MANOVRA DI FERRAGOSTO

È arrivato il momento

Un nuovo indirizzo condiviso di riassetto e sviluppo

Niente vacanze quest’anno per la politica e la finanza, così peraltro come accade per molti italiani. Non solo un buon terzo dei cittadini infatti, ma anche il bilancio dello Stato è stato messo di fronte ai conti che non tornano. Così come già era accaduto in passato diverse volte il governo italiano, "sotto dettatura" delle istituzioni europee, ha dovuto approvare una manovra incisiva. In buona sintesi si stratta di garantire i governi e le istituzioni europee che il sostegno necessario a superare le gravi turbolenze della finanza internazionale è accompagnato da incisive politiche "virtuose". Oggi giustamente con i tempi che corono nessuno è disponibile ad aprire linee di credito gratuite.
Le misure varate per decreto non contengono sorprese rilevanti. Quel che contava era dare alcuni segnali forti e incisivi sulla tenuta e il controllo dei conti pubblici, ma soprattutto sulla disponibilità del sistema-paese a mettere in conto i necessari sacrifici per imboccare la strada della stabilizzazione. Questo significa che quel che conta è la prospettiva e dunque si dovrà proseguire con lena sulla strada della sostenibilità: non si possono infatti rimettere i conti a posto se non si sviluppa una politica complessiva di riassetto, se non si eliminano cioè le più stridenti tra le disuguaglianze e le inefficienze che il finanziamento in deficit del sistema ha continuato a garantire.
Il problema diventa così da contabile politico nel senso sostanziale del termine.
Giustamente è stato fatto notare che, a livello sistemico, la crisi in corso altro non è che uno dei tanti segni della crisi della leadership americana. Se si tratti di un momento strutturale o, come qualche indicatore suggerisce, congiunturale, non si può certo dire oggi. Tuttavia la linea di uscita non può che essere politica. Quel che vale per il sistema economico-finanziario e geo-politico mondiale vale anche per il sistema-paese. È arrivato il momento per uscire dal tatticismo delle diverse rendite di posizione incistate nel sistema e trovare linee condivise di intervento nel lungo periodo. È ovvio che per fare questo occorre fare dei passi. E i primi passi non possono che venire dalla leadership, politica ed economica. Per restare al merito dei provvedimenti indicati in questi giorni è evidente che i segnali sui costi della politica e delle istituzioni sono cruciali e debbono essere tradotti con urgenza in un indirizzo strutturale. Altri due grandi capitoli, l’equilibrio inter-generazionale, cioè la questione previdenziale, e l’elusione ed evasione fiscale, che rappresenta una gravissima emergenza nazionale, dovranno parimenti essere oggetto di un complessivo ripensamento, basato sui criteri dell’equità e della giustizia. Questi infatti sono i necessari fondamenti della libertà economica, di cui pure tanto si parla.
Alla responsabilità di tutti è affidata l’elaborazione e l’attuazione di un nuovo indirizzo condiviso di riassetto e dunque di sviluppo. Basta guardarsi attorno per rendersi conto che le risorse per riavviare processi virtuosi ci sono. Cerchiamo di non dilapidarle, come invece spesso ci capita.