LA RICERCA DELL'UOMO
Convegno Cei sul pellegrinaggio e Congresso eucaristico nazionale
(Fano) – Si assiste, oggi, alla rinascita della “civiltà del pellegrinaggio”, perché l’uomo “sta riscoprendo, in maniera costante e progressiva, il bisogno di un cammino, di una meta, di un incontro che possa soddisfare la sua ricerca di verità”. E questa ricerca approda “in luoghi segnati da un ricordo, da un’esperienza, da un incontro, da una presenza che non ti lasciano più come prima”. Le parole di don Mario Lusek, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, delineano le ragioni del convegno “Signore, da chi andremo? Pellegrini, cercatori di Dio”, che si è chiuso oggi a Fano dopo tre giorni (2-4 giugno) segnati dalle parole chiave “camminare”, “accogliere”, “celebrare”, “ritornare”, a simboleggiare le tappe del pellegrinaggio. Negli ultimi decenni “siamo passati da una pratica devozionale a una pastorale del pellegrinaggio”, hanno rilevato nel loro messaggio di saluto ai convegnisti mons. Antonio Maria Vegliò e mons. Joseph Kalathiparambil, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti.
Cristo al centro. Il convegno, organizzato dall’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport unitamente all’Ufficio liturgico nazionale, alla diocesi di Fano, al Collegamento nazionale santuari e al Segretariato pellegrinaggi italiani, si è posto come tappa in preparazione al Congresso eucaristico nazionale (Cen), che si terrà ad Ancona dal 3 all’11 settembre e muove proprio dal passo evangelico “Signore, da chi andremo?”. Ma se “il pellegrinaggio trova una spinta nella testimonianza di Maria, di santi e sante eccellenti”, per poi “convergere a Cristo”, il Cen ha ricordato mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, metropolia che ospiterà l’evento “non ha intermediari: al centro ha Cristo eucaristia”. Mons. Menichelli ha invitato al “passaparola” per “partecipare e far partecipare” a questo evento di fede, che ha tra gli obiettivi “ricentrare la vita di fede personale ed ecclesiale su Cristo Signore”, nonché si propone di “ritrovare la dimensione della Chiesa ‘casa e scuola di comunione’, come disse Giovanni Paolo II”, dal momento che “la nostra comunione ha precisato il vescovo non nasce da un volersi bene, ma dall’eucaristia, da Gesù Cristo pane spezzato e donato”.
Il valore educativo. “Il pellegrinaggio riesce nel momento in cui qualcosa cambia nella dimensione personale ed ecclesiale”, ha affermato mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, chiudendo il convegno. Protagonista del pellegrinaggio “è l’opera della grazia di Dio”: questa fa in modo che “viaggiatori che partono per curiosità o perché affascinati da una determinata meta” ritornino “profondamente toccati e trasformati”. Mons. Giuliodori ha richiamato l’importanza di “un innesto organico” dei pellegrinaggi “all’interno della pastorale diocesana”, rilevando anche la loro dimensione educativa: essi “generano relazioni, amicizie, legami”, hanno “una potenzialità formidabile nel ritessere il tessuto ecclesiale e sociale” e “mettono in dialogo le generazioni”. Sulla “memoria” si è invece concentrato mons. Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, evidenziando che “il santuario ha bisogno di una teologia memoriale per abbracciare la vita faticosa dei pellegrini” e dare loro consolazione, dal momento che “la memoria ci permette di non essere pessimisti, né nichilisti”, ma “amare il presente”. Mons. Luigi Conti, arcivescovo di Fermo e presidente della Conferenza episcopale marchigiana, ha sottolineato l’importanza “nel nostro tempo” dell'”attenzione al pellegrinaggio come metafora della vita dell’uomo e della vita cristiana”; “l’uomo ha aggiunto mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto è un cercatore sia quando cerca Dio, sia quando non lo cerca, perché vuole dare senso alla sua vita”.
L’identikit del pellegrino. “Il pellegrinaggio costituisce, fin dai tempi più remoti, una componente fondamentale della manifestazione di fede”; “non è soltanto un’occasione speciale d’incontro tra gli uomini e il divino, ma anche un fenomeno di superamento di confini geografici e distanze, un’occasione d’incontro tra razze e popoli”. Lo ha sottolineato Maurizio Boiocchi, dottore di ricerca all’Università Iulm di Milano, proponendo un “identikit del pellegrino”. “I ‘viaggiatori religiosi’ nel mondo ha ricordato Boiocchi citando dati dell’Organizzazione mondiale del turismo sono 300-330 milioni l’anno, una vera e propria ‘domanda di pellegrinaggio’ con un fatturato annuo di 18 miliardi di dollari, dei quali 4,5 generati solo dall’Italia”. Andando ad analizzare “il profilo anagrafico medio del pellegrino”, per il 57% si tratta di donne; la fascia d’età prevalente (42%) è tra i 51 e i 65 anni, seguita da un 32% di ultra sessantacinquenni; il pellegrino-tipo è sposato (69% dei casi), pensionato (42%), fa un viaggio all’anno (55%) e nella scelta dell’itinerario prevale una motivazione religiosa (68%). Da ultimo, “nella gestione delle dinamiche di gruppo ha rimarcato risulta molto importante la figura dell’assistente spirituale, che con il suo rapportarsi con le persone riesce a gestire tutti gli aspetti emozionali e relazionali”. Tre pellegrini su quattro (76%) dichiarano di aver avuto con questa figura un rapporto “ottimo” o “buono”.
Il cammino e la preghiera. Lo storico Franco Cardini, proponendo un excursus sulle “antiche vie di pellegrinaggio”, ha esordito indicando che “non si va in pellegrinaggio, si è pellegrini. Lo si è sempre e comunque. La vita è un pellegrinaggio. I viaggi e i pellegrinaggi che facciamo nell’arco della nostra vita altro non sono se non metafore di essa. Mettersi in viaggio significa mettersi i n gioco. Si è pellegrini anche se chiusi in una stanza, se immobilizzati in poche spanne di spazio”. Mentre mons. Timothy Verdon, direttore dell’Ufficio per la catechesi attraverso l’arte della diocesi di Firenze, ha invitato a “collegare la bellezza dell’arte con i motivi del pellegrinaggio”, affinché non vi sia “sconnessione tra esperienza culturale e liturgica”. Infine il vescovo ausiliare di Firenze e segretario della Commissione episcopale per la liturgia, mons. Claudio Maniago, ha sottolineato come i santuari siano “luoghi che hanno nell’accoglienza una dimensione importante, ma pure luoghi dove si celebra” e la celebrazione liturgica “non è qualcosa di marginale, bensì il cuore di tutto quello su cui stiamo riflettendo”. “Nella celebrazione ha precisato mons. Maniago c’è un incontro reale e concreto: ecco perché l’attenzione di una pastorale specifica per i santuari e i pellegrinaggi”.