PAPA A SAN MARINO

Al servizio dell’uomo

Un richiamo ai capisaldi di una sana laicità

La visita del Papa alla diocesi di Montefeltro-San Marino è proseguita oggi pomeriggio con l’incontro ufficiale con i membri del Governo, del Congresso e del Corpo diplomatico nella Sala del Consiglio Grande e Generale del Palazzo Pubblico della Repubblica di San Marino. Poi, di sera, spostamento a Pennabili (Rimini), dove ha incontrato, in piazza Vittorio Emanuele, i giovani della diocesi.

Sana laicità. “I sammarinesi sono rimasti sempre fedeli ai valori della fede cristiana, ancorando saldamente ad essi la propria convivenza pacifica, secondo criteri di democrazia e di solidarietà”, ha affermato Benedetto XVI, nell’incontro ufficiale con i membri del Governo, del Congresso e del Corpo diplomatico. “Mi rallegro del vostro attaccamento a questo patrimonio di valori – ha continuato il Papa – e vi esorto a conservarlo e a valorizzarlo, perché esso è alla base della vostra identità più profonda, un’identità che chiede alle genti ed alle istituzioni sammarinesi di essere assunta in pienezza”. Grazie ad essa, “si può costruire una società attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace”. Sono questi “i capisaldi della sana laicità, all’interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune. La Chiesa, rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, collabora con esso al servizio dell’uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura”. Per questo la Chiesa “si impegna affinché le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo”. Ricordando come “nell’attuale contesto l’istituzione familiare venga messa in discussione”, il Papa ha denunciato che “a subirne le conseguenze sono le fasce sociali più deboli, specialmente le giovani generazioni, più vulnerabili e perciò facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitù delle dipendenze”.

Superare le difficoltà. Pur nel frangente di difficoltà economiche, “la società sammarinese – ha osservato il Pontefice – manifesta ancora una buona vitalità e conserva le sue migliori energie; ne danno prova le molteplici iniziative caritative e di volontariato a cui si dedicano numerosi vostri concittadini”. Non mancano dunque “le forze positive che permetteranno alla vostra comunità di affrontare e superare l’attuale situazione di difficoltà”. A tale proposito, il Santo Padre ha auspicato che “la questione dei lavoratori frontalieri, che vedono in pericolo la propria occupazione, si possa risolvere tenendo conto del diritto al lavoro e della tutela delle famiglie”.

Non aver paura. Nell’incontro con i giovani, Benedetto XVI li ha invitati “a non aver paura” di porsi “le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita”. “Non fermatevi però alle risposte parziali, immediate, certamente più facili e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce non sulla sabbia, ma sulla solida roccia – ha dichiarato il Papa -. Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell’uomo e anche la sua difficoltà”. Secondo il Pontefice, “una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità”. In realtà, “se anche ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande più profonde sul significato della vita, della morte e della sofferenza, perché queste sono scritte, per così dire, nell’animo umano e oltrepassano la sfera dei bisogni. L’uomo, anche nell’era del progresso scientifico e tecnologico, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non si ferma alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio”.

La nostra speranza. L’esperienza umana, ha osservato il Santo Padre, “è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt’altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione ‘orizzontale’, ma comprende anche quella ‘verticale’. I dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di libertà, alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore”. È proprio “nell’apertura alla verità intera di noi stessi e del mondo che scorgiamo l’iniziativa di Dio nei nostri confronti. Egli viene incontro ad ogni uomo e gli fa conoscere il mistero del suo amore”. La parola di Cristo “mostra che la vostra vita trova significato nel mistero di Dio, che è Amore!”. Nel Signore Risorto “abbiamo la certezza della nostra speranza!”.

L’autentica libertà. “Non temete di affrontare le situazioni difficili, i momenti di crisi, le prove della vita, perché il Signore è con voi!”, ha aggiunto Benedetto XVI. “Trasformati dallo Spirito Santo potrete sperimentare l’autentica libertà, che è tale quando è orientata al bene. In questo modo – ha osservato – la vostra vita, animata da una continua ricerca del volto del Signore e dalla volontà sincera di donare voi stessi, sarà per tanti vostri coetanei un segno, un richiamo eloquente a far sì che il desiderio di pienezza si realizzi nell’incontro con il Signore Gesù”. “Lasciate – è stato l’auspicio conclusivo -che il mistero di Cristo illumini tutta la vostra persona! Allora potrete portare nei diversi ambienti quella novità che può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche”.
La vera ricchezza
La messa e l’Angelus allo stadio di Serravalle

Un “incoraggiamento a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione”. Lo ha detto questa mattina Benedetto XVI, nella concelebrazione eucaristica nello stadio di Serravalle che ha aperto la visita pastorale del Papa alla diocesi di San Marino-Montefeltro. Nello stesso stadio il Santo Padre ha guidato anche la recita dell’Angelus.

Amore per il mondo. “Nel mondo c’è il male, c’è egoismo, c’è cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di amare il mondo, di amare l’uomo, nonostante il suo peccato, e invia ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito”, ha detto il Pontefice, nell’omelia della messa. “Rispondendo all’amore che viene dal Padre – ha aggiunto -, il Figlio ha dato la sua stessa vita per noi: sulla croce l’amore misericordioso di Dio giunge al culmine. Ed è sulla croce che il Figlio di Dio ci ottiene la partecipazione alla vita eterna, che ci viene comunicata con il dono dello Spirito Santo”. Così, “nel mistero della croce, sono presenti le tre Persone divine”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

La vera ricchezza. “La fede nel Dio trinitario ha caratterizzato anche questa Chiesa di San Marino-Montefeltro, nel corso della sua storia antica e gloriosa”, ha sottolineato Benedetto XVI ricordando che “l’evangelizzazione di questa terra è attribuita ai Santi scalpellini Marino e Leone, i quali alla metà del III secolo dopo Cristo sarebbero approdati a Rimini dalla Dalmazia”. Al di là delle questioni storiche, secondo il Papa, “interessa affermare come Marino e Leone portarono nel contesto di questa realtà locale, con la fede nel Dio rivelatosi in Gesù Cristo, prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civiltà incentrate sulla persona umana, immagine di Dio e perciò portatore di diritti precedenti ogni giurisdizione umana”. La varietà delle diverse etnie – romani, goti e poi longobardi – “trovarono nel comune riferimento alla fede un fattore potente di edificazione etica, culturale, sociale e, in qualche modo, politica. Era evidente ai loro occhi che non poteva ritenersi compiuto un progetto di civilizzazione fino a che tutti i componenti del popolo non fossero diventati una comunità cristiana vivente e ben strutturata”. A ragione, per il Santo Padre, si può dire che la ricchezza di questo popolo “è stata ed è la fede, e che questa fede ha creato una civiltà veramente unica”. Accanto alla fede, occorre poi ricordare “l’assoluta fedeltà al vescovo di Roma, al quale questa Chiesa ha sempre guardato con devozione ed affetto; come pure l’attenzione dimostrata verso la grande tradizione della Chiesa orientale e la profonda devozione verso la Vergine Maria”.

La missione di oggi. “Voi – ha affermato il Pontefice – siete giustamente fieri e riconoscenti di quanto lo Spirito Santo ha operato attraverso i secoli nella vostra Chiesa. Ma voi sapete anche che il modo migliore di apprezzare un’eredità è quello di coltivarla e di arricchirla”. In realtà, “voi siete chiamati a sviluppare questo prezioso deposito in un momento tra i più decisivi della storia. Oggi, la vostra missione si trova a dover confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità, costumi e sensibilità”. Anche qui, infatti, come altrove, ha avvertito Benedetto XVI, “non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà”. Così, anche in queste terre, “si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede”. Non vanno, poi, dimenticate “la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa”.

Fermento nel mondo. Riconoscendo l’impegno di questa Chiesa particolare “nel promuovere la vita cristiana nei suoi vari aspetti”, il Papa ha esortato “tutti i fedeli ad essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti”. Quindi ha invitato sacerdoti, religiosi e religiose a vivere “sempre nella più cordiale e fattiva comunione ecclesiale” e i laici a impegnarsi “attivamente nella Comunità”.

La beata suor Rutan e la Giornata mondiale del rifugiato. “Anche in questa terra, la nostra Madre Santissima è venerata in diversi santuari, antichi e moderni – ha dichiarato il Santo Padre all’Angelus -. A lei affido tutti voi e l’intera popolazione Sammarinese e Montefeltrina, in modo particolare le persone sofferenti nel corpo e nello spirito”. Il Pontefice ha quindi ricordato che oggi a Dax, in Francia, “viene proclamata beata suor Marguerite Rutan, Figlia della Carità. Nella seconda metà del secolo diciottesimo, ella lavorò con grande impegno nell’Ospedale di Dax, ma, nelle tragiche persecuzioni seguite alla Rivoluzione, fu condannata a morte per la sua fede cattolica e la fedeltà alla Chiesa”. Infine, Benedetto XVI ha rammentato che domani ricorre la Giornata mondiale del rifugiato: “In tale circostanza, quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario dell’adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi”. Di qui l’invito alle autorità civili e ad ogni persona di buona volontà “a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza”.