LIBIA

Tripoli sotto assedio

Parla mons. Martinelli, vicario apostolico

Tripoli è sotto assedio dai ribelli anti-Gheddafi, che hanno iniziato ieri l’offensiva finale nella zona di Tajoura, sobborgo orientale della capitale libica, e in altri quartieri, mentre la folla – secondo le testimonianze di alcuni residenti – cominciava a scendere in strada per rivoltarsi contro il regime. Si parla di centinaia di morti, mentre in tv è apparso oggi il figlio di Gheddafi, Saif al Islam, assicurando che il regime “non abbandonerà mai la battaglia”, però offrendo ai ribelli la possibilità di un dialogo: “Se volete la pace, siamo pronti”. Al momento a Tripoli sembra regnare una relativa calma, le ultime esplosioni sono state udite stanotte, mentre alcuni aereo la sorvolavano. Sono ore di incertezza e tensione anche per la comunità cristiana libica. Il SIR ha raggiunto al telefono mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, in questi giorni in Italia ma in continuo contatto con i sacerdoti e le suore rimasti nella capitale libica.

Com’è la situazione a Tripoli?
"I sacerdoti e le suore sono rinchiusi in casa, protetti dalle autorità. La situazione è grave e c’è un po’ di paura. Grazie a Dio finora alla comunità cristiana non è accaduto mai niente di preoccupante. Non ho mai temuto aggressioni perché di solito i libici sono rispettosi dei luoghi di culto. Certo, ci può essere sempre qualche fanatico che può compiere un gesto insensato. Ma finora, grazie a Dio, non abbiamo mai avuto un segno, un gesto o un graffio contro la Chiesa".

Pensa che gli insorti rispetteranno la comunità cristiana?
"Certo, sono convinto che se prenderà il potere il Consiglio nazionale di transizione, come è accaduto a Bengasi, rispetteranno i luoghi di culto. I ribelli conoscono già bene il vescovo di Bengasi e le suore che lavorano lì negli ospedali. Non ho motivo di pensare che siano contro la Chiesa. Se arrivano a Tripoli perché dovrebbero essere contro di noi? La Chiesa è stata sempre vicino al popolo e non ho motivo di pensare che siano contro di noi".

Si parla di centinaia di morti a Tripoli, che notizie ha?
"Non sono in grado di confermare il numero dei morti ma so che sparano a destra e sinistra senza pietà. So che è molto difficile raggiungere Tripoli via Tunisi o via Malta e chiunque si muove per strada rischia di ricevere colpi di arma da fuoco. È una situazione grave e occorre molta prudenza. Avevo voglia di rientrare ma per il momento non posso".

I cristiani di Tripoli sono impauriti?
"C’è un po’ di paura, pazienza. Sono situazioni da vivere e affrontare con coraggio. Grazie a Dio la fede ci sostiene".

Si susseguono voci e smentite su una presunta partenza di Gheddafi e della sua famiglia. Cosa sa?
"Non posso confermare se Gheddafi sia fuggito oppure no, può darsi, spero che sia partito".