ROM A TORINO

Feriti e umiliati

Mons. Nosiglia, don Ciotti (Gruppo Abele) e don Olivero (Migrantes) sull’attacco al campo nomadi

Aveva denunciato di aver subito uno stupro mercoledì sera. Il fratello, dopo averla soccorsa per strada, aveva fatto credere che i responsabili della violenza fossero due rom del vicino campo abusivo. Ma in realtà la ragazza non era stata stuprata: aveva mentito per vergogna. Una bugia costata cara, che ha fatto partire la caccia al rom. Sabato sera, prima che la sedicenne torinese ammettesse ai Carabinieri di essersi inventata lo stupro, un corteo di circa 500 persone, formato da alcuni abitanti del quartiere Vallette, alla periferia nord di Torino, e da alcuni gruppi di ultras, hanno assaltato il campo nomadi della Cascina Continassa, a pochi passi dallo stadio della Juventus. Durante la fiaccolata, indetta all’indomani di quello che si è poi rivelato un finto stupro per “ripulire la Continassa” – come recita il volantino recapitato nei giorni scorsi nelle buche delle lettere dei condomini della zona –, alcune persone si sono staccate dal corteo e hanno appiccato il fuoco alle baracche e alle roulotte, mentre la gente che si trovava all’interno del campo, tra cui donne a bambini, scappava dalle uscite laterali. “Ciò che è avvenuto rappresenta un atto di violenza inaccettabile, che lascia sgomenti”, dice al SIR don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, che oggi pomeriggio si è recato in visita alla Cascina Continassa, insieme al direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti della diocesi di Torino, don Fredo Olivero, dopo aver festeggiato in mattinata il Natale insieme ai bambini rom della baraccopoli di Lungo Sturta Lazio, nella zona nord della città.

Sgombrare i pregiudizi. “La violenza che si è scagliata contro queste persone nasce da un vento di razzismo che soffia nel Paese – aggiunge don Ciotti –. Non è possibile che la diversità diventi avversità. La politica deve trovare delle soluzioni per queste situazioni, aiutando a sgombrare il campo dai pregiudizi contro queste persone, che non sono libere, perché vivono prigioniere della miseria e delle etichette che vengono loro affibbiate”. È quindi necessario, afferma il fondatore del Gruppo Abele, “che le istituzioni, senza rassegnarsi alle forme di illegalità e di sfruttamento che troppo spesso caratterizzano i campi nomadi, creino strumenti di conciliazione, di inclusione e di legalità per la popolazione rom”. Dall’altro lato, don Ciotti tiene a precisare che “la ragazza che mentendo ha creato le condizioni che hanno fatto scaturire questo gesto di intolleranza dev’essere tutelata”, e invita tutti, soprattutto i media, ad “astenersi da qualsiasi giudizio che possa rivelarsi dannoso e lesivo della sua dignità”.

Non era mai successo. “La Torino che soffre il disagio della crisi e che vive la tensione sociale ha cercato un nemico contro il quale scagliarsi. E l’ha trovato nei rom”, sottolinea don Fredo Olivero, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti della diocesi subalpina. L’assalto all’accampamento della Cascina Continassa nasce, secondo don Olivero, da un clima di “tensione che è andato aumentando, nel quartiere e nella città”. Abitanti e gruppi organizzati “hanno risposto a modo loro di fronte a una situazione di violenza subita, che poi si è rivelata inesistente – prosegue il direttore diocesano di Migrantes –. Hanno cercato il nemico, l’hanno individuato nei rom e sono intervenuti, a prescindere da ogni accertamento della verità dei fatti”. Precisa don Olivero: “È la prima volta in trent’anni di esperienza pastorale che vedo dar fuoco a un campo nomadi a Torino. Non è mai successo. È un fatto sconvolgente che indica come vada trovata al più presto una soluzione per i nomadi che vivono nei campi abusivi ai margini della città”.

Ferito e umiliato. “Mi sento umiliato e ferito sia come cristiano, membro di una comunità che vanta nella sua storia la testimonianza dei Santi sociali, sia come cittadino di una città dove migliaia e migliaia di persone operano ogni giorno con grande generosità e gratuità verso poveri, gli immigrati e gli stessi rom”. Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, è intervenuto in serata sull’episodio di violenza contro i rom avvenuto ieri sera alla Continassa. “Non è con l’intolleranza, con la divisione, con la violenza gratuita e immotivata che possiamo dare delle risposte al disagio e alla paura – aggiunge l’arcivescovo –. Comportamenti come questo ci allontanano dalla ‘cultura’ cristiana e civile del nostro popolo, che faticosamente ma con fiducia dobbiamo continuare a costruire insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. “Mi auguro e chiedo – conclude mons. Nosiglia – che queste famiglie rimaste senza un luogo dove abitare e senza tante delle povere ma importanti cose che avevano con sé possano trovare una soluzione alle loro concrete e urgenti necessità, con l’impegno delle comunità cristiane del territorio, delle associazioni e di ogni cittadino sensibile alle necessità del suo prossimo”.

a cura di Gabriele Guccione – SIR Regione (Torino)