CHIESE EUROPEE
A colloquio con mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei
(Dall’inviato di SIR Europa a Vilnius) – Si conclude oggi a Vilnius (Lituania) l’annuale incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali promosso dal Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali europee) . Temi all’ordine del giorno: la nuova evangelizzazione e la comunicazione. La riflessione e il confronto continuano domani con i portavoce e gli addetti stampa delle stesse Conferenze episcopali. SIR Europa ha posto alcune domande a mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha partecipato ai lavori anche in qualità di relatore sul tema della comunicazione.
Quali nuovi colori si possono cogliere nel “ritratto” delle Chiese europee dopo aver ascoltato gli interventi dei segretari generali delle Conferenze episcopali europee presenti all’incontro?
“È un ‘ritratto’ bello perché ricco di riflessioni, di impegni e di progetti. C’è in Europa una presenza ecclesiale vivace, caratterizzata da due polarità che crescono sempre più insieme: l’oriente e l’occidente. Le Chiese dell’est risentono ancora delle pesanti conseguenze dell’eredità sovietica ma nello stesso tempo stanno costruendo con determinazione e intelligenza nuovi rapporti con la società e la cultura. Colpiscono, proprio per un passato di grande sofferenza, la vitalità e la volontà di queste Chiese di essere presenti nello spazio pubblico e di interloquire con le pubbliche Istituzioni. Per quanto riguarda le Chiese occidentali è da porre in rilievo l’impegno comune per fronteggiare un secolarismo strisciante, a volte esplicito. Sono poi chiamate a confrontarsi con una mentalità che tende a limitare la loro iniziativa e la loro presenza nella società. È importante notare che a queste sfide tutte le Chiese europee rispondono con uno stile comunicativo dialogico, che coniuga la chiarezza del messaggio con il rispetto delle persone”.
Dunque sta crescendo il dialogo tra Chiese dell’est e Chiese dell’ovest…
“Certamente sì ma è più di un dialogo, è una esperienza di comunione che sempre più si rafforza. C’è un senso di appartenenza a un orizzonte comune che dà origine anche a intense relazioni di solidarietà e di reciprocità. Nella diversità di luoghi, storie, culture e sensibilità quella europea è una Chiesa che davvero respira a due polmoni. A questo contribuiscono anche gli incontri promossi dal Ccee: ogni anno segnano un passo avanti nella comune testimonianza, in Europa, di una fede vissuta e pensata”.
In questo contesto come si pone il tema della nuova evangelizzazione?
“È un impegno che riguarda tutte le Chiese anche se, per quanto detto prima, in maniera diversa. All’Est, a fronte delle conseguenze di un sistema ideologico mortificante, si tratta di tener conto della rapida evoluzione della società e della cultura del consumismo. Per altro verso si tratta di salvaguardare la religiosità popolare perché sia sempre più esperienza di fede. All’ovest occorre recuperare la dimensione spirituale, occorre formare una coscienza illuminata dalla fede. Si tratta, ancora, di rafforzare la capacità di dare, come Chiesa, un giudizio pubblico sulla vita, sulla famiglia, sulle questioni sociali, sulla libertà religiosa e di educazione. Sono sfide diverse ma che accomunano le Chiese europee nella testimonianza della verità, della speranza e della carità”.
C’è qualche attenzione specifica?
“Non si deve ridurre la nuova evangelizzazione a metodi, iniziative, tecniche. Occorre creare le condizioni per un’autentica esperienza di fede che, anche se personale, si realizza pienamente all’interno di comunità vive e rinnovate. D’altra parte per un cattolico vivere la fede non è mai un’esperienza individuale, ha sempre e ovunque una dimensione comunitaria”.
All’incontro si è posto il tema della evangelizzazione accanto a quello della comunicazione: quale rapporto tra i due temi?
“È molto stretto ma occorre premettere che quando si parla di comunicazione non ci si ferma all’aspetto mediatico. Non si può comunicare la fede senza contemporaneamente viverla e pensarla. Occorrono però linguaggi che rendano comprensibile l’esperienza di fede, che facciano nascere il desiderio di conoscerla, di sperimentarla. E per fare questo è importante interpretare i segni dei tempi e leggere in essi le domande più profonde dell’uomo di oggi. C’è bisogno di parole che nascano dal pensiero, dal silenzio, dalla preghiera e che siano vive, incisive, efficaci. Oggi in Europa, nonostante le molteplici difficoltà e le complessità, ci sono le condizioni per un annuncio fecondo del Vangelo. L’intuizione e l’indicazione di Benedetto XVI a riguardo della nuova evangelizzazione si rivelano davvero provvidenziali. Le Chiese europee accogliendole con gratitudine e responsabilità le traducono in una testimonianza di speranza che diventa messaggio forte per la coscienza”.