CARD. BAGNASCO A LAMPEDUSA

Grazie per l’esempio

Il presidente della Cei oggi sull’isola

Una corona di fiori deposta da tre subacquei a 15 metri di profondità, davanti alla statua sott’acqua della "Madonna del mare". La preghiera silenziosa della delegazione di vescovi e sacerdoti e il suono delle sirene delle motovedette della guardia costiera per onorare le vittime del mare. È il gesto simbolico, compiuto davanti all’isola dei Conigli, che ha concluso nel pomeriggio la visita del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, a Lampedusa. Poco prima l’imbarcazione aveva fatto una breve sosta davanti al barcone dell’ultimo naufragio (sono state salvate 500 persone), incagliato sugli scogli a poche centinaia di metri dal porto. Quel giorno morirono tre giovani africani, oggi sepolti nel cimitero di Lampedusa. Il card. Bagnasco non è potuto invece recarsi in visita, come previsto, al centro di accoglienza di Contrada Imbriacola, dove sono accolte attualmente circa 2001 persone, molte in attesa di rimpatrio. Alcuni ospiti tunisini hanno compiuto dei gesti di autolesionismo, per cui il prefetto ha preferito annullare l’incontro. Ma sull’isola la situazione appare al momento sotto controllo, anche se sono previsti sbarchi nei prossimi giorni, viste le buone condizioni del mare.

Servono risposte "più ampie e risolutive". "L’accoglienza semplice e cordiale dei lampedusani, fatta di gesti concreti secondo le vostre possibilità, è esempio per tutti, specialmente a quanti parlano molto e fanno poco". Di fronte ad una situazione dalle "proporzioni inedite e dai tempi imprevedibili" serve una "risposta immediata che necessariamente si combina con interventi più articolati, e che richiede prospettive più ampie e risolutive". Lo ha affermato il card. Bagnasco durante l’omelia della messa celebrata nella parrocchia di S.Gerlando (Lampedusa), affollatissima di volontari, bambini, giovani e adulti, che hanno accolto il cardinale con un caldo applauso. Il presidente della Cei portava un pastorale fatto con il legno dei barconi dismessi, con cui sono arrivati i migranti attraversando il Mediterraneo a rischio della vita. Sul pastorale, realizzato da un falegname di Lampedusa, sono incise una barca, una croce e un melograno, con quattro strisce rosse che rappresentano il sangue dei migranti morti in mare. Si tratta di un dono simbolico che la comunità di Lampedusa ha fatto all’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, che ha accompagnato il card. Bagnasco nella visita, insieme al card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo. "Sono lieto e onorato di essere a Lampedusa – ha detto il card. Bagnasco –. Vi prego di sentire la Chiesa vicina. Essa vi è accanto per essere prossimi alla gente con la presenza del Salvatore. In forza della luce di Cristo voi vedete nei volti di tanti fratelli sofferenti, disperati, il volto di Dio, creatore della medesima umanità che ci accomuna, e Padre di tutti. Sono venuto per incrociare il vostro sguardo e dirvi grazie per l’esempio di solidarietà cristiana". Il card. Bagnasco ha ricordato che "i confini degli Stati sono i confini dell’Europa e ciò che accade in un punto oggi ha riflessi ovunque". Ed ha concluso con un appello per i Paesi in conflitto: "Che tacciano le armi e si riprenda la via della riconciliazione e della pace, come richiesto dal Papa".

Con i volontari e le forze dell’ordine. "Con occhio attento e mano pronta alla generosità, la nostra società, lo Stato italiano e l’Europa, non si distraggano mai da questa emergenza umanitaria, che interessa non solo voi, ma il nostro continente": è l’auspicio formulato dal card. Bagnasco, durante l’incontro con i volontari e le forze dell’ordine nella parrocchia di S.Gerlando. Il cardinale ha invitato a "non alimentare le paure" e a "far seguire alle parole i fatti, perché è possibile un approccio veramente umano e cristiano, anche se gli ostacoli e le complessità sono oggettive e gravi". Il presidente della Cei ha ringraziato "gli angeli della terra, dell’aria e del mare" (come sono stati chiamati dal sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, ndr) per "l’umiltà, la dedizione e il sacrificio" che hanno mostrato nei momenti più duri dell’emergenza e ancora oggi: "Vorrei che i giovani avessero davanti agli occhi l’esempio di chi, come voi, si dedica al bene altrui e così dà senso alla propria esistenza". "Prima di ogni criterio onorifico – ha precisato – vi è la coscienza che ciò che si fa è utile agli altri, e questo è il discrimine tra una vita buona e una vita apparente". Il card. Bagnasco ha poi annunciato che la Cei darà un contributo economico per la ristrutturazione della "Casa della fraternità" di proprietà della parrocchia, danneggiata durante l’emergenza. Verrà trasformata in una struttura per migranti più vulnerabili, in particolare donne e bambini. Ha quindi ricordato di aver informato il Papa, lunedì scorso (16 maggio), della sua visita a Lampedusa: "Il Papa ne era felice. Durante la prossima Assemblea generale dei vescovi, anche attraverso la prolusione, non dimenticheremo di essere voce corale di tutti voi, e durante il prossimo incontro con il Papa a Santa Maria Maggiore ci faremo eco di questo incontro, chiedendogli una rinnovata benedizione per l’Italia e il suo popolo, ricordando il 150° dell’Unità che quest’anno si celebra".

Con i giornalisti. Parlando poi ai giornalisti il presidente della Cei ha precisato: "Ho l’impressione che l’Italia e gli altri Paesi non avvertano che i confini dell’Italia sono anche i confini dell’Europa. L’Europa potrebbe fare molto di più: se è una casa comune deve esserlo davvero". Riferendosi al suo appello a "passare dalle parole ai fatti" ha precisato: "Qui ci sono i rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e delle associazioni. Bisogna potenziare le forme d’intervento per l’ordine e l’accoglienza con una soluzione delle problematiche in modo più efficace e definitivo. Speriamo che anche il panorama nel Mediterraneo si avvii, speriamo prestissimo, ad una conclusione giusta e non violenta. Quando succederà, sarà un elemento per la soluzione di altri problemi".

Il benvenuto dell’arcivescovo. "Lampedusa chiede aiuto nella preghiera e nella solidarietà per essere forte, ma soprattutto lancia un appello ai responsabili della cosa pubblica per sforzarsi di coniugare il diritto all’accoglienza alle esigenze vitali di una piccola comunità fortemente minacciata dagli sconvolgimenti degli ultimi mesi". Sono le parole di mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel suo saluto di benvenuto al card. Bagnasco. "A nome della comunità di Lampedusa e dei suoi sacerdoti, della piccola comunità di Linosa e del suo parroco – ha detto mons. Montenegro –, le porgo il più affettuoso benvenuto e un sincero grazie". "Ci siamo sentiti tanto provati – ha aggiunto – ma abbiamo anche sperimentato la generosità di tanti, per affrontare l’emergenza con speranza cristiana. Oggi la saluta una comunità viva che si sente avamposto della Chiesa italiana. Quest’isola non si è mai sottratta al delicato compito che le è stato affidato". Lampedusa, ha continuato, "è anche una comunità che vuole dare aiuto ai migranti e alla Chiesa italiana, perché ricordi che il presente e il futuro del suo essere si chiama dialogo interreligioso e accoglienza degli altri, perché il fenomeno migratorio è segno dei tempi. Il Papa ci ha incoraggiato ad andare avanti e ci ha assicurato la sua preghiera".

Una lettera dei giovani lampedusani. "Proviamo un sentimento di gratitudine per la vicinanza della Chiesa italiana alla nostra comunità, dopo ciò che abbiamo vissuto nelle settimane passate", ha detto al SIR don Stefano Nastasi, parroco di S.Gerlando: "Siamo contenti per ciò che il cardinale ha detto alla nostra comunità, perché da qui potrà arrivare al resto della nazione". Il parroco ha anche consegnato al presidente della Cei una lettera dei giovani della V liceo di Lampedusa: "Tra qualche mese andranno fuori dall’isola per cercare un futuro. Hanno dentro di sé gioie e amarezze di sogni mai realizzati. Sperano che lei si faccia interprete del loro disagio, affinché le generazioni future possano avere maggiori opportunità".