TEATRO E POLITICA

Verità e menzogna sul palco

Un corso di formazione nella diocesi di Milano

Offrire un "palcoscenico d’incontro e discussione tra due realtà da sempre intrecciate e contrapposte: la verità e la menzogna". Questa la proposta avanzata dalla Scuola di formazione sociale e politica per giovani "Date a Cesare quel che è di Cesare" della diocesi di Milano (www.scuolaformazionepolitica.org), che quest’anno amplia la sua offerta formativa con un corso su "Teatro e politica". L’iniziativa intende "approfondire le sinergie e le divergenze tra politica, "patria della verità" ma luogo che "da partecipazione corale" rischia di diventare "mestiere per pochi eletti", e il teatro, "regno della finzione per eccellenza", che "fa del suo pubblico uno spettatore attivo". Questa settimana i giovani iscritti si sono incontrati presso la Fondazione Lazzati di Milano, per il primo incontro-conferenza sul tema "L’espressione teatrale nel moderno orizzonte della comunicazione".

Un dialogo fecondo. Il corso di teatro e politica rientra nelle attività della Scuola, pensate per formare, "tramite un percorso comune, persone che ispirate al Vangelo possano vivere cristianamente e responsabilmente le questioni etico-sociali odierne". Le attività coprono gran parte del territorio diocesano, con sette corsi attivati in altrettante città, dove vengono affrontati vari argomenti di carattere sociale e politico, dalla famiglia alla gestione e amministrazione degli enti locali, con corsi base e corsi avanzati. Obiettivo: "Favorire un dialogo fecondo tra le realtà laicali" della diocesi, impegnate a vario titolo e con diverse sensibilità nel settore socio-politico "a partire da un progetto concreto come la formazione dei giovani". Il corso di Milano su teatro e politica, la novità di quest’anno, si articola in tre fasi: sono previsti quattro incontri teorici, animati da docenti dell’Università Cattolica di Milano, la visione collettiva di alcuni spettacoli della stagione teatrale milanese, e due laboratori intensivi condotti dalla compagnia Atir sul "Giulio Cesare" di Shakespeare, per permettere agli iscritti di sperimentare in prima persona la pratica teatrale. "La proposta di un corso di teatro – spiega la coordinatrice Caterina Versari – ha attirato giovani che altrimenti non si sarebbero mai avvicinati alla politica". "Se siamo arrivati al punto che un’espressione come "teatrino della politica" è diventata di uso comune – ammonisce Serena Sinigaglia, regista responsabile del laboratorio – significa che c’è davvero bisogno di corsi come questi, che possano restituire alla politica il teatro che le spetta: quello di un mondo più giusto e più bello".

Tra rito e politico. "La drammaturgia performativa contemporanea esprime un impegno di diagnosi, di allarme, d’indignazione forte rispetto alla congiuntura storica, culturale, antropologica che stiamo vivendo. Il disagio dell’artista nella polis di oggi, con un’arte povera e fuori dalle regole del mercato, interpreta e fa scoppiare il disagio generale: in questo senso si tratta di un teatro fortemente politico". L’intervento di Annamaria Cascetta, docente in discipline dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano, ha voluto evidenze come nell’orizzonte contemporaneo della comunicazione, "frastagliato, multiforme e individualista", in cui gli abitanti della città "da cittadini sono diventati consumatori", si senta l’urgenza della "riaffermazione del politico, della cultura intesa come impegno comunitario sul senso, di un luogo dove la comunità s’incontra per riflettere sul valore". In questo senso il teatro, con le sue modalità espressive, è "luogo privilegiato di convocazione intorno alla ricerca e all’elaborazione del senso", e lo fa attraverso le emozioni. Il teatro, oggi come nell’antichità, ha ricordato la docente, "incrocia le grandi pratiche sociali del rito e del politico", compiendo così "un gesto pubblico che è atto associativo". Il primo incontro del corso di teatro e politica ha voluto offrire una panoramica sull’identità e sulla necessità del teatro, nella sua stessa struttura "atto sociale per eccellenza": "Il teatro è il luogo della relazione – ha continuato Cascetta –, della presenza fisica di persone che rinnovano in ogni momento un patto comunicativo". Da Amleto in poi, il fine del teatro "è stato ed è di tenere, per così dire, lo specchio alla natura, di mostrare alla virtù i suoi lineamenti, al vizio la sua immagine".