UNIONE EUROPEA
Conflitti d’interesse: dal 1° gennaio un ”Codice di condotta”
(SIR Europa – Bruxelles) – Un "Codice di condotta" che stabilisce principi e norme cui si devono attenere gli eurodeputati per evitare conflitti di interesse. Così pure – e altrettanto importante – un segnale verso i cittadini europei, che vorrebbe indicare la trasparenza dell’istituzione politica. Il Parlamento Ue ha approvato il Codice nel corso della seduta odierna, con 619 voti favorevoli, 2 soli contrari e 6 astenuti.
Segnale forte ai cittadini. Il Codice di condotta, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2012, "sarà uno scudo contro comportamenti contrari all’etica". Il presidente dell’Assemblea, il polacco Jerzy Buzek, ha dichiarato: "Mi felicito del largo consenso in favore del Codice, preparato nel tempo record di 10 settimane. Oggi è il secondo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, un giorno perfetto per adottare" tali norme. A SIR Europa Buzek conferma che il Codice non ha solo valore legale all’interno dell’istituzione, ma è anche un segnale chiaro ai cittadini in questo momento di difficoltà per il processo d’integrazione comunitaria. Ma queste regole sono le più rigorose possibili? "Si tratta risponde – di norme tra le più rigorose in Europa", anche considerando testi analoghi già in vigore nei parlamenti nazionali. "Abbiamo adottato soluzioni severe in modo da garantire" il binomio "più responsabilità più trasparenza da parte degli eurodeputati".
Evitare conflitti d’interesse. "D’ora in avanti chiarisce una nota del Parlamento – i deputati saranno tenuti a presentare una dichiarazione d’interessi su tutte le loro attività remunerate praticate al di fuori del Parlamento e l’ammontare dei guadagni, così come il resoconto di qualsiasi altra funzione che potrebbe generare un conflitto d’interessi". Viene ovviamente introdotto il divieto di ricevere pagamenti o altri compensi al fine di influenzare le decisioni parlamentari. Ulteriori articoli si concentrano sul divieto di accettare regali del valore superiore a 150 euro. I deputati dovranno pertanto dichiarare pubblicamente, e online, "ogni attività professionale svolta nei tre anni precedenti le elezioni, così come l’appartenenza a qualsiasi consiglio aziendale, organizzazione non governativa o associazione". Ogni attività remunerata intrapresa durante la durata del mandato dovrà essere resa pubblica nel caso i compensi superino i 5mila euro l’anno. "Sostegni finanziari di qualsiasi natura che potrebbero causare un conflitto d’interessi dovranno essere resi pubblici".
Le sanzioni previste. Vede la luce un Comitato consultivo che dovrà fornire "indicazioni ai deputati" in materia di trasparenza e consiglierà al presidente del Parlamento le misure da adottare in caso di violazioni del Codice stesso. Vari i tipi di sanzioni previste: un deputato potrà essere sanzionato con un richiamo verbale, la perdita dell’indennità giornaliera da due fino a dieci giorni, la sospensione temporanea dalle attività del Parlamento, la perdita del ruolo di relatore o di altre cariche elettive all’interno dell’Assemblea. Le sanzioni saranno rese pubbliche mediante il sito www.europarl.europa.eu. Diana Wallis, britannica, vice presidente del Parlamento, ha preso parte alla stesura del testo: spiega che esso va accostato al Codice che regolarmente e rende trasparente la presenza dei lobbisti presso l’Assemblea. "Abbiamo voluto lanciare un messaggio rassicurante a tutti i cittadini europei che ci osservano", spiega. "Ora terremo monitorato il funzionamento di questo Codice chiarisce a SIR Europa – e stileremo una relazione annuale proprio in tal senso", così da stabilire se il Codice ha raggiunto i suoi scopi o debba essere rivisto o reso più rigido.
"Norme buone ed equilibrate". La necessità di alcune norme di questo tipo s’era ravvisata già da tempo, anche in relazione ad alcuni articoli apparsi sul quotidiano "The Sunday Times" i cui giornalisti avevano indotto tre deputati ad accettare offerte in denaro per presentare emendamenti a una relazione in itinere presso l’Assemblea. Ne era sorto uno scandalo che ha evidentemente lasciato traccia a Strasburgo e Bruxelles. Libor Roucek, ceco, anch’egli vice presidente del Parlamento, osserva a SIR Europa: "Il divario tra politici e funzionari Ue da una parte e cittadini dall’altra è notevole ed è cresciuto in questo periodo di crisi. Per questa ragione era importante giungere al Codice. Non volevamo però far intendere che i politici sono corrotti; semmai le regole e la trasparenza possono dimostrare che nella politica ci sono una morale e un’etica rigorose". "Le buone leggi aggiunge Carlo Casini, eurodeputato italiano, presidente della commissione affari costituzionali devono anche essere equilibrate. E così avviene con il Codice di condotta. Il suo valore simbolico non può peraltro essere ignorato. All’esterno, esso prova all’opinione pubblica che il Parlamento europeo è uno strumento trasparente per servire il bene comune e per costruire l’Europa su linee di libertà e di giustizia".