UNIVERSITÀ CATTOLICA

L’amicizia da rinsaldare

Fede e ragione nelle parole di Benedetto XVI oggi all’udienza

Fra le prime responsabilità dell’Università Cattolica, “vi è certamente quella di rinsaldare – nel campo della ricerca scientifica, soprattutto – l’amicizia tra fede e ragione, così che l’antropologia cristiana non appaia mai subordinata o di rango inferiore nei confronti della conoscenza scientifica, bensì ne orienti gli avanzamenti e ne illumini i risultati”. Lo ha detto, stamattina Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, rivolgendo il suo saluto a Benedetto XVI, che ha ricevuto, nell’Aula Paolo VI, dirigenti, docenti e studenti dell’Ateneo, in occasione del 90° della fondazione. Prima di essere ricevuti dal Pontefice, la delegazione proveniente dalle cinque sedi ha partecipato alla messa nella basilica di San Pietro, presieduta dall’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto G. Toniolo, ente fondatore e garante dell’Ateneo.

Garanzia di libertà. “Il cammino compiuto insieme in questi novant’anni, pur se segnato da difficoltà e lacune, ha scritto una pagina luminosa nella storia della Chiesa e della società italiana. Il lavoro di ricerca, di insegnamento e di studio, che quotidianamente si svolge in Cattolica, ha saputo formare nel tempo personalità sagge e forti, che hanno assicurato un contributo saliente alla vita del Paese e delle comunità cristiane”, ha ricordato il card. Dionigi Tettamanzi, nel suo saluto al Papa. “Nostro desiderio e impegno – ha chiarito il cardinale – è di mostrare come l’identità cristiana sia garanzia di vera libertà e di feconda creatività nella coltivazione del sapere e nell’educazione della persona, indissolubilmente; allo stesso tempo, vogliamo far emergere dal ricco patrimonio della fede e della ragione cristianamente ispirata un contributo rilevante ed efficace alla costruzione della città dell’uomo”.

Servizio alla vita. “Il nostro tempo – ha dichiarato Benedetto XVI – è tempo di grandi e rapide trasformazioni, che si riflettono anche sulla vita universitaria: la cultura umanistica sembra colpita da un progressivo logoramento” e la cultura contemporanea “tende a confinare la religione fuori dagli spazi della razionalità: nella misura in cui le scienze empiriche monopolizzano i territori della ragione, non sembra esserci più spazio per le ragioni del credere, per cui la dimensione religiosa viene relegata nella sfera dell’opinabile e del privato”. Perciò, “in questo tornante storico” per l’Università Cattolica del Sacro Cuore “è importante consolidare e incrementare le ragioni per le quali è nata”. La prospettiva cristiana “non si contrappone al sapere scientifico e alle conquiste dell’ingegno umano, ma, al contrario, la fede allarga l’orizzonte del nostro pensiero, è via alla verità piena, guida di autentico sviluppo”. “Senza orientamento alla verità, senza un atteggiamento di ricerca umile e ardita – ha evidenziato il Papa -, ogni cultura si sfalda, decade nel relativismo e si perde nell’effimero. Sottratta invece alla morsa di un riduzionismo che la mortifica e la circoscrive può aprirsi ad un’interpretazione veramente illuminata del reale, svolgendo così un autentico servizio alla vita”.

Ricerca di senso. “Fede e cultura – ha sostenuto il Santo Padre – sono grandezze indissolubilmente connesse”, perciò “quando questo connubio si infrange, l’umanità tende a ripiegarsi e a rinchiudersi nelle sue stesse capacità creative. È necessario, allora, che in Università abiti un’autentica passione per la questione dell’assoluto”. “Unendo in sé l’audacia della ricerca e la pazienza della maturazione – ha aggiunto -, l’orizzonte teologico può e deve valorizzare tutte le risorse della ragione. La questione della Verità e dell’Assoluto – la questione di Dio – non è un’investigazione astratta, avulsa dalla realtà del quotidiano, ma è la domanda cruciale, da cui dipende radicalmente la scoperta del senso del mondo e della vita”. Il sapere della fede quindi “illumina la ricerca dell’uomo, la interpreta umanizzandola, la integra in progetti di bene, strappandola alla tentazione del pensiero calcolatore, che strumentalizza il sapere e fa delle scoperte scientifiche mezzi di potere e di asservimento dell’uomo”.

Luce per l’intelligenza. L’orizzonte che anima il lavoro universitario, per il Pontefice, “può e deve essere la passione autentica per l’uomo. Solo nel servizio all’uomo la scienza si svolge come vera coltivazione e custodia dell’universo. E servire l’uomo è fare la verità nella carità, è amare la vita, rispettarla sempre, a cominciare dalle situazioni in cui essa è più fragile e indifesa. È questo un nostro compito, specialmente nei tempi di crisi: la storia della cultura mostra come la dignità dell’uomo sia stata riconosciuta veramente nella sua integralità alla luce della fede cristiana”. Rivolgendosi, poi, ai giovani universitari, il Papa ha affermato: “Voi siete la dimostrazione vivente di quel carattere della fede che cambia la vita e salva il mondo, con i problemi e le speranze, con gli interrogativi e le certezze, con le aspirazioni e gli impegni che il desiderio di una vita migliore genera e la preghiera alimenta”. Ai docenti, invece, “è affidato un ruolo decisivo: mostrare come la fede cristiana sia fermento di cultura e luce per l’intelligenza, stimolo a svilupparne tutte le potenzialità positive, per il bene autentico dell’uomo. Ciò che la ragione scorge, la fede illumina e manifesta”.