GMG 2011
Venti anni fa "la prima volta" dei giovani Urss
"Stiamo vivendo un momento storico per l’Europa: dopo tanti anni di contrasti e di sfiducia, le barriere di una divisione contro natura del continente hanno ceduto dinanzi alla forza reale di un’autentica irruzione del diritto, del rifiuto dell’ingiustizia e di una degna rivendicazione della libertà", aveva detto Giovanni Paolo II sabato 17 agosto 1991 nella sede della nunziatura apostolica di Budapest parlando ai rappresentanti del Corpo diplomatico.
Sì, senza dubbio, quello del 1991 fu un agosto "storico", particolarmente caldo e pieno di avvenimenti, soprattutto nell’Est europeo. Nei Paesi d’oltrecortina andavano delineandosi sempre meglio, in tema di libertà religiosa e di rapporti con la Santa Sede, i risultati dell’abile tessitura del cardinale Agostino Casaroli, di cui meno di un anno prima, a dicembre, Giovanni Paolo II aveva accettato le dimissioni da segretario di Stato, presentate al raggiungimento dei 75 anni d’età, chiamando a succedergli mons. Angelo Sodano. In Iugoslavia è già guerra civile, dopo la proclamazione d’indipendenza da parte della Slovenia e della Croazia. Preoccupa soprattutto il conflitto serbo-croato. Il 2 agosto 1991 ottanta croati vengono massacrati nel villaggio di Dalj. La Serbia si oppone a qualsiasi intervento dell’Unione europea. Dal 5 al 7 agosto il segretario per i rapporti con gli Stati, mons. Jean-Louis Tauran, è in missione a Belgrado e a Zagabria per tentare un’opera di riconciliazione nazionale. Quando torna a Roma deve ammettere al Papa: "La Iugoslavia non esiste più".
Su un altro fronte, di fatto non esiste più, è in pieno dissolvimento, quello che una volta si chiamava l’Impero sovietico. Anche l’era Gorbaciov è mestamente al tramonto. L’astro nascente è Boris Eltsin. Il 13 agosto 1991 Giovanni Paolo II inizia il suo 52° viaggio apostolico: mete Polonia e Ungheria. Per la nazione polacca è il quinto ritorno di Papa Wojtyla, per la nazione magiara è invece la prima volta in assoluto della visita di un Papa. Motivo e appuntamento più importante di quel viaggio è però la celebrazione a Częstochowa della VI Giornata mondiale della gioventù. È proprio qui che si assiste alla prima grande novità, un fatto nuovo e imprevisto: dall’Unione sovietica partecipano più di ottantamila giovani. Il Papa si rivolge a loro in modo speciale nel saluto ai giovani riuniti il 14 agosto nel santuario di Jasna Gora: " Do il benvenuto ai giovani pellegrini di lingua russa! Il vostro cammino vi ha portato ai piedi della Madonna di Jasna Gora per incontrare il Cristo, che è la verità di ogni uomo e di tutti gli uomini. Il Santo Spirito vi accompagna nel passaggio dalla schiavitù alla libertà dei figli di Dio!".
Negli stessi giorni della visita di Giovanni Paolo II in Ungheria giunge da Mosca la drammatica notizia del colpo di stato in Urss, mentre Gorbaciov è in vacanza in Crimea. Il tentativo di golpe messo in atto dai settori più retrivi del Pcus e delle forze armate fallisce per la reazione popolare guidata da Boris Eltsin. Il 20 agosto il Papa da Budapest, dopo la Messa in Piazza degli Eroi, nella solennità di santo Stefano patrono d’Ungheria, pronuncia queste parole, che merita di ricordare anche per il fatto, insolito, del riferimento diretto e personale in appoggio al protagonista della perestrojka e della glasnost: "Di fronte alle notizie che provengono dall’Unione Sovietica si fa più intensa la preghiera per chiedere a Dio che a quel grande Paese siano risparmiate nuove tragedie. Auspico nella preghiera che gli sforzi compiuti nei recenti anni per ridare voce e dignità ad una intera società non siano ora messi in pericolo. Ricordo con gratitudine gli incontri avuti col presidente Gorbaciov nelle due volte che ha voluto visitarmi. Di lui ho apprezzato in particolare la sincera volontà che lo guidava e l’alta ispirazione che lo animava nella promozione dei diritti dell’uomo e della sua dignità come pure nell’impegno per il bene del suo Paese e della comunità internazionale. Il processo da lui iniziato non conosca adesso un declino". Infine, rivolto ai "cari fratelli Ungheresi": "Siate consapevoli della grande fortuna che rappresenta per il vostro avvenire la libertà che avete conquistato in modo irreversibile. Sappiate apprezzare e vivere la libertà!". (Appena due mesi prima, il 19 giugno, le ultime truppe sovietiche avevano lasciato il Paese).
Sì, spirava forte un vento di libertà in quel caldo agosto del 1991 nell’Est europeo. Aveva cominciato mesi prima la Lituania e proprio in agosto le nazioni occidentali avevano riconosciuto la sua dichiarazione d’indipendenza. Il 20 agosto la Lettonia, il 21 l’Estonia, e poi via via alla spicciolata Ucraina, Bielorussia, Moldavia, cui seguiranno nello stesso mese le repubbliche asiatiche dell’Azerbaigian, dell’Uzbekistan, del Kirghizistan. Tutte dichiaratesi indipendenti in quell’agosto di venti anni fa. Era la fine del’Urss (sancita poi a dicembre). E del Pcus. Il 24 agosto Gorbaciov si dimette da capo del partito. Il 29 agosto il cardinale segretario di Stato vaticano, Angelo Sodano, invia messaggi ai primi ministri dei Paesi baltici in vista del ripristino delle relazioni diplomatiche. (P.I.)