religiosa ed educativa” perché “su questi si impiantano in modo vitale, necessario e ordinato, tutti gli altri valori che si riassumono con la categoria di ‘etica sociale'”. “Senza questa cultura morale, che non ha niente a che fare con quanto alcuni chiamano moralismo vuoto e di maniera, non ci sarà mai riforma o novità o legge che potrà tenere in modo costruttivo; non si potrà mai affrontare nessuna crisi o difficoltà”.
La famiglia e le parrocchie e gli oratori. Infine, il presidente della Cei ha esortato a difendere e promuovere la famiglia e le varie forme di associazionismo cattolico, tra cui gli oratori. “La famiglia – ha affermato – merita un maggiore riconoscimento culturale, valoriale ed economico perché, ancora una volta, si è rivelata essere l’argine che tiene, l’anello forte della compagine sociale”. Nello stesso tempo, ha aggiunto, “bisogna fare di più” per le parrocchie e gli oratori, che “raccolgono una parte considerevole della gioventù”, e sono spazi “che aggregano attorno al Signore e al suo Vangelo, che aiutano i genitori nel loro compito educativo, che rafforzano la coesione sociale, l’integrazione e la solidarietà”.