OSAMA BIN LADEN
Intervista con Adnane Mokrani, teologo musulmano
Per gli Stati Uniti la morte del leader di Al Qaeda rappresenta la fine di un incubo durato 10 anni. E mentre la notizia fa il giro del mondo, tra foto taroccate e sepoltura in mare, scatta la massima allerta attentati. È lo stesso Leon Panetta, capo della Cia, a lanciarla. Abbiamo chiesto un parere ad Adnane Mokrani, teologo musulmano di origine tunisina, docente alla Pontificia Università Gregoriana.
Quanto è forte ora il rischio di attentati?
"La cosa più importante da dire è che Bin Laden e la sua folle ideologia sono stati sconfitti da anni sul piano del loro impatto sull’opinione pubblica popolare. Lo abbiamo constatato soprattutto con le ultime rivoluzioni arabe democratiche e pacifiche che rappresentano un segno significativo che i popoli non hanno seguito l’appello violento di Bin Laden ma una strada totalmente e radicalmente diversa. E questo è stato il vero fallimento e la vera morte di Bin Laden. Dunque non ci si aspetta oggi una reazione massiva alla sua morte. Certo, ci potrebbero essere tracce e, cioè, minuscoli gruppi sparsi nel deserto del Maghreb islamico, in alcune zone dell’Afghanistan e del Pakistan, che possono attaccare come hanno fatto alcuni giorni fa a Marrakech. Qualche traccia del terrorismo dunque rimane ma questa ideologia era ormai alla fine".
Per questo gli Stati Uniti sono stati in grado di trovarlo?
"Sì, forse in alcune zone dell’Afghanistan e del Pakistan, Bin Laden poteva contare su qualche sostenitore ma in modo globale e generale la sua ideologia già da tempo non aveva futuro. Oggi, si vede piuttosto l’emergere di una nuova coscienza popolare circa l’importanza della democrazia e del cambiamento pacifico. E questa è una novità molto promettente".
Come si è spiegato, allora, l’esultanza degli americani a New York?
"Quello che temo è che in certi ambienti americani in questi ultimi anni è stato diffuso un sentimento di islamofobia a causa del terrorismo e a causa della confusione tra Islam e terrorismo. Spero che in futuro si possa collaborare per distinguere in modo chiaro e definitivo tra le scelte estreme dei terroristi e l’Islam autentico".
Quale ruolo può svolgere in questo senso l’Islam moderato e popolare?
"Da una lato, vedo che la religione non è sempre l’elemento decisivo che determina il cambiamento sociale, su cui invece influiscono tanti fattori. Ma è pur vero che l’Islam può essere la coscienza critica di un cammino pacifico verso la democrazia. Non credo in un sistema politico islamico. Ma ci sono valori fondamentali che sono insiti nell’Islam come la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà, la famiglia. Sono oggi questi valori, che l’Islam propone dentro le società islamiche, a poter costruire una società più umana, più democratica dove la dignità umana è rispettata. In questo campo si può lavorare con i mezzi pacifici, con una riforma radicale. Queste sono le vere sfide. Tutto il resto, secondo me, sono distrazioni".
Tutto il resto… cosa?
"Le ideologie estremiste e anche il terrorismo. Il terrorismo è stato una vera distrazione, nel senso che ha orientato e sta orientando gli sguardi verso l’emergenza-sicurezza e con il pretesto della sicurezza i regimi dittatoriali diventano più feroci e oppressivi creando una catena di reazioni di fondamentalismi. Noi adesso abbiamo bisogno di uscire da questa catena e vivere in Paesi dove i diritti umani sono rispettati".
In Paesi però come il Pakistan le minoranze cristiane temono ritorsioni nei loro confronti…
"Sì, perché la situazione in Pakistan è difficile e lo era anche prima dell’uccisione di Bin Laden, perché da anni è stata portata avanti una politica di discriminazioni contro i cristiani e le minoranze religiose in generale. E questo è stato confermato con la legge contro la blasfemia, che è una vera vergogna. Una legge incomprensibile e assurda agli occhi stessi dell’autentico Islam".
Oggi è più fiducioso o più preoccupato?
"Direi che sono fiducioso perché la vera speranza non mi viene dall’uccisione di Bin Laden ma dal cambiamento profondo che i popoli a maggioranza islamica stanno vivendo in questo momento, dall’Iran al Bahrein. Da quell’ondata e presa di coscienza importante, che sta determinando in quei Paesi una resistenza popolare e pacifica contro le derive del fondamentalismo e del terrorismo".