SIRIA
Appello di Pax Christi Italia contro "il pesantissimo silenzio"
"Fermate subito il massacro in Siria, liberate i prigionieri politici, intervenite con gli strumenti del diritto internazionale senza ripetere la tragica esperienza libica": è il forte appello lanciato da Pax Christi Italia in un comunicato reso noto oggi, nel quale denuncia "il pesantissimo silenzio che avvolge le migliaia di vittime in Siria". 5.000 tra uccisi e scomparsi, 13.000 prigionieri politici. Città sconvolte. Popolazione nel terrore. Migliaia di profughi. Luoghi di culto distrutti. "Questo devastante quadro descritto dall’Onu sottolinea Pax Christi – ci tormenta e ci obbliga a reagire di fronte alla repressione stragista scatenatasi in Siria negli ultimi mesi, in particolare raccogliendo le denunce degli attivisti dei diritti umani, tra i quali Abdel Karim Rihaoui, presidente della Lega siriana per i diritti, da poco incarcerato". Il testo integrale dell’appello è su www.paxchristi.it. Intanto ieri sono state uccise almeno 42 persone dalle forze di sicurezza siriane nel distretto Al Raml, a Latakia. Lo ha riferito l’attivista Omar Al Lazkani al sito web del quotidiano “Gulf News”, raccontando che l’esercito ha esortato i residenti a lasciare le case per non essere considerato un "terrorista". Molte abitazioni sono state raggiunte da razzi e tanti civili sono stati trasportati in una città a tre chilometri di distanza. Nel frattempo continua la fuga verso i Paesi limitrofi. Nelle ultime 48 ore centinaia di civili siriani si sono rifugiati nelle regioni nord-orientali del Libano. Piu’ a nord, nella regione libanese di Wadi Khaled, dove a maggio erano arrivati circa 4.500 civili dalla cittadina siriana di Tall Kalakh, rimangono ancora circa 1.500 persone. Ne abbiamo parlato con don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, in partenza per la Terra Santa.
Nell’appello denunciate un "silenzio complice, una distrazione estiva" nei confronti della repressione in Siria…
"Ci siamo resi conto di una inadeguata risposta internazionale nei confronti della lotta pacifica del popolo siriano per la liberazione. Ricordiamo le tante donne e i giovani che all’inizio della ribellione erano scesi in piazza per comunicare al mondo e ai loro oppressori la forza della non violenza. Perché non è stata sostenuta questa lotta come è avvenuto negli altri Paesi arabi?".
Forse perché la situazione in Siria è più complessa e tocca equilibri geo-politici internazionali molto delicati. Quali strade pacifiche suggerite?
"Sì ce ne rendiamo conto, anche perché il regime siriano sta dimostrando una arroganza senza pari. Noi cerchiamo di dare delle indicazioni precise, anche a livello preventivo. Ad esempio l’Italia, che ha precise commesse verso la Siria, potrebbe avere il coraggio di una decisione immediata, bloccando il suo export militare. I carri armati dell’esercito siriano usano infatti sistemi di puntamento di ditte italiane".
Chiedete, inoltre, un intervento internazionale sotto la guida dell’Onu, che utilizzi gli strumenti del diritto internazionale "senza ripetere il disastro dell’intervento militare in Libia". Perché?
"Ci sentiamo molto segnati dalle sofferenze del popolo libico, alle quali dà voce il vescovo di Tripoli, mons. Innocenzo Martinelli. Il conflitto in Libia sta dimostrando, ancora una volta, che la guerra non è una soluzione, e continuiamo a sostenere che la strada deve essere un’altra. È l’Onu a dover intervenire in Siria, attraverso l’embargo, una forza di interposizione, utilizzando qualsiasi strumento a disposizione, qualsiasi azione pacifica e diplomatica per sostenere un cambio di sistema politico che garantisca i diritti umani, la libertà religiosa, la laicità dello stato, la convivenza tra realtà religiose ricche di cultura e di spiritualità. Certo, ci rendiamo conto che la situazione è davvero difficile. Ma non possiamo continuare ad assistere impotenti al massacro della popolazione".
Quanto questi drammi internazionali, e i temi della pace e della non violenza, interpellano i giovani cattolici riuniti in questi giorni alla Giornata mondiale della gioventù a Madrid?
"Molti giovani che aderiscono al nostro movimento sono ora a Madrid, che per noi è un evento estremamente importante. Vorremmo che i temi della pace e della non violenza fossero maggiormente all’attenzione di tutta la gioventù cattolica. Anche perché la strada che porta i giovani ad impegnarsi con gli immigrati, tra i poveri dell’Italia o del mondo, e a partecipare alla Gmg, deve essere la stessa. Oggi l’educazione del giovane credente non può essere disincarnata dai problemi del mondo, deve far parte della loro scelta cristiana".