UNIONE EUROPEA

Una spinta in avanti

L’Europa cresce attraverso le sue crisi

La previsione che la crisi che da quasi due anni mette in dubbio l’Unione monetaria europea possa tradursi alla fine in un avanzamento nell’integrazione, è destinata ad avverarsi. In ogni caso, le decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles riunitosi l’8 e il 9 dicembre puntano in avanti e significano una svolta sulla via di un’unione della stabilità, in cui gli Stati membri si assoggettano ad una disciplina comune della loro politica finanziaria e di bilancio. Finalmente viene data una nuova spinta verso l’Unione politica e il rafforzamento delle istituzioni comunitarie che – in considerazione della gestione della crisi, restata negli ultimi mesi per lo più nelle mani dei capi di Stato e di governo – molti commentatori frettolosi avevano già iscritto nella lista dei caduti.
Ciò che è stato deciso a livello politico verrà inserito in un trattato e verrà quindi reso vincolante a livello giuridico. Ciò dovrà avvenire entro marzo 2012. Per la coesione dell’Unione europea è importante che non solo i membri dell’Unione monetaria ma anche la gran parte degli altri Stati dell’Ue aderiscano a questo trattato. Il fatto che la Gran Bretagna abbia voluto sottrarsi alla disciplina comunitaria richiamandosi ai propri interessi nazionali – in particolare agli interessi della propria industria finanziaria – è deplorevole, ma non può certo fermare la spinta verso “più Europa". Questo è un risultato positivo del vertice, perché in occasioni precedenti, i capi di Stato e di governo si sono troppo spesso piegati a coloro che ponevano un veto (e nella gran parte dei casi erano i britannici), rinunciando a prendere decisioni oppure prendendo decisioni basate sul minimo comun denominatore.
Ma con le decisioni di Bruxelles la crisi non è ancora superata, perché l’indebitamento eccessivo di alcuni Paesi, che in ultima analisi è alla base della crisi, non è ancora stato eliminato. Con l’introduzione di una governance di politica finanziaria ed economica, tuttavia, si provvede affinché in futuro non si verifichino più crisi di questa portata. Le regole concordate obbligano gli Stati membri a contribuire alla stabilità, da un lato con i bilanci in pareggio privi di nuovo indebitamento, dall’altro con una diminuzione sistematica e coerente dei vecchi debiti. Gli sforzi dei nuovi governi dei Paesi membri più colpiti dalla crisi dell’indebitamento dimostrano che questo messaggio è stato colto e che, sotto l’impressione provocata dall’esperienza della crisi, esiste anche la disponibilità a fare ciò che è necessario, anche contro la notevole resistenza della popolazione.
Una condizione importante per far rendere possibile la diminuzione progressiva del carico debitorio è la crescita dell’economia che va stimolata e ravvivata, poiché solo un’economia viva e in crescita può generare le imposte, indispensabili per pareggiare i debiti. Non mancherà il sostegno solidale dei partner e dell’intera Unione europea nella lotta alla montagna di debiti e al recupero della crescita e della concorrenzialità. Ma il successo non si raggiungerà in un sol colpo. Anche qui si tratta di un processo che richiede del tempo. Per questo non è escluso che i “mercati” non si tranquillizzino nell’immediato.
Nella via verso il suo superamento, la crisi ha portato con sé un avanzamento deciso verso l’Unione politica europea. Non è la prima volta che una crisi agisce da catalizzatore dell’integrazione. In effetti, l’Europa cresce regolarmente attraverso le sue crisi. Esse sono espressione di cambiamenti profondi che si accompagnano con l’abbandono del sistema tradizionale degli Stati nazionali sovrani.