NATALE 2011
Le omelie dei cardinali Sepe, Scola e di mons. Giuliodori
Il Natale ci fa riscoprire la nostra identità e il compito di ogni cristiano. Da Milano, Napoli, Macerata le omelie di Natale di due cardinali e un vescovo.
Il compito di ogni cristiano. "Il mistero del Santo Natale indica oggettivamente il compito di ogni cristiano. In forza del dono immeritato e sempre sovrabbondante della fede, siamo chiamati ad assumere in prima persona l’umanità nostra e dei nostri fratelli uomini per condividerla e così diventare loro compagni di strada nella sequela di questo Bambino, speranza affidabile per ogni uomo", ha detto il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano. "Di questi tempi l’ansia di giustizia e di pace ha proseguito il porporato – si fa ancor più decisa. Chiama in causa i potenti di questo mondo che reggono le sorti dei popoli". Ma, si è chiesto il cardinale, "come potrebbe l’autorità, di ogni ordine e grado, promuovere opere di giustizia e di pace se non perché il popolo, sovrano in democrazia, con virtù e rettitudine pratica giustizia e pace? Ma questo è possibile all’uomo con le sue sole forze?". "Tutti è stata la risposta – dobbiamo guardare al Bambino consigliere ammirabile, padre per sempre. Dio si è abbreviato e si è reso da noi incontrabile, per evitare che noi ci si perda dietro imperfette ed idolatriche immagini di Lui. E perdendo Dio noi si perda la strada". Da qui "per i cristiani nasce una grande responsabilità: mendicare la fede. Come ci ha ricordato il Santo Padre la crisi del cristianesimo europeo è anzitutto crisi di fede". "Nella certezza che la tenerezza di questo Bimbo riesca a suscitare nel nostro sofisticato cuore di uomini post-moderni una fede più autentica ha affermato -, sapremo essere buoni cristiani e buoni cittadini".
Amore senza riserve. "Gesù è venuto per riscattarci!", ha ricordato il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Perciò, anche se il male tenta "di oscurare il cuore degli uomini", in realtà la luce del Bambino di Betlemme "squarcia le tenebre" e illumina "il volto dell’uomo, restituendogli la bellezza, l’immagine divina ricevuta nell’atto della creazione". Così grazie al Natale "ci sentiamo uomini, uomini veri e riscopriamo la nostra vera origine, la nostra identità. Il Bambino è venuto a chiamarci a diventare presenza di speranza, persone di pace e di fraternità per ognuno che incontriamo nelle strade della nostra vita. La terra, prima di essere la terra degli uomini, è la terra di Dio e Cristo ne è il centro perché solo lui è la risposta alle attese e alle necessità degli uomini". "Celebrare il Natale ha chiarito il porporato -, celebrare Cristo che viene ad abitare la nostra misera terra, è fare quello che lui ha fatto; è ascoltare e mettere in pratica quanto lui ci ha insegnato". Innanzitutto, "come per Gesù, così anche per noi la legge che deve guidare il nostro cammino è l’amore senza riserve, l’amore vero, l’amore incarnato. Essere cristiani significa avere un cuore capace di amare, capace di essere sensibile, capace anche di soffrire per i nostri fratelli, capace di essere amico di tutti, capace di non fare il proprio interesse: è questo l’esempio che Cristo ci ha dato; è questo che dobbiamo praticare nella nostra vita quotidiana". Allora, "il vero Natale è lavorare per una società meno egoista, meno indifferente, più umana e più giusta".
Sfuggire il male. "Che cosa è legittimo attendersi dal Salvatore? Il risanamento dei conti pubblici del nostro Paese? Il superamento delle fibrillazioni finanziarie mondiali che rendono incerto lo sviluppo e il futuro dell’umanità? Certamente il Signore non viene a risolvere magicamente i nostri problemi né ci solleva dalle nostre responsabilità", ha sostenuto mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Anche duemila anni fa, quando Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo le situazioni non erano facili. Il popolo ebraico doveva fare i conti con il dominio romano e con le tante povertà materiali e spirituali di cui ci parlano i vangeli. Molti anche allora attendevano da Dio una liberazione materiale e molti anche oggi pensano che si debba ricorrere a Dio perché ci risolva i problemi". In realtà, "la sua nascita in mezzo a noi è in grado di cambiare ogni cosa. Da una parte ci aiuta a sfuggire il male rinnegando ‘l’empietà e i desideri mondani’ e dall’altra ci indica la strada da percorrere per esser in lui persone nuove capaci di ‘vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà’". In questo modo di pensare e organizzare la vita "troviamo concretamente anche le condizioni per affrontare la crisi. La vera causa di questa crisi, infatti, non è di carattere economico ma etico. La perdita di rigore morale ha portato alla sostituzione del bene comune come criterio di ogni azione con l’interesse personale, e questo accade sia nei grandi sistemi internazionali sia nelle singole scelte personali. Alla radice degli squilibri finanziari ci sono scelte scriteriate e inique compiute da uomini e da gruppi senza scrupoli". "Il Natale ci dice allora ha concluso mons. Giuliodori – che dobbiamo affrontare la crisi con determinazione, avendo il coraggio di rimuovere le cause. Non c’è un’altra strada".