FAMIGLIE FERITE
Conclusa oggi la settimana Cei su comunità cristiana, separati e divorziati risposati
(Salsomaggiore Terme) – Si è conclusa oggi, a Salsomaggiore Terme, la settimana di formazione dal titolo “Luci di speranza per la famiglia ferita. Persone separate e divorziati risposati nella comunità cristiana” promossa dall’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia. Don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio, traccia per SIR un bilancio dei cinque giorni di ascolto, confronto e progetto.
Quali sono le prospettive emerse da questi lavori?
“Questo convegno vuole innanzitutto aprire una riflessione teologica e una maggiore laboriosità pastorale. In Italia ci sono moltissime esperienze riguardo l’accompagnamento dei separati, dei divorziati. Ma certamente siamo solo agli inizi e occorre che la comunità cristiana assuma la questione in un modo nuovo, con uno sguardo nuovo vedendo in questi fedeli separati l’apice dell’incapacità di amare che c’è in qualsiasi cuore umano. Loro manifestano la difficoltà e la fatica di avere amori duraturi, che ciascuno di noi vive. Ecco perché bisogna creare una rete di famiglie che sostenga anche i giovani sposi, un nuovo modo di accompagnare i fidanzati e soprattutto anche educare le giovani generazioni all’amore vero”.
Sono diverse le difficoltà da affrontare nell’affiancare i separati e i divorziati…
“Emerge talvolta la fatica nell’accogliere queste situazioni nella verità e nella carità, la scarsa formazione dei sacerdoti e la debolezza degli operatori pastorali. Occorre una formazione forte per i sacerdoti, gli operatori, i giovani sposi, i religiosi e le religiose, perché possano farsi compagni di viaggio per le persone che vivono la separazione”.
Quali sono le competenze da avere per condurre percorsi di fede dedicati a queste persone?
“I sacerdoti non possono avere tutte le competenze, ma bisogna lavorare perché possano essere il punto di riferimento insieme a un’equipe di sposi, psicologi, sociologici che aiutino le chiese locali ad affrontare le situazioni e a dare gli strumenti per poter creare itinerari di fede per chi vive la separazione o anche per chi, pur nel rispetto dell’indicazione del magistero, ha conseguito una nuova unione. La questione non è solo il rispetto o meno dei sacramenti, ma farsi veri compagni di viaggio per queste persone ferite. La comunità cristiana deve avere una cura particolare per questa parte del corpo ecclesiale particolarmente ferita”.
Infine, quel è l’atteggiamento della comunità cristiana?
“Il fenomeno delle separazioni è cresciuto in pochi anni in modo esponenziale. Talvolta si avverte una certa impreparazione nell’affrontarlo e una certa fatica nel dare soluzioni. Ma noi qui parliamo di luci di speranza per la famiglia ferita, sogniamo ad occhi aperti una comunità che con cuore caldo: sappia accogliere; sappia discernere le varie situazioni; sappia accompagnare e farsi vicina al prossimo che vive la separazione; sappia educare, mostrare gli orizzonti della vita buona del Vangelo a chi ha apparentemente una vita distrutta”.