GIOVANI

Il mancato investimento

Concluso ieri a New York il meeting promosso dall’Onu

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

"Bisogna lavorare con i giovani e per i giovani". "Il mancato investimento" su di loro "è un falso risparmio": lo ha detto il segretario generale Onu Ban Ki-moon, aprendo il 25 luglio a New York il meeting ad alto livello "Giovani: dialogo e comprensione reciproca", che si è concluso ieri nell’ambito della 65ª sessione dell’Assemblea Generale e nel quadro dell’Anno internazionale della gioventù, proclamato il 12 agosto 2010 dalla stessa Assemblea.

Incendi propagati lontano. All’inizio dell’incontro gli oltre 500 partecipanti provenienti da tutto il mondo hanno osservato un minuto di silenzio per la tragedia che venerdì scorso ha colpito la Norvegia e nei confronti della quale Ban ha espresso "ferma condanna". "Fra i 700 giovani riuniti sull’isola di Utøya – ha osservato il giovane rappresentante norvegese presente a New York -, quelli che sono stati assassinati erano parte del futuro della politica del mio Paese" che rimane "determinato nel continuare a difendere la democrazia, l’apertura e soprattutto lo spirito di umanità". Di una sorta di "Tahrir Square internazionale" ha parlato il giovane delegato egiziano, mentre il segretario Onu, riferendosi ai "grandi cambiamenti sociali che i giovani hanno suscitato in tutto il Medio Oriente e in Nord Africa", ha sottolineato che "il mondo ha già cominciato a cambiare" perché "questi incendi, una volta accesi, si sono propagati lontano".

Agenti di cambiamento. Il presidente della 65ª sessione dell’Assemblea Generale, Joseph Deiss, ha da parte sua osservato che, "nonostante i progressi compiuti nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo concordati a livello mondiale, molti giovani vivono in aree in cui la povertà resta una seria sfida"; hanno spesso "difficoltà di accesso ai servizi sociali di base, all’istruzione, alla formazione professionale e a cure mediche di qualità", mentre i loro tassi di disoccupazione sono "da tre a sei volte superiori di quelli degli adulti". Il brasiliano Dantas Romulo, segretario per il rafforzamento della capacità di azione dei giovani nell’Alleanza mondiale delle Unioni cristiane, ha evocato Sao Paulo, sua città natale, “uno dei luoghi più violenti del mondo”, ricordando i suoi compagni, "molti dei quali morti o la cui vita sembra priva di prospettive". Di qui la richiesta di particolare attenzione per "i giovani emarginati" e di "un reale impegno per migliorare la situazione dei giovani nel mondo rendendoli autonomi e veri agenti di cambiamento".

Il 18% della popolazione mondiale. I giovani, ha osservato Ajay Makeni, ministro indiano della Gioventù, "costituiscono il 18% della popolazione mondiale e l’87% di essi vive nei Paesi in via di sviluppo". L’India, con "il 70% della popolazione con meno di 35 anni, è il Paese più giovane del pianeta", ha sottolineato soffermandosi sull’importanza del "dialogo con i giovani per il rafforzamento delle democrazie" e sulla grave "sfida che essi devono spesso affrontare: le migrazioni internazionali". Tema ripreso anche da Miguel Angel Sanchez Carreon, direttore dell’Istituto nazionale della Gioventù in Messico, che ha sottolineato come molti "giovani migranti cerchino migliori condizioni di vita o tentino di ampliare i propri orizzonti". Tuttavia, ha aggiunto, "se i centri di ricerca e di formazione ad alta tecnologia accolgono ogni anno milioni di giovani stranieri, questi, una volta completati gli studi, non sempre riescono a trovare un lavoro all’altezza delle loro aspettative". In America Latina e nei Caraibi, ha sottolineato, una persona su tre ha tra i 12 e i 29 anni.

Garantire l’istruzione alle ragazze. Babatunde Osotimehin, direttore esecutivo del Fondo Onu per la popolazione (Unfpa), ha sottolineato l’importanza di "porre ragazze e giovani donne al centro delle attività per lo sviluppo. Ogni ragazza ha diritto all’istruzione e all’accesso ai servizi sanitari" e deve "avere la possibilità di svolgere un ruolo più attivo nella società". Più in generale "i giovani devono anche partecipare alla green economy". L’invito a non dimenticare “la coorte degli adolescenti tra i 15 e i 18 anni" che ha "il diritto di vivere in un mondo libero e senza violenza" è stato rivolto da Geeta Rao Gupta, vicedirettore esecutivo Unicef, che ha inoltre rimarcato l’importanza di "adeguare la loro formazione alla domanda del mercato del lavoro". L’Unicef, ha concluso, è da anni impegnata in attività volte a "consentire ai ragazzi di partecipare al progresso della società in cui vivono". Per Fako Mohr, del Forum europeo della gioventù con sede in Germania, "i giovani sono già pronti a collaborare alla promozione dello sviluppo", mentre "l’istruzione è uno strumento essenziale per garantire la coesione della società". Pierre Maudet, trentaduenne sindaco di Ginevra e rappresentante della Svizzera, ha ammesso che “dare voce ai giovani comporta certamente dei rischi”, ma "è anche l’occasione per assumere decisioni concrete e intraprendere azioni sul campo". Di qui la proposta di "utilizzare città e comuni, primo livello di democrazia, per concedere il diritto di voto ai cittadini che non hanno ancora raggiunto la maggiore età, per farli partecipare il prima possibile alla vita pubblica".