CARD. ANGELO SCOLA
Il primo discorso alla città su ”crisi e travaglio”
È incentrato su "Crisi e travaglio all’inizio del terzo millennio" il primo discorso alla città di Milano dell’arcivescovo card. Angelo Scola (testo integrale: www.chiesadimilano.it), ai primi vespri della Solennità di Sant’Ambrogio, nel quale il porporato cita per la seconda volta la prima lo ha fatto nel discorso di ingresso un suo predecessore, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, che nel 1962 richiamava alla necessità di un dialogo tra "il sacro" e la "cosa pubblica".
Recuperare l’uomo. "Secondo molti esperti la radice della cosiddetta crisi afferma il card. Scola – starebbe nel rovesciamento del rapporto tra sistema bancario-finanziario ed economia reale. Le banche sarebbero state spinte a dirottare molte risorse che avevano in gestione (e quindi anche il risparmio delle famiglie) verso forme di investimento di tipo puramente finanziario. Anche a proposito della nostra città si è potuto affermare: a Milano è rimasta solo la finanza. Non spetta a me confermare o meno tale diagnosi. Voglio, invece, far emergere un dato che reputo decisivo: nonostante l’ostinato tentativo di mettere tra parentesi la dimensione antropologica ed etica dell’attività economico-finanziaria, in questo momento di grave prova il peso della persona e delle sue relazioni torna testardamente a farsi sentire". "E’ giusto riconoscere", secondo l’arcivescovo, "che la radice patologica della crisi sta nella mancanza di fiducia e di coesione".
Ristabilire la fiducia. Per questo, avverte, "dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. E questo perché un approccio individualistico non rende ragione dell’esperienza umana nella sua totalità. Ogni uomo, infatti, è sempre un ‘io-in-relazione’. Per scoprirlo basta osservarci in azione: ognuno di noi, fin dalla nascita, ha bisogno del riconoscimento degli altri. Quando siamo trattati umanamente, ci sentiamo pieni di gratitudine e il presente ci appare carico di promessa per il futuro. Con questo sguardo fiducioso diventiamo capaci di assumere compiti e di fare, se necessario, sacrifici". Da qui, sottolinea il card. Scola, "è bene ripartire per ricostruire un’idea di famiglia, di vicinato, di città, di paese, di Europa, di umanità intera, che riconosca questo dato di esperienza, comune – nella sua sostanziale semplicità – a tutti gli uomini".
I compiti della politica. Non manca, l’arcivescovo Scola, di ricordare alla politica i suoi compiti. È urgente "liberare la ragione politica dalle secche di una realpolitik incapace di capire il cambiamento e coglierne le sfide. La politica, nell’attuale impasse nazionale e nel monco progetto europeo, ha bisogno di una rinnovata responsabilità creativa perché la società non può fare a meno del suo compito di impostazione e di guida". A questa assunzione di responsabilità "deve corrispondere l’accettazione, da parte di tutti i cittadini, dei sacrifici che l’odierna situazione impone. Per sollevare la nazione è necessario il contributo di tutti, come succede in una famiglia: soprattutto in tempi di grave emergenza ogni membro è chiamato, secondo le sue possibilità, a dare di più". Di qui un monito: "Chi ha il compito istituzionale di imporre sacrifici dovrà però farlo con criteri obiettivi di giustizia ed equità inserendoli in una prospettiva di sviluppo integrale" che "non si misura solo con la pur indicativa crescita del Pil".
Tre rilievi culturali. Dall’arcivescovo di Milano anche tre "rilievi di carattere culturale". Anzitutto l’esortazione a non rassegnarsi "di fronte ad una concezione dello ‘scambio’" che "sembra governare l’intera macchina economica" e riduce il cittadino a "homo oeconomicus, preoccupato esclusivamente di massimizzare il profitto". Il card. Scola rilancia inoltre "gli autorevoli inviti ai fedeli laici a un più deciso impegno politico diretto" alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Infine, di fronte alla "irresponsabilità diffusa" che "spinge a spendere sistematicamente per i propri consumi ciò che non si è ancora guadagnato", il richiamo alla necessità di "un radicale mutamento degli stili di vita".
Lavoro, impresa, finanza. "I cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, dell’impresa e della finanza prosegue l’arcivescovo – esigono un ripensamento del significato del lavoro stesso e dello sviluppo e un’attenzione reale ai loro protagonisti". Obiettivo primario delle politiche in materia deve essere "la rivalutazione della responsabilità personale tanto dei lavoratori quanto degli imprenditori, la creazione di nuovi servizi che favoriscano la crescita professionale e affianchino a percorsi di riqualificazione e formazione un sostegno economico e, infine, la valorizzazione e la creazione di spazi di partecipazione". "Perché propone – non riprendere in seria considerazione la proposta che tutti i lavoratori abbiano parte agli utili di impresa?".
Per una immigrazione sostenibile. Il pensiero del card. Scola va anche ad anziani, giovani e famiglie. Per i migranti auspica una "immigrazione sostenibile" perché "magnanimità ed equilibrio non si escludono a vicenda". Infine l’annuncio che all’inizio del nuovo anno saranno pronte "le nuove linee per dare continuità e sviluppo all’importante progetto del Fondo Famiglia e Lavoro, tenacemente perseguito dal mio predecessore il cardinale Dionigi Tettamanzi".