GMG 2011

Lei non battezzata

Don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro Giovanni Paolo II

"Questa Gmg ha messo al primo posto i giovani, tutti giovani e non solo quelli già convinti o le facce abituali delle nostre parrocchie". Ne è convinto don Francesco Pierpaoli, responsabile regionale della Pastorale giovanile nelle Marche. Il sacerdote è anche direttore del Centro giovanile Giovanni Paolo II di Loreto, e ha accompagnato in Spagna un gruppo di oltre cento ragazzi che portavano a Madrid, proprio per l’evento della Giornata mondiale della gioventù, una copia della statua di Madonna di Loreto, appunto, e della croce di san Damiano.

Don Pierpaoli la Gmg di Madrid ha parlato veramente al cuore dei giovani dell’Europa e del resto del mondo?
"Mi ha molto colpito il fatto che durante la veglia di sabato sera a Cuatro Vientos una delle ragazze che ha posto le domande al pontefice, prima del temporale, non fosse battezzata. Mi è sembrato un segno bello di una Chiesa veramente attenta a tutti i ragazzi. La Gmg è la possibilità, "straordinaria", che viene offerta ai giovani di trovare la strada che porta alla pienezza della vita e della felicità. Certamente si discosta da una "ferialità" pastorale che troppo spesso si preoccupa ancora di catechismi e non delle cose di cui i ragazzi hanno veramente bisogno. Da questo punto di vista mi è sembrato che questa edizione spagnola della Gmg sia stata molto aperta".

In questo momento di crisi, economica e di valori della società,che richieste hanno portato i giovani a Madrid?
"È strano dirlo, ma ho l’impressione che in questo periodo storico i ragazzi abbiano bisogno come non mai di padri e di madri che li accompagnino, sembrano quasi orfani. Credo che la Chiesa, grazie anche a iniziative particolari come le Gmg, sia capace di accompagnarli, l’importante è che abbia un atteggiamento di ascolto e misericordia; le stesse parrocchie devono porsi come luoghi accoglienti per tutti e i ragazzi non vanno divisi in ‘buoni’ e ‘cattivi’ o etichettati".

Come le è sembrata la risposta della Spagna a questo evento?
"Prima di arrivare qui questo sembrava un Paese molto laico e senza limiti, ma arrivando in terra iberica ci siamo resi conto che le persone, giovani e adulti, sono invece molto attente ai grandi ideali. Proteste come quelle dei cosiddetti ‘indignados’, che hanno coinvolto i pellegrini con insulti e provocazioni, non sono il vero volto della Spagna: i protagonisti di questa manifestazioni sono stati piccoli gruppi che certamente non cercavano il dialogo ma lo scontro. Ritengo che la serenità, la gioia con cui i pellegrini hanno accolto le provocazioni e hanno proseguito nei loro impegni sia stata la loro carta vincente e ha dimostrato l’inconsistenza di un certo tipo di proteste".

I ragazzi saltavano e ballavano al ritmo della frase "noi siamo la gioventù del papa": c’è un legame speciale tra questi gioavani e Benedetto XVI?
“Sicuramente sono a convincerli è l’atteggiamento del papa, un misto di sincero interesse, di umiltà e semplicità: i giovani lo hanno visto nell’incontro con i docenti universitari, con le religiose ma anche con i seminaristi, a cui ha raccomandato di riflettere bene sulla propria scelta. Con loro è sincero e dice la verità e questa trasparenza viene percepita”. 

a cura di Simona Mengascini, inviata SIR a Madrid