FAMIGLIA

Un osservatorio ambiguo

Il Forum delle associazioni familiari critica un’iniziativa Eurispes

Foto Siciliani-Gennari/SIR

"Fornire un quadro attuale sui dati riguardanti le famiglie residenti in Italia e sui fenomeni materiali e immateriali che le riguardano". Questo l’obiettivo dell’Osservatorio sulle famiglie, costituito dall’Eurispes e presentato oggi alla stampa. L’intento, ha spiegato Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, è quello di "provocare una sempre maggiore e migliore attenzione nei confronti della famiglia, protagonista dell’organizzazione sociale, spesso esaltata ma di fatto sacrificata". Nell’ultimo periodo, per Fara, "le problematiche legate alla famiglia sono state sottovalutate, quando non trattate in maniera superficiale". Un esempio per tutti, "la sottovalutazione del ruolo della famiglia dal punto di vista economico: sono state le famiglie il vero argine alla crisi, ma il loro ruolo non è stato sufficientemente valorizzato". Il neonato Osservatorio si propone di fornire "un’azione di monitoraggio costante" della famiglia in Italia, che si declina sempre più "al plurale", ha sottolineato il presidente dell’Eurispes.

Due binari. "La scomparsa progressiva dei ceti medi; la concentrazione della ricchezza sempre più nelle mani di pochi; l’aumento della povertà, con due milioni e mezzo di famiglie al di sotto della soglia e altrettante appena al di sopra; la mancanza di risposta delle istituzioni alle grandi questioni poste dalle famiglie; il rifiuto dell’applicazione del quoziente familiare". Queste, secondo il presidente dell’Eurispes, alcune problematiche che toccano da vicino il vissuto delle famiglie italiane. Tutte questioni che rientrano nelle 14 aree tematiche scelte dall’Osservatorio come campi d’indagine. Due, ha precisato Andrea Catizzone, responsabile della nuova struttura Eurispes, i "binari" entro cui si muove il nuovo Osservatorio: "L’analisi delle famiglie e le conseguenze che il sistema sociale ed economico ha sulle famiglie stesse, influenzandone il vissuto".

Molti problemi. "Oggi, sempre più spesso dietro un’apparente normalità si nascondono situazioni di profondo disagio": è la "fotografia" scattata dall’Eurispes sull’indebitamento delle famiglie, il 51,8% delle quali considera la situazione economica del nostro Paese "nettamente peggiorata". Nell’ultimo anno la maggioranza assoluta del campione (57,3%) ha indicato un peggioramento ("grave" nel 23% dei casi o lieve nel 33,4%). L’acuirsi della crisi economica nel biennio 2008-2010 ha reso poi ancora più grave l’emergenza abitativa. In Italia, ricorda l’Eurispes, il tasso di disoccupazione giovanile continua a crescere, sfiorando il 30%; il tasso di occupazione femminile, inoltre, è uno dei più bassi d’Europa, così come la spesa pubblica per la famiglia, per cui il nostro Paese stanzia solo l’1,3% del Pil, a fronte ad esempio del 3,7% della Francia (il triplo). Per quanto riguarda il rapporto famiglia-scuola, l’Eurispes sottolinea come l’Italia si caratterizza, rispetto agli altri Paesi occidentali, per le dimensioni del fenomeno della dispersione scolastica, che riguarda da un lato gli studenti ripetenti o promossi con debito, dall’altro i giovani dai 18 ai 24 anni di età che posseggono la sola licenza media e sono fuori dal sistema di istruzione e formazione.

Non banalizzare la famiglia. "Banalizzare la famiglia non è certo il modo migliore per far partire un Osservatorio sulla famiglia". Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, ha commentato così l’annuncio dell’Eurispes di dar vita ad un Osservatorio sulle famiglie. "Che un ente autorevole come l’Eurispes – si legge in una nota – prenda un’iniziativa del genere è sicuramente meritorio e il Forum è da subito disponibile ad un confronto costruttivo sui contenuti che contribuisca alla crescita del progetto. Non può però non preoccupare che l’Eurispes, uscendo dall’asetticità del ricercatore, abbia tenuto a sottolineare che l’attenzione del neonato Osservatorio non è rivolta ‘alla famiglia’ ma ‘alle famiglie’ equiparando le varie forme di unioni di fatto etero e omosessuali alla famiglia definita dalla Costituzione come fondata su un matrimonio tra un uomo e una donna". "Perfino la Costituzione – ha proseguito Belletti – viene considerata un retaggio del passato da superare al più presto per consentire di regolare per legge anche le unioni di fatto. E poco importa se nel lavoro dei Padri Costituenti sono confluite, in un delicato equilibrio, le tre principali componenti culturali della nostra società, quella liberale, quella comunista e quella cattolica. Un equilibrio che sarebbe difficilmente ricreabile oggi se si volesse normare le unioni di fatto". Questo non significa, puntualizza il Forum, far finta che non sia in atto una "pluralizzazione delle forme familiari", ma l’istituto di ricerca deve anche tener conto del fatto che "la stragrande maggioranza degli italiani vive in nuclei ‘tradizionali’ e che la definizione costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna porta a obblighi, responsabilità sociali e, almeno in premessa, a una prospettiva di stabilità".