GMG 2011-EUROPA

Un segno forte

La secolarizzazione non è l’ultima parola

Provengono da ogni parte del mondo, ma in prima fila sono gli europei nella Gmg madrilena. Le bandiere che sventolano nei momenti d’incontro, dai giorni dei gemellaggi con le diocesi fino a Plaza de Cibeles, e ancora oggi e domani a Cuatro Vientos, raccontano l’entusiasmo di questi giovani nell’essere presenti, incontrarsi ma pure mostrare la loro provenienza. Nelle stazioni della metropolitana i gruppi che s’incontrano si salutano e intonano canti e inni nazionali. A p. Duarte Da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), il SIR ha chiesto il significato di questa presenza per il futuro dell’Europa.

Tra i giovani alla Gmg tanti sono gli europei, a partire da spagnoli e italiani. A un continente che si dice secolarizzato, quale messaggio possono dare questi ragazzi e ragazze?
"L’Europa secolarizzata è un fatto, ma la secolarizzazione non è l’ultima parola, e loro lo dimostrano per strada, nelle chiese, partecipando ai diversi momenti, portando un grande entusiasmo nonostante le fatiche e la stanchezza. Si vede che sono qui per Cristo, e questa è la salvezza dell’Europa. Questi giovani non hanno un rapporto astratto con la cristianità, come avveniva un tempo, bensì coltivano un rapporto personale con Cristo e la Chiesa. Quest’amore verso il Papa mostra che per loro Cristo e Chiesa sono uniti. Mi sembra che questa sia una speranza per l’Europa, dal momento che la secolarizzazione non è solo un problema per la Chiesa, ma per la stessa Europa che, perdendo il riferimento di Dio, perde pure il riferimento di se stessa".

Molti giovani incontrati in questi giorni a Madrid lamentano la "solitudine" con cui vivono l’appartenenza religiosa nei loro contesti…
"La Gmg è un momento in cui s’incontrano e scoprono che in realtà non sono ‘soli’. È così che sono sempre nati i cambiamenti sociali, rendendosi conto che si è in tanti e c’è qualcosa – Qualcuno in questo caso – che unisce. Così possiamo avere forza, coraggio, speranza. In secondo luogo i giovani sono qui per ascoltare il Papa, che parla loro di ciò che è fondamentale, li porta a piantare radici profonde, con le quali avranno il coraggio e la creatività per andare nei loro luoghi di vita, di lavoro o di studio e lì testimoniare la fede, quella fede vissuta in questi giorni in modo speciale. Le parole del Papa e l’atteggiamento dei pellegrini fanno sì che questi non siano una generazione ‘indignata’, ma piuttosto animata, nel senso che ha un’anima, una speranza".

Tra le molteplici bandiere non si è vista quella azzurra con le dodici stelle: i giovani europei avvertono la comune appartenenza?
"Questi giovani cercano luoghi e momenti d’identità e l’Europa appare loro ancora astratta. Avere un progetto, un’identità comune è positivo, ma costituisce un passo successivo. Senza una propria identità non è possibile un dialogo a livello più ampio. Mi pare, quindi, che dai giovani venga anche un richiamo ai politici a non essere astratti nella loro azione, ma operare per la vita dei popoli. Se i popoli non sono solidali gli uni con gli altri non bastano le bandiere dell’Europa: è necessario che la gente ami la propria patria per aprirsi gli altri".

A fianco delle centinaia di migliaia di giovani della Gmg, Madrid vede in questo periodo anche gli "indignados"…
"Questi giovani che s’incontrano da mesi vivono una situazione difficile, con mancanza di lavoro e prospettive. Ma ciò che i giovani della Gmg hanno portato nella capitale spagnola è un segno forte: i problemi veri non si risolvono solo gridando e poi attendendo che altri intervengano, bensì essendo protagonisti attivi della storia. Quello che i giovani della Gmg danno come segno a tutta la società, non solo spagnola, è pertanto la convinzione che con Dio diventiamo costruttori della società, e non spettatori passivi di quello che altri stanno facendo".

a cura di Francesco Rossi, inviato SIR a Madrid