CYBER SCUOLA
L’aula non è ancora da mettere da parte
"In classe s’impara di più". Titola così il "Corriere della sera" di oggi spiegando il "flop degli studenti online" negli Stati Uniti. Il quotidiano riferisce infatti di uno studio del "National education policy center" secondo il quale il 60% dei cyber studenti resta indietro in matematica rispetto ai coetanei che frequentano le scuole tradizionali. Il 50%, invece, fatica nella lettura, un terzo non si diploma in tempo, moltissimi si ritirano dopo solo pochi mesi dall’iscrizione.
Il fenomeno delle scuole online è diffuso negli States dove ci sarebbero oltre 250.000 studenti che frequentano… il computer. O addirittura l’iPhone. A volte, come in determinate situazioni di isolamento, è peraltro una condizione necessaria. Insomma, scuola sì, ma non in classe con i coetanei. A casa, con la speranza, o l’illusione di fare bene, se non prima e meglio.
Illusione, appunto, secondo i risultati dello studio americano che, a dire la verità, fanno sorridere gli amanti della cara e vecchia scuola, fatta di aule affollate, banchi un po’ scalcagnati, insegnanti magari sull’orlo di una crisi di nervi e una varietà indescrivibile di compagni. Tutte "distrazioni" che il computer elimina per una tranquilla fruizione del sapere dalla propria cameretta, magari con l’idea di essere assistiti "personalmente" (non è forse il "personal computer" che usiamo?).
Al di là dell’ironia, e senza assolutamente sottovalutare le potenzialità della tecnologia anche nel campo dell’apprendimento, vale però la pena di sottolineare come per imparare siano necessarie tante cose e come la scuola sia realtà ben più complessa e probabilmente efficace di un corso online. In sostanza si tratta di sapere cosa chiedere e a chi chiederlo.
Apprendere è un’attività personale, propria del soggetto. Scatta quando si produce un’adeguata motivazione. La scommessa del complesso processo scolastico sta appunto nel promuovere l’apprendimento negli allievi in determinate direzioni stabilite. Così anche un corso via web diventa efficace se scatena una motivazione sufficiente in chi lo frequenta e lo indirizza a conseguire gli obiettivi che dichiara. Ecco, in questo complesso meccanismo forse tutti gli ingranaggi della scuola tradizionale hanno qualche chance di successo in più rispetto alla cyber scuola. La dinamica delle relazioni, la maggiore possibilità, in ambiente tradizionale, da parte di chi insegna di "controllare" le variabili che circondano l’allievo, di calibrare gli interventi, di scoprire e utilizzare le risorse nella situazione di apprendimento, garantiscono migliori risultati. Senza sottovalutare le dinamiche competitive e/o cooperative, l’intreccio complicato dei rapporti tra pari e tra loro e gli adulti.
Insomma, la notizia che viene dagli Stati Uniti ci rassicura un po’: la scuola tradizionale, che pure tante volte sembra acciaccata e in perenne affanno nei confronti delle nuove e sfavillanti tecnologie, non è proprio ancora da mettere da parte. Le tocca andare avanti, prolungare l’età pensionabile. E almeno per questo non c’entra la manovra Monti.