RAPPORTO CENSIS

Più stima di se stessi

In Italia pur nella crisi c’è una diffusa volontà di costruire futuro

Smetterla di piangersi addosso e "riscoprire la stima che tanti di noi hanno verso il proprio Paese e i luoghi in cui vivono", rendendo visibile "quell’orgoglio dell’essere italiani" e per "la bellezza di ciò che abbiamo". Edoardo Patriarca, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, commenta al SIR il Rapporto Censis presentato questa mattina a Roma sulla situazione sociale del Paese invitando a "raccontare un po’ di più" quel Paese che sembra sfuggire alle grandi statistiche, "fatto di persone, comunità e famiglie che ancora investono, soprattutto in ambito locale, nei territori nei quali vivono". Per Patriarca, "i dati raccolgono una percezione di stanchezza, sfilacciamento, paura di non farcela che effettivamente è diffusa" ma "siamo di fronte a una svolta e quel senso di comunità in grado di superare ogni avversità non è più così scontato". "Però – evidenzia il segretario delle Settimane Sociali italiane – c’è anche tutto un altro Paese, fatto di persone, comunità e famiglie che ancora investono", ed "è lì che si gioca la novità", con "esperienze d’imprenditoria profit e non profit legate al territorio". "Oggi dobbiamo e vogliamo tornare a investire, a mettere in gioco le risorse. Attenzione, perciò, a letture rigorose dei problemi del Paese, che però non vedono la reazione che pure c’è. Il problema, semmai, è raccontare tutte queste esperienze, metterle in rete per dar vita a un’ondata di speranza e di positività, di cui abbiamo estremo bisogno". Circa la "responsabilità collettiva pronta a entrare in gioco" cui fa riferimento il Censis, Patriarca nota una diffusa "volontà di riprendere in mano il governo del territorio, le politiche a livello locale, non per egemonia, ma per essere protagonisti – conclude – del proprio futuro".

Rapporto Censis: scheda
Dal 45° rapporto Censis emerge che "la società è fragile, isolata e eterodiretta" ma "il passo lento del nostro sviluppo segue una solida traccia: valore dell’economia reale, lunga durata, articolazione socio-economica interna, relazionalità, rappresentanza". Lo studio evidenzia come nel "picco della crisi 2008-2009 avevamo dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, guadagnandoci una buona reputazione internazionale"; tuttavia, "ora siamo fragili a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico. Siamo isolati, perché restiamo fuori dai grandi processi internazionali. E siamo eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. I nostri antichi punti di forza non riescono più a funzionare". Il rapporto mostra come negli italiani, "in tempi difficili come quelli attuali, c’è una responsabilità collettiva pronta a entrare in gioco che, come spesso è accaduto nei passaggi chiave della storia nazionale, può essere decisiva nel fronteggiare le difficoltà". Il 57,3% dei cittadini è disponibile a sacrificare il proprio tornaconto personale per l’interesse generale del Paese (anche se, di questi, il 45,7% limita la propria disponibilità ai soli casi eccezionali).

Identità italiana. L’identità italiana è per sua natura "molteplice", ma ancora oggi "i pilastri del nostro stare insieme fanno perno sul senso della famiglia, indicata dal 65,4% come elemento che accomuna gli italiani. Seguono il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%), l’amore per il bello (20%)". Tuttavia, per avere un’Italia più forte le idee di cosa andrebbe messo al centro dell’attenzione sono abbastanza chiare: "Per più del 50% la riduzione delle diseguaglianze economiche. Moralità e onestà (55,5%) e rispetto per gli altri (53,5%) sono i valori guida indicati dalla maggioranza degli italiani. Ed emerge la stanchezza per le tante furbizie e violazioni delle regole. L’81% condanna duramente l’evasione fiscale: il 43% la reputa moralmente inaccettabile perché le tasse vanno pagate tutte e per intero, per il 38% chi non le paga arreca un danno ai cittadini onesti". Stando al Rapporto, "la reputazione del nostro Paese all’estero è meglio dell’autostima italiana: siamo uno dei Paesi al mondo dove è più forte lo scarto tra quello che all’estero si pensa di noi e la reputazione che noi stessi attribuiamo all’Italia". Nella classifica della percezione internazionale ci collochiamo in 14ª posizione, prima di Regno Unito, Spagna, Francia e Stati Uniti. Perdiamo 2 posizioni rispetto al 2009, nulla di paragonabile al downgrading di Spagna, Irlanda e Grecia, che hanno perso rispettivamente 5, 6 e 7 posizioni. L’Italia si colloca in alto per "lo stile di vita, l’ambiente, la relazionalità, mentre non primeggia per il livello avanzato dell’economia o per i fattori di sostegno allo sviluppo". Ma nella classifica della reputazione interna del proprio Paese, "il nostro posizionamento è decisamente peggiore: eravamo al 26° posto su 33 Paesi esaminati nel 2009, scivoliamo fino al terz’ultimo posto su 37 Paesi nel 2011".

Nuovi media e accesso a internet. Per quanto riguarda la relazione degli italiani con i nuovi media, secondo il Censis la televisione "resta sempre il mezzo più diffuso nel panorama mediatico italiano: il 97,4% della popolazione la utilizza". Anche nel mondo dell’informazione la "centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte principale. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% riferito ai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. Per la popolazione complessiva, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi la carta stampata con i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo ci sono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web d’informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Infine, l’Italia "continua a rimanere indietro rispetto a molti Paesi dell’Unione europea, sia per quel che riguarda la diffusione dell’accesso a Internet, sia per la qualità della connessione. Il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi: per quanto riguarda l’accesso a Internet da casa, tra le famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i 64 anni si raggiunge il 59% (rispetto alla media europea del 70%). L’accesso mediante banda larga registra invece un tasso di penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%".