AFGHANISTAN

Il coraggio della pace

Roberto Marchini: quarantesima vittima italiana

Nella mattinata di oggi, a circa 3 chilometri a ovest della Forward Operating Base "Lavaredo" nel distretto di Bakwa (provincia di Farah) un militare italiano è morto a seguito dell’esplosione di un ordigno. Nell’esplosione è deceduto il primo caporal maggiore Roberto Marchini di Viterbo, appartenente all’8° Reggimento Genio Guastatori Folgore di Legnago (Vr), nato nel 1983. È la nota del ministero della Difesa nella quale si comunica la morte del 40° soldato italiano nel corso della missione Isaf in Afghanistan. Marchini aveva il compito di bonificare le strade dai micidiali "Ied", ordigni esplosivi fatti in casa.

Smarrimento interiore. "La famiglia militare ha perso un altro suo figlio. Solo pochi giorni fa piangevamo la morte del caporal maggiore Gaetano Tuccillo, oggi siamo colpiti da quella del primo caporal maggiore Roberto Marchini", commenta al SIR l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia (Omi), mons. Vincenzo Pelvi. "Il susseguirsi di questi eventi tragici provoca smarrimento interiore, tuttavia, davanti alla dedizione umanitaria dei nostri militari, la risposta non può essere quella della violenza. Abbiamo invece bisogno di guardare verso l’altro e invocare la protezione del Signore" dichiara mons. Pelvi, per il quale "l’impegno per la pace e la ricostruzione che i nostri soldati portano avanti con uno stile di accoglienza e solidale non può essere disatteso". "I nostri ragazzi in Afghanistan – ricorda l’arcivescovo – vogliono essere una presenza amica, desiderosa di favorire uno scambio di doni. Il loro coraggio è fondato sulla roccia che è Gesù, e di un coraggio analogo ha bisogno ciascuno di noi, se vuole affrontare il cammino della vita; un coraggio non per colpire e uccidere, ma per accogliere e costruire la comprensione, il dialogo e la pace là dove troppo spesso regnano l’intolleranza, il disprezzo e l’odio. In questo momento vogliamo far sentire tutto il nostro sostegno, preghiera e vicinanza alla famiglia del nostro soldato e a tutti i militari in Afghanistan". "La speranza – conclude – è che in questo tempo segnato dalla confusione, dal terrorismo, dalla guerra e dalla tragedia ancor più grande dell’insicurezza, Dio faccia ardere in noi la passione per la costruzione del bene comune, che è la ragione di vita della nostra famiglia militare". Al cordoglio di mons. Pelvi si è aggiunto quello delle massime cariche dello Stato, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al premier Silvio Berlusconi, fino al ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Per quello degli Esteri, Franco Frattini, questa "tragedia non diminuisce l’impegno dell’Italia" in Afghanistan.

Scheda: la missione italiana
La missione della Nato Isaf in Afghanistan prevede l’impegno di circa 4.200 militari italiani, il contingente più numeroso di sempre. Nonostante le missioni all’estero siano state rifinanziate, con un decreto, fino alla fine del 2011, il numero dei militari dovrebbe ridursi dall’inizio del 2012 per arrivare, entro la fine del 2014, ad avere un contingente ridotto con compiti di addestramento delle forze di sicurezza locali. Se si escludono circa 100 militari schierati a Kabul, nella sede del comando, la totalità dei militari italiani è di stanza nella regione Ovest del Paese ed è composta da paracadutisti della brigata Folgore, che il 4 aprile scorso – al comando del generale Carmine Masiello – hanno avvicendato gli alpini della "Julia". La loro sede si trova ad Herat, Camp Arena. Sotto la responsabilità italiana ci sono le province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah, un’area grande complessivamente quanto il Nord Italia. Sotto il gen. Masiello operano anche altri militari provenienti da 12 nazioni. Oltre alla Folgore (esercito) il contingente italiano è formato da uomini e mezzi dell’aeronautica, della marina, dei carabinieri e della guardia di finanza. Nella provincia di Herat opera un team di ricostruzione provinciale (Prt), composto da civili e, attualmente, dai militari del 132° reggimento artiglieria terrestre della brigata "Ariete" di Maniago (Pordenone) che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di velivoli C-130, caccia Amx (non autorizzati a bombardare), aerei Predator senza pilota, elicotteri d’attacco Mangusta e da trasporto. Per l’addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afghani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali nell’ambito della Nato training mission Afghanistan.