EDUCARE OGGI

Testimoni e maestri

La parola ”progetto” è sparita dal vocabolario dei giovani?

(Foto Università Cattolica)

La società e i giovani di oggi hanno quanto mai bisogno di testimoni perché come diceva Paolo VI, nell’esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi", "l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché sono anche testimoni". È da questa considerazione che ha preso il via il convegno "Testimoni, maestri. Annunciare il Vangelo, educare i giovani" che si è tenuto oggi nella sede milanese dell’Università Cattolica.

Riscoprire i testimoni. "In molti evidenziano nella nostra società un’eclissi di responsabilità educativa – ha detto in apertura il rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi –, per questo dobbiamo riscoprire il ruolo primario della testimonianza". Una necessità di riprendere con forza la fiducia nella funzione educativa che mons. Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sente ancora più importante al termine di un "ventennio che ha visto spegnersi lo slancio educativo". "Nella nostra società si è affermata la visione di un’educazione come autosviluppo – ha spiegato mons. Brambilla – che ha aperto le porte alla logica del farsi da soli. Questo ha creato una generazione dal cui vocabolario è sparita la parola progetto".

Giussani, Lubich, Lazzati. Il convegno è stato anche un’occasione per riscoprire alcune figure di testimoni cristiani del Novecento come Luigi Giussani, Chiara Lubich e Giuseppe Lazzati di cui proprio oggi ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa. "Queste figure carismatiche e i movimenti da loro fondati – ha ricordato lo storico Andrea Riccardi – non sempre hanno avuto il chiaro sostegno delle gerarchie ecclesiastiche ma, come accaduto spesso nella storia della Chiesa, la loro creatività spirituale e la loro spinta propulsiva ha rappresentato un ponte che ha permesso di trasmettere la fede da una generazione all’altra". Sulla figura di Lazzati, in particolare, si è soffermato Luciano Caimi, docente dell’Università Cattolica e suo ex assistente: "Aveva un’idea efficiente e alta della vita cristiana e conseguentemente dell’educazione, sempre in tensione verso l’alto. Nonostante questo esercitava autorevolezza sui giovani perché quello che diceva sgorgava dalla sua intima esperienza". Lazzati, ha proseguito Caimi, "per tutta la vita lavorò per ripensare nel profondo l’educazione cristiana consapevole della necessità di aiutare i giovani a passare da una fede tradizionale a una fede personale capace di rimanere salda nei momenti più bui". Questo era possibile solo attraverso "un’educazione integrale che mirava a riscoprire il valore umano di tutto l’uomo. Da qui il naturale richiamo alla corresponsabilità ecclesiale del laicato e all’impegno dei cattolici in campo sociale e politico".

Il compito di accompagnare. Alla giornata di studi è intervenuto anche il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, che ha sottolineato come "anche un tempo di debolezza come il nostro sia chiamato a diventare tempo di interiorità forti". Ed è in questo contesto che "il servizio del testimone educatore dovrebbe essere quello di avviare, aiutare, accompagnare chi sta crescendo a riconoscere e ad abbracciare il proprio ideale di vita buona, un ideale che ha un volto umano, quello di Gesù di Nazaret". Questa società moderna caratterizzata dalla "volontà assoluta ed egocentrica di essere soggetto" genera, per mons. Crociata, "un’angoscia che solo l’accoglienza fiduciosa della rivelazione di Dio in Cristo può far superare, perché con essa la realtà viene percepita come dono. Da ciò scaturisce un senso altissimo della dignità della persona umana e di tutta la realtà". "Solo l’amore di Dio – ha aggiunto – permette all’uomo vera libertà e la capacità di stabilire rapporti solidali" in una "società autenticamente umana".

L’importanza della relazione. "L’educazione – ha proseguito mons. Crociata – è per eccellenza un evento di libertà; anzi costituisce lo spazio in cui la libertà umana perviene a se stessa e permette alla persona di maturare". Ribadendo l’importanza della testimonianza, mons. Crociata ha precisato che questa deve essere necessariamente accompagnata da una "pienezza di vita personale". Un percorso che non può prescindere dalla relazione personale perché, come si legge negli Orientamenti pastorali di questo decennio, dedicati all’educazione, "non si tratta di trasmettere nozioni astratte ma di offrire un’esperienza da condividere". Il segretario della Cei ha quindi individuato nella "vocazione, passione e dedizione" le tre caratteristiche dell’educatore cristiano. "La passione educativa – si legge negli Orientamenti pastorali – è una vocazione che si manifesta come un’arte sapienziale acquistata nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri". "Dovrebbe così apparire – ha concluso mons. Crociata – che un vero educatore è chiamato a condurre delicatamente all’incontro con Cristo nel suo Spirito. È questo il compito della Chiesa, vera prima educatrice, madre e maestra, perché innanzitutto discepola".