GMG 2011

Nella fede "la nostra vita"

Greco-cattolici di Romania con il "simbolo del martirio"

"La nostra fede è la nostra vita": è la frase pronunciata dal cardinale in pectore Juliu Hossu, ai servizi segreti che volevano convincerlo a "collaborare". Nei giorni dell’accoglienza dei giovani nelle diocesi spagnole, il SIR ha incontrato, a Barcellona, un gruppo di giovani rumeni greco-cattolici, provenienti da quattro diocesi diverse. Indossano una maglietta in cui è stampata questa frase sullo sfondo di una macchia nera, il "simbolo del martirio" dice Radica Martin, religiosa della suore di Gesù Redentore, della diocesi di Maramures, che li accompagna. I greco-cattolici sono una minoranza nel paese, il 6%, a fronte di un 84% di ortodossi e sono concentrati principalmente nella Transilvania.

Sorella, voi rappresentate una chiesa che ha sofferto molto negli periodo del regime comunista: ma da quando è caduto il Muro come è cambiata la vostra situazione?
"Negli ultimi 20 anni abbiamo potuto vivere e professare la nostra fede liberamente, e dobbiamo dire che la mentalità secolarizzata occidentale è entrata profondamente nel nostro Paese, a causa anche della forte emigrazione di tanti rumeni in ogni paese d’Europa. Ma le radici della nostra fede sono profonde perché siamo stati provati dal martirio".

Perché avete scelto la frase del vescovo Hossu per la vostra maglietta?
"Ci sembrava che queste parole, ‘La nostra fede è la nostra vita’, si legassero molto bene al tema della Gmg di quest’anno, che è ‘Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede’. Poi rappresenta la nostra storia: abbiamo avuto 12 vescovi greco-cattolici martiri, ma due cardinali che hanno subito persecuzioni sono riusciti a incontrare Giovanni Paolo II quando è venuto in Romania, nel 1999, e per loro è stata una grande gioia. Siamo qui per testimoniare chi siamo, e portiamo queste magliette, ma anche delle borse realizzate con le stoffe tipiche della nostra terra, la Transilvania, perché ci interessa avere la possibilità di uno scambio culturale e di esperienze".

Cosa significa per voi questa Gmg?
"Per i ragazzi è la prima volta di un evento simile, ma quando io vivevo a Roma ho avuto la possibilità di partecipare alla Gmg del 2000 e so che è un’esperienza importante che ti cambia. Per noi, poi, questo è un viaggio particolare, siamo passati anche in Italia e abbiamo visitato Padava e la Basilica di Sant’Antonio. Questo non è un incontro qualsiasi, i giovani della mia diocesi che partecipano portano un’intenzione particolare e molti sono a una svolta della loro vita, devono fare una scelta vocazionale. Ci aspettiamo da quest’esperienza, e dall’ascolto delle parole del Papa, un cambiamento spirituale, una novità, è un’occasione unica.

Come vi siete preparati a questo evento?
"Il gruppo, costituito da giovani di diverse parrocchie, è relativamente giovane, ha una storia di circa due anni. Per affrontare al meglio la Gmg abbiamo fatto tre incontri specifici e abbiamo approfondito il messaggio del Santo Padre: ad aprile abbiamo avuto un incontro diocesano generale, in cui abbiamo messo a punto i particolari di questo viaggio".

Come state vivendo i giorni dei gemellaggi nella diocesi di Tarragona, dove siete ospitati?
"Le persone sono molto accoglienti e abbiamo trovato particolarmente calorosi i gruppi di italiani che abbiamo incontrato oggi, in questa celebrazione comune, ma anche nella diocesi in cui siamo accolti".   a cura di Simona Mengascini, inviata SIR a Barcellona