CHIESA E ABUSI

Contro la rassegnazione ” “” “

Il male non oscura l’opera di tanti preti che si spendono per il prossimo

L’orribile vicenda di Sestri Ponente colpisce la Chiesa e la società con un dolore acuto perché ha dell’incredibile. Il male spaventa sempre perché si lega a conseguenze di dolore e di sofferenza incancellabili che inevitabilmente provoca. Dal male poi non si sfugge perché l’uomo è ammalato, è limitato; è povero. E così l’uomo ha sempre bisogno di perdono e chi dicesse di non aver nulla da rimproverarsi, sarebbe un presuntuoso e un superbo.
È necessario – non opportuno – dire che tutti insanabilmente siamo peccatori e non è Il male un atto di umiltà, ma di verità.
Il fatto è che il male, il peccato non è qualcosa di tutto uguale e indistinto. Guardando anche al comportamento del Signore, alla sua attenzione verso la creatura umana, vediamo una grande capacità di misericordia, ma che tuttavia ha parole di fuoco nei confronti del male fatto ai piccoli e agli innocenti. Se l’uomo può cadere – e di fatto cade nel male, nell’errore, nel peccato – vi è una soglia che qualcuno ha inciso nel “dna”, nel tessuto più profondo dell’animo umano al punto che gli antichi già segnalavano in modo lapidario una norma indiscutibile: “Maxima debetur puero reverentia” (“Al fanciullo si deve il massimo rispetto”). Questo limite segna un abisso che spalanca sulla barbarie infinita, su qualcosa di assurdo e di inconcepibile che si distacca nettamente da tutto quel retroterra di miseria e di povertà che l’uomo avverte nella sua esperienza. Le parole degli antichi erano già chiare, e quelle di Gesù sono perentorie: “Disse ancora ai suoi discepoli: ‘È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!'” (Luca 17,1-3). Sono frasi che suonano come una condanna senza appello e che un cristiano non può sottovalutare. Tutto questo ha in fondo il senso di una considerazione normale, ma ecco che la cronaca scopre pagine terribili che aprono scenari disgustosi. L’invito quotidiano della Messa a chiedere, prima di tutto, perdono vale sempre, vale per ognuno, perché questi episodi fanno vedere a quali estremi può giungere la creatura umana. Nello stesso tempo sentiamo di dover maggiormente apprezzare l’opera di tanti preti che, giorno per giorno, si spendono per il prossimo, soprattutto per i più poveri e bisognosi.
Abbiamo visto il cardinale Bagnasco agire con forza e decisione immediata; da pastore di una diocesi si è fatto subito parroco di una comunità; senza esitare, allo scopo di guidare, confortare e sorreggere coloro che si sentivano umanamente smarriti. È stato un esempio prezioso che ci fa riflettere. Sicuramente occorre – di fronte a questi fatti – oltre alla necessaria disciplina alla quale la Chiesa ha provveduto, una capacità di slancio, l’utilizzo di una risorsa di orgoglio per riaffermare la bellezza di valori come l’amore, il dono e la gioia che nemmeno il peggiore dei delitti può infangare. È in qualche modo l’affermazione di una speranza che permette di guardare alla vita con il desiderio di impegnarsi ancora di più, perché ciò che può essere stato rapito un giorno, non possa più essere messo in pericolo, perché non accada più che la ricchezza di valori che gli ideali propongono sia vanificata dal cedimento e dalla rassegnazione. La storia poi – andando oltre le vicende umane – darà il giusto giudizio e allora, al di là dei giudizi o dei pregiudizi, al di là delle impressioni e delle sensazioni momentanee, potrà dire che ci sono tanti santi ed eroi che attraversano tutti i tempi e tutta l’umana vicenda, povera e straordinaria insieme.

Bruno Cappato – direttore ‘La Settimana’ (Adria-Rovigo)