FEDE E VITA

Faccia a faccia con l’Altro

Si conclude oggi a Trieste la Settimana Liturgica

La liturgia è sempre occasione e spunto di catechesi. Le messe domenicali e festive, l’omelia, l’anno liturgico, la preparazione dei ragazzi ai sacramenti. Eppure, nonostante le dichiarazioni di principio circa l’indissolubile e necessario rapporto tra liturgia e catechesi, l’ambito liturgico non è immune da ombre e problemi. Anzi è uno dei luoghi in cui l’"emergenza" educativa emerge in modo più acuto, dove cioè le comunità cristiane manifestano chiari limiti formativi ed è visibile il distacco di tanti battezzati. Di questo si è parlato alla 62ma Settimana liturgica nazionale che dal 22 al 26 agosto ha riunito a Trieste centinaia di persone provenienti da tutta Italia sul tema, "Dio educa il suo popolo. La liturgia come fonte inesauribile di catechesi". Erano presenti al dibattito anche delegazioni dalla Croazia, Slovenia, Serbia, Austria, Romania; nonché i fratelli e le sorelle delle confessioni cristiane.

Emergenza educativa. "Al di là delle indicazioni magisteriali e teologiche – ha detto don Giuseppe Biancardi dell’Università Pontificia Salesiana – c’è, a volte, una difficile coesistenza tra liturgia e catechesi". Il binomio viene spesso definito "instabile"; c’è "dialogo difficile", "dibattito insufficiente", "incontro problematico". I liturgisti manifestano insoddisfazioni perché affermano che la catechesi "ha un legame debole e frammentario con la liturgia" o rischia spesso di strumentalizzare la liturgia "in funzione di obiettivi che non ne rispettano la natura celebrativa e simbolica". Anche i catechisti esprimono insoddisfazioni in quanto ritengono che "la liturgia è stata/è a volte assolutizzata; considerata "luogo non solo privilegiato, ma esclusivo della catechesi". Ma il rapporto tra liturgia e catechesi richiede oggi un salto di qualità e lo richiede – fa notare Biancardi – anche per una "una ragione contingente: l’attuale emergenza educativa. Un aspetto fondamentale di questa emergenza è la crisi di trasmissione da una generazione all’altra". E la liturgia "è luogo per eccellenza della tradizione"; può dare in questo senso "un apporto significativo al ricupero della dimensione tradizionale dell’atto educativo e catechistico, per cui l’uomo prende coscienza di non essere assoluto ma inserito in una storia di gratuità".

La liturgia e i giovani. "Le difficoltà della pastorale – ha fatto notare Ubaldo Montisci, sempre dell’università salesiana – si moltiplicano, nel momento in cui si vuole interagire con le nuove generazioni; gli operatori sperimentano la frustrazione di vedere che, nonostante gli sforzi profusi, tanti giovani continuano a perdere progressivamente l’interesse per le questioni e le attività messe in campo dalla Chiesa". "Le ricerche confermano il dato che la maggior parte dei giovani italiani si dichiara cattolico, ma la loro posizione nei confronti della religione è piuttosto frammentata: in generale, è in aumento il numero di chi non ritiene rilevante la dimensione religiosa per la costruzione della propria identità; di chi si dice cristiano senza per questo riconoscersi in una chiesa organizzata; di chi manifesta forme di bricolage religioso, a proprio uso e consumo, slegate da una più complessa appartenenza ecclesiale; di chi si dichiara esplicitamente non credente". "La tendenza alla privatizzazione del credere è avvalorata anche dai dati sulla preghiera personale: l’andamento più positivo di questa pratica rispetto alla partecipazione alle celebrazioni, paradossalmente, conferma che ci si rivolge direttamente a Dio, senza passare necessariamente per l’intermediazione di riti formali o di sacerdoti". "Insomma, il rapporto tra giovani e liturgia manifesta parecchie ombre".

Un incontro personale con Dio. Quali prospettive allora si aprono al rapporto così intenso ma anche complesso tra catechesi e liturgia. Sul palco della Settimana liturgica, a cercare di dare una risposta a questa domanda, si sono alternati vescovi, teologi, liturgisti, catechisti. Pervade nelle relazioni, la consapevolezza dell’importanza che la Chiesa italiana abbia dedicato alla emergenza educativa gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, dal titolo appunto "Educare alla vita buona del Vangelo". "Quanto più il Vangelo è conosciuto e amato – ha detto mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia -, tanto più i sacramenti diventano compresi e desiderati. Viceversa, se il vangelo è ignoto i sacramenti diventano oscuri, ambigui. Forse questa è una delle ragioni della disaffezione che sembra esserci nei confronti della Messa: alla lunga non è possibile gustare la celebrazione di un sacramento se non si conosce e non si ama Gesù, e il Gesù concreto, fatto di carne e di sangue, di sentimenti e parole, di incontri e di scontri, di passione, morte e risurrezione". "Dio – ha proseguito – ha bisogno che l’uomo gli stia di fronte, faccia a faccia; solo così si potrà stabilire un dialogo e solo così l’evento sarà insieme umano e divino. Sono convinto che il sacramento non possa stare senza la parola anche per questo. Deve essere un vero incontro di Dio con l’uomo, una vera azione di Dio sull’uomo. Ma questo non può avvenire senza la parola. Il gesto, nella sua materialità, contiene un mistero solo se è collocato nel contesto di un evento di significato ed è solo la parola che può offrire questo contesto corretto".