FELICITÀ E CULTURA

Una barca senza timone?

La XII Settimana rosminiana di Stresa

Si parla di "Felicità e cultura dell’anima" al XII Corso dei "Simposi rosminiani", apertosi il 24 agosto al Colle Rosmini di Stresa (Verbania, fino al 27 agosto) per iniziativa del Centro internazionale di studi rosminiani e del Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei. "La felicità, oggi, è uno dei valori più esaltati e più carenti nella società", mentre "i beni ai quali affidiamo la felicità sono per natura soggetti a mutazioni improvvise, dovute più alla fortuna ed alle circostanze effimere che ad una saggia e coerente organizzazione della vita individuale e comunitaria", spiega introducendo i lavori padre Umberto Muratore, direttore del Centro internazionale. "Così – osserva – la vita passa tra un convulso andirivieni di euforie e depressioni, di commedia esterna e di sofferenza interna, di sensi di onnipotenza e di sconfitta. Si vive su una barca affidata al caso, tra onde di cui ci sfugge il controllo". Ecco allora "il bisogno di cercare più in profondità (o in altezza) quei beni o valori che offrano al cuore umano le vitamine capaci di nutrirlo e saziarlo".

Uomo spaesato e solo. "Nessuno oggi, dicendo che una cura porta alla guarigione di una malattia potrà essere contestato – afferma Sergio Belardinelli, ordinario di sociologia all’Università di Bologna e membro del Comitato per il progetto culturale -, però rischierebbe di essere contestato se facesse osservazioni sullo stile di vita di qualcuno". Per il sociologo, "il vero dramma dell’uomo d’oggi non è quello della società che in qualche modo si sviluppa, bensì dell’uomo che è stato annullato, che vive nel mondo da spaesato e in solitudine a discapito della stessa persona. Infatti nella sua esistenza vive frammentato e privo di unitarietà". E se Belardinelli invita l’uomo e quindi la persona ad "intraprendere il percorso dell’infinito" secondo il filosofo Salvatore Natoli l’uomo deve "lasciare perdere l’infinito perché la felicità la si trova quotidianamente attraverso il soddisfacimento di ciò che ci viene chiesto momento dopo momento nella vita, perché e proprio per quest’ultima che l’uomo vive". Di qui la conclusione: "La felicità sta nel giusto apprezzamento delle cose nella nostra vita. E’valorizzando gli altri che possiamo valorizzare noi stessi".

Gratuità e speranza. Di felicità economicamente sostenibile, sfide sociali, ambientali e di senso parla Leonardo Becchetti, docente di economia all’Università di Roma Tor Vergata, per il quale chi "ha sperimentato il valore della gratuità, del dono, scoprendo che tali elementi non riducono ma anzi esaltano la fertilità e le potenzialità di creazione di valore insiti nei meccanismi economici, sarà sicuramente persona di speranza perché ha vissuto e goduto di un ‘già’ verificando le possibilità della sua esistenza". "Avere avuto esperienza di queste realtà – assicura Becchetti – aiuta anche a riflettere e a trovare soluzioni per i problemi che ci affliggono, soluzioni a portata di mano solo quando gli altri si trasformano da rivale in risorsa e si riscopre la superadditività che si può realizzare quando adottiamo comportamenti cooperativi e prosociali e non ci inaridiamo in una prospettiva sterile ed autodistruttiva di miope autointeresse". Di qui la necessità di "impegnarsi per l’applicazione di tutte quelle riforme dei mercati finanziari necessarie per rimuovere alla radice le cause che potrebbero generare nuove crisi devastanti cui difficilmente le finanze pubbliche indebolite potrebbero porre rimedio". Ad avviso dell’economista "è necessario un nuovo slancio di cooperazione tra i Paesi dell’Europa per fondare una corresponsabilità fiscale su nuove basi e con nuovi strumenti (eurobond in primis) dotati di tutti quei controlli necessari per evitare comportamenti opportunistici dei singoli Stati" e occorre "rispondere alle sfide di sostenibilità della nostra finanza pubblica ripartendo in modo equo l’onere dell’aggiustamento (incidendo anche su evasione e grandi patrimoni), riducendo i divari di risorse tra generazioni e spostando il prelievo dalle voci ‘vive’ che creano valore economico e contribuiscono alla realizzazione della persona (reddito e lavoro) verso quelle passive o che generano effetti esterni nocivi per la società (rendita improduttiva, inquinamento e speculazione finanziaria)".

La "felicità dell’invecchiare". Ha senso parlare di "felicità dell’invecchiare"? Sì, secondo Adriano Fabris, ordinario di filosofia morale presso l’Università di Pisa, che si sofferma sulla "dinamica dell’invecchiare in contrasto con l’indifferenza", sul "ringiovanire come capacità di gustare l’avventura, di cogliere le occasioni, di vedere le cose sempre come fosse per la prima volta". La "felicità dell’invecchiare", conclude, "sta anche in un rapporto corretto con il tempo da utilizzarsi per l’autocostruzione e il prendersi cura si sé e come tempo per gli altri". I "Simposi" nascono nel 2000 come continuazione della "Cattedra Rosmini" fondata da Michele Federico Sciacca nel 1967 e, spiegano i promotori, "si propongono di approfondire, in piena libertà di spirito e con rispetto delle diversità, la soluzione dei problemi urgenti che si affacciano sul terzo millennio".