NATALE A TORINO
Ebrei e Chiesa cattolica con i rom e i senza fissa dimora
Alla Continassa, e negli altri campi nomadi torinesi, quest’anno non sarà un Natale come tutti gli altri. Il ricordo e la paura del violento assalto che la sera del 10 dicembre ha distrutto le baracche dei rom rumeni, che da anni abitano all’interno della cascina, riaffiora nella mente delle famiglie rimaste e di quelle che hanno trovato rifugio negli altri campi della città. Intanto, prosegue la maratona di solidarietà delle associazioni di volontariato, laiche e cattoliche, e delle istituzioni religiose e civili, che in queste settimane hanno continuato a sostenere le famiglie vittime del raid razzista.
Legati dallo stesso filo. Ieri una delegazione della Comunità ebraica di Torino, con in testa il rabbino capo Eliahu Birnbaum e il presidente Beppe Segre, ha visitato il campo della Continassa. “Siamo qui ha detto rav Birnbaum per esprimere di persona la nostra solidarietà. Come ebrei sentiamo la responsabilità di stare accanto a chi soffre, a chi è vittima della stupida brutalità umana. Ed è giusto farlo con un segno tangibile”. Il rabbino della Comunità ebraica torinese ha anche invitato i rom a trascorrere la giornata di oggi in Sinagoga: “in modo che ci raccontino i loro sentimenti, le loro difficoltà e non si sentano soli”. Secondo il presidente della Comunità ebraica di Torino, si è trattato di “un episodio di una violenza spaventosa”. “Come ebrei ha commentato Beppe Segre siamo legati alla storia dei rom, purtroppo, dal filo della shoah. Anche loro furono deportati nei campi di concentramento. Dobbiamo batterci perché le minoranze non patiscano più simili brutalità, non siano vittime di pregiudizi o stereotipi né vengano emarginati dalla società”.
Freddo e paura. Delle circa cinquanta persone che vivevano nella cascina prima del raid, ne sono rimaste 20. Alcuni abitanti del campo hanno trovato rifugio in Romania, altri si sono sistemati presso parenti e amici, negli altri accampamenti della periferia torinese. Per chi è rimasto, il Comune di Torino ha messo a disposizione alcuni container allestiti al parco della Pellerina per l'”emergenza freddo”. Ma le famiglie rom non vogliono abbandonare la Continassa. “Sono spaventati spiega al SIR la presidente dell’Associazione italiana Zingari oggi, Carla Osella , e soprattutto chiedono una sistemazione meno provvisoria rispetto a quella offerta dalla Città, che è valida soltanto per le ore notturne. L’ideale sarebbe trovare degli appartamenti popolari disponibili, ma al momento non ce ne sono. Si potrebbe pensare, allora, di sistemarli in uno spiazzo: in questo la nostra associazione si renderebbe disponibile a procurare le roulotte necessarie per l’accampamento”. Giovedì scorso i volontari dell’Aizo hanno portato viveri e vestiti alle famiglie della Continassa, coinvolgendo gli alunni dell’Istituto comprensivo “David Maria Turoldo” del quartiere Vallette. E per festeggiare il Natale, oggi pomeriggio, l’Aizo ha distribuito giocattoli e dolci ai bambini del campo di Lungo Stura Lazio, la grande baraccopoli alla periferia nord di Torino, dove l’associazione è impegnata nell’allestimento di una biblioteca per i ragazzi rom.
In attesa dei fatti. “Questo è un Natale non felicissimo per i rom torinesi. Nei campi c’è un clima di attesa: si aspetta che alle parole e alle tante dichiarazioni di solidarietà e di vicinanza espresse dopo l’assalto alla Continassa, seguano dei fatti concreti da parte dell’amministrazione cittadina e delle istituzioni”, dice al SIR Oliviero Alotto, presidente dell’associazione Terra del fuoco, che dal 2008 gestisce a Settimo Torinese un’esperienza di coabitazione e di auto-recupero tra famiglie rom, italiane e rifugiati politici, il “Dado”. “Occorre trovare delle sistemazioni alternative ai campi nomadi e agli alloggi popolari precisa Alotto . In questo senso, i progetti di coabitazione, gestiti da operatori e mediatori culturali, rappresentano una soluzione appropriata, perché le famiglie rom non vengono abbandonate a loro stesse, ma siano accompagnate a piccoli passi verso l’autonomia abitativa e l’integrazione”. Un modello giudicato “molto positivo” anche dall’arcivescovo di Torino, nel documento sulla questione rom, presentato mercoledì scorso, che si propone di “riportare in primo piano il problema dei rom a Torino”, trovando delle risposte concrete “insieme agli stessi rom, perché si sentano ‘costruttori insieme’ di futuro e non ‘ricevitori’ di soluzioni già confezionate”. Proprio mons. Cesare Nosiglia, lunedì prossimo, giorno di Santo Stefano, visiterà i campi nomadi della città, a cominciare dalla baraccopoli di Lungo Stura Lazio.