TERRA FUTURA

Lottare per la vita

Conclusa oggi a Firenze la mostra-convegno su buone pratiche di sostenibilità

(Firenze) – Un grido d’allarme sulla salute del pianeta e sulla sopravvivenza delle sue creature. Con rivoluzioni in atto alle quali si riconosce una portata di cambiamento epocale, ma scenari futuri imprevedibili. Tutto ciò a fronte di una crisi globale senza precedenti, che invita a rivedere totalmente il proprio modello di sviluppo. È il filo conduttore che ha accomunato gli interventi degli oltre 1000 relatori che si sono avvicendati, in centinaia di convegni, durante l’ottava edizione di “Terra futura”, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità che si chiude oggi a Firenze, alla Fortezza da Basso. L’evento è stato visitato da oltre 95.000 partecipanti, che hanno declinato in varie forme il tema della “cura dei beni comuni”. L’iniziativa è promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica Onlus per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente. Musica, cibo e prodotti bio, giochi, laboratori e attività di animazione hanno caratterizzato gli oltre 600 stand dell’esposizione, compresi quelli delle tante organizzazioni cattoliche presenti, tra cui Movimento dei Focolari, Focsiv, Emmaus, ecc.

Terra e giustizia alimentare. Le speculazioni finanziarie sui prezzi del cibo stanno aumentando la fame nel mondo e danneggiando inesorabilmente i piccoli agricoltori, costretti a vendere i loro prodotti sottocosto, a causa della concorrenza delle multinazionali e dei cambiamenti climatici. Solo nel 2010 sono stati 40 milioni i profughi ambientali, secondo il nuovo dossier di Legambiente. Da qui a pochi anni, sparita la generazione degli anziani agricoltori e con pochissimi giovani disposti a coltivare la terra con scarsi profitti o addirittura in perdita, la situazione alimentare sarà molto difficile, in Europa e nei Paesi del Sud del mondo. È il quadro emerso durante l’incontro su “Terra e giustizia alimentare”, come delineato da famosi esperti del movimento alter-mondialista. L’economista Susan George, di “Attac France”, ha messo in evidenza le novità della grave crisi alimentare del 2008: “per la prima volta sono state le periferie urbane a soffrirne di piu’. Questo è dovuto soprattutto alle speculazioni sui prezzi del grano e degli altri beni di prima necessità”. A suo avviso l’annunciata “rivoluzione verde” in Africa “sarà un disastro per le popolazioni: i piccoli coltivatori saranno cacciati via dalle loro terre, che verranno acquistate a poco prezzo dalle grande aziende, che investiranno nell’agricoltura intensiva”. Eppure le alternative ci sono: “ristabilire le riserve statali; offrire servizi agli agricoltori; creare comitati alimentati per mantenere bassi i costi; utilizzare le tecniche piu’ sofisticate dell’agricoltura biologica”. Anche Andoni Garcia Arriola, portavoce del Coordinamento europeo di “Via Campesina” ha raccontato storie drammatiche, con migliaia di contadini espulsi dalle proprie terre o addirittura uccisi nel tentativo di difenderle. Andrea Ferrante, dell’Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica” ha attribuito grandi responsabilità alla politica agricola europea, “che destina l’80% dei sussidi, pari a 55 miliardi di euro l’anno, al 20% delle aziende”: “L’agricoltura non è un settore marginale – ha detto -. È inammissibile che i piccoli agricoltori siano costretti a vendere i prodotti sotto costo. Abbiamo bisogno di regole e di una grandissima mobilitazione europea e dei contadini del Sud del mondo”. La famosa scienziata indiana Vandana Shiva, ha smentito a chiare lettere alcuni assunti. “Non è vero che le grandi aziende alimentano il mondo: l’80% del cibo viene dalle piccole aziende. Non è vero che senza sostanze chimiche la produzione non aumenta: i sistemi biologici possono produrre il doppio del cibo. Non è vero che i semi geneticamente modificati producono piu’ di quelli normali”. A questo proposito ha citato i 250.000 contadini indiani che si sono suicidati dopo essersi indebitati per comprare semi ogm delle multinazionali, a danno dei raccolti. Caritas India, insieme a Caritas italiana, li aiuta da anni con un progetto di sostegno. “Il cibo e la terra – ha concluso Vandana Shiva – sono le due aree su cui gli investitori cercano oggi grossi guadagni. Questo creerà una ‘bolla alimentare’. L’unica alternativa è lottare per cambiare le coscienze, se non vogliamo estinguerci per mancanza di cibo, acqua e terra”.

Mediterraneo e migrazioni. Passata l’emergenza sbarchi a Lampedusa, gestita in maniera “disastrosa”, si pone oggi il problema di organizzare “con lungimiranza” un sistema di accoglienza “adeguato ed efficiente”, visto che il flusso di profughi dall’Africa sub-sahariana continuerà a lungo. È il parere comune a tutti i partecipanti al seminario organizzato dalle Acli sul tema “Il Mediterraneo oltre la crisi. Accoglienza e diritti umani in Italia e in Europa”. Antonio Russo, delle Acli, ha ricordato che negli ultimi cinque mesi sono arrivate in Italia 38.000 persone, tra cui 24.000 tunisini. Gli altri hanno tutti diritto all’asilo ma “ancora non abbiamo un sistema adeguato di accoglienza”. Oliviero Forti, di Caritas italiana, ha ripercorso le varie fasi e difficoltà incontrate a Lampedusa, evidenziando che, “ancora oggi c’è confusione: non si è capito su quali e quante risorse disporre nell’accoglienza sui territori. Spesso non sono state nemmeno attivate le convenzioni”. Berardino Guarino, del Centro Astalli, ha raccontato che il 20% dei profughi accolti nelle loro strutture ha sofferto “torture indescrivibili”. A fronte di “una grossa vulnerabilità sociale” di queste persone c’è però “un sistema d’asilo assolutamente insufficiente”, con l’attesa di posti letto anche per 4/6 mesi. “Abbiamo notizie certe di nuovi flussi in arrivo dai Paesi in guerra attraverso Tunisia e Libia – ha concluso Guarino -. Perché l’Europa non pensa a programmi di arrivo protetti?”.