ABUSI SUI MINORI
È possibile proteggere i bambini
"Gli abusi e i maltrattamenti sono forti esperienze traumatiche per chiunque ne sia colpito, ma soprattutto nei bambini possono provocare, se non opportunamente curate, gravi conseguenze psicopatologiche e fisiche nell’età adulta": lo ha detto il direttore della Pediatria di urgenza dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, Antonio Rubino, che ha diretto i lavori del convegno "’Io ti vedo’. Infanzia abusata e maltrattata. Vedere, riconoscere, provvedere", promosso a Torino con l’Anpas (pubbliche assistenze) del Piemonte . Al convegno presso il Sermig-Arsenale della Pace (6-7 dicembre) hanno preso parte medici, operatori sanitari e dei servizi territoriali, membri delle forze di pubblica sicurezza, magistrati, volontari. "L’incontro con i bambini vittime di violenza spiega il presidente di Anpas Piemonte, Andrea Bonizzoli per i nostri volontari è più frequente di quanto si possa pensare. Trascuratezza, maltrattamento fisico, psicologico, abuso sessuale: si tratta di imparare a ‘vedere’ perché se tutti ‘vedono’ è più facile proteggere i bambini".
Assenza di protocolli. "A livello internazionale hanno iniziato ad interessarsi dell’abuso e del maltrattamento sui minori da molti anni. Dalla fase di informazione e di formazione del personale sanitario sono passati a una fase successiva di presa in carico in maniera condivisa, con protocolli e linee guida ben precise. Da noi in Italia, invece, al momento non esistono ancora tali protocolli": lo ha affermato il docente di pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e del Campus Biomedico, Pietro Ferrara, relatore al convegno. "Tali procedure sono in vigore da tempo negli Stati Uniti, dove esiste un registro con tutti i casi e le tipologie di abusi; o anche in Gran Bretagna dove esiste un ottimo sistema di protezione dell’infanzia. In Italia invece prosegue ci sono ottime realtà che intervengono su scala locale, come ad esempio l’associazione ‘Bambi’ di Torino, gli ospedali "Meyer" di Firenze, il "Bambin Gesù" e "Gemelli" di Roma, il nuovo centro "Bamb" di Milano, ma non esiste un sistema organico ed integrato che permetta di monitorare e tenere sotto controllo il fenomeno e nemmeno di poter formare adeguatamente i pediatri ed operatori socio-sanitari". Il docente rileva che "ciò si riscontra anche a livello universitario dove i libri di pediatria non dedicano un rigo o in qualche raro caso solo poche frasi a tali sindromi".
"In carico" tutta la famiglia. "Con questo congresso abbiamo inteso fornire degli strumenti a chiunque si trovi a contatto di un bambino abusato o maltrattato che aiutino a riconoscere il problema e ad attivare le strutture adeguate": così la responsabile dell’Ambulatorio "Bambi" di pediatria d’urgenza a Torino, Fulvia Negro, secondo la quale "la reale incidenza del problema della violenza su minori è ancora poco conosciuta, proprio perché spesso le vittime non raccontano e perché i segni clinici di maltrattamenti possono essere molto sfumati". "Il danno da violenza sessuale o da maltrattamento infantili in genere risulta molto profondo e porta a coazione a ripetere, se non viene precocemente interrotto tale circolo vizioso e riparato quanto è andato distrutto in termini di fiducia e autostima": lo ha spiegato la psicologa clinica Sara Racalbuto, operante nell’Ambulatorio "Bambi". "L’immagine di sé dei bambini o bambine abusati viene profondamente rovinata prosegue e ne derivano adulti in grande difficoltà nei rapporti con gli altri oltre che con se stessi. Si parla di ‘transgenerazionalità’, in quanto bambini maltrattati divengono spesso adulti che tendono a loro volta a maltrattare. Si possono anche presentare disturbi di tipo psicotico, con meccanismi di scissione e relazioni interpersonali disfunzionali, con disturbi di personalità e aggressività". Racalbuto sottolinea che "tali violenze subite a livello infantile vanno a ledere strutture psichiche importanti. Quando si viene a conoscenza di un abuso occorre prendere in carico tutta la famiglia e non soltanto l’abusato. L’evento deriva spesso da atteggiamenti pedagogici errati, o addirittura da forme psichiatriche preesistenti e quindi occorre restituire il bambino a una normalità che a volte si può trovare solo allontanandolo dalla propria famiglia di origine".