UNIONE EUROPEA

Appena spento l’incendio

Alle misure urgenti contro la crisi deve seguire la ripresa del metodo comunitario

Ora "la casa brucia e bisogna intervenire urgentemente" con "soluzioni tecniche" e "governi tecnocratici" anche a costo di una sorta di "sospensione della democrazia"; appena possibile occorre però "ritornare al metodo comunitario". È in sintesi quanto emerso ieri sera dal dibattito "Il futuro della democrazia europea", ospitato a Roma dalla Rappresentanza Ue in Italia, mentre era attesa la decisione dei ministri delle finanze riuniti a Bruxelles sullo sblocco della sesta tranche di aiuti (8 miliardi di euro) alla Grecia; via libera arrivato in serata. L’incontro ha preso lo spunto dal volume "Democracy in the EU after the Lisbon Treaty", pubblicazione di Iai (Istituto affari internazionali fondato nel 1965 da Altiero Spinelli), Nôtre Europe (associazione creata nel 1996 da Jacques Delors), e Centro studi sul federalismo, curata da Raffaello Matarazzo (Nuova Cultura, Roma 2011).

Ora "risposte tecniche". Per Gian Luigi Tosato, docente di diritto dell’Unione europea, il Trattato di Lisbona "costituisce di per sé un sistema molto avanzato di democrazia, ma una cosa sono le norme, un’altra la loro concreta attuazione. Al suo interno esistono comunque ulteriori margini di miglioramento". "È entrato in vigore in ritardo rispetto alle esigenze del momento; per questo è in gran parte superato dagli eventi e ha bisogno di aggiornamenti", sostiene l’ambasciatore Rocco Cangelosi, già rappresentante dell’Italia presso l’Ue e fra i protagonisti delle trattative che hanno condotto all’entrata in vigore del Trattato il 1° dicembre 2009. Pur sottolineando lo sforzo di legittimazione democratica dell’Unione europea costituito dai diversi istituti previsti nel Trattato – rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, maggiore coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo legislativo Ue, valorizzazione dei partiti politici europei, più voce ai cittadini attraverso la cosiddetta "iniziativa popolare" (Eci) – Cangelosi osserva che "la crisi economica determina cambiamenti non solo nel funzionamento dell’Europa ma anche delle procedure democratiche degli Stati membri". Essa richiede infatti "risposte molto tecniche in materia di spread, derivati, debito pubblico" e quindi servono "esecutivi tecnocratici come in Grecia e in Italia" ma, si chiede, "dov’è il coinvolgimento dei cittadini?".

Crisi non solo economica. Per Raffaello Matarazzo, "la profonda crisi che attraversa l’Europa non può trovare risposta solo sul terreno economico perché investe anche le dimensioni politica, sociale e culturale", e nel Trattato di Lisbona "vi sono le risorse per democratizzare il processo politico e offrire un reale spazio pubblico ai cittadini". "Non c’è mai stata democrazia reale in Europa – replica Tosato –. Finora i risultati delle decisioni assunte a Bruxelles si erano dimostrati buoni, le cose andavano relativamente bene perché le grandi questioni restavano demandate ai Parlamenti nazionali". La crisi dunque come "grande opportunità democratica perché tutti i Paesi sono davanti a decisioni che coinvolgono la vita quotidiana dei loro cittadini, necessarie per salvare l’euro e l’eurozona". "Non è semplice – avverte però Cangelosi – spiegare ai cittadini i costi che le manovre correttive comporteranno: si tratta di un ruolo di mediazione che deve essere svolto dai Parlamenti nazionali". E intanto in Grecia è stato proclamato per domani uno sciopero generale di 24 ore per protestare contro le misure di austerity del governo.

Metodo comunitario. Centrale, prosegue l’ambasciatore, anche il ruolo dei partiti politici europei, molti dei quali, spiega tuttavia il deputato Sandro Gozi, responsabile politiche Ue del Pd, "esistono sulla carta ma non nei fatti", sono insomma "più un obiettivo che una realtà". Di qui la proposta di "creare delle liste transnazionali collegate ai partiti esistenti, i cui capilista dovrebbero presentare un preciso programma per l’Europa". Interpellato dal moderatore Giampaolo Gramaglia, giornalista e consigliere per la comunicazione Iai, sul "metodo" da adottare per "progredire nell’integrazione e superare la crisi", Tosato invita a distinguere "due tempi". "Ora la casa brucia e bisogna intervenire con urgenza. In prospettiva deve prevalere il principio di sussidiarietà: politica di bilancio, governance economica e fiscalità devono essere europee, ma commercio, famiglia, divorzio, non dovrebbero essere materia di competenza Ue". Cangelosi concorda sull’urgenza di "misure a livello europeo per affrontare l’emergenza", ma precisa che "devono essere accompagnate da progetti di crescita e sviluppo" e che appena possibile occorre ritornare al "metodo comunitario". Sulla stessa linea Matarazzo: "Se questa crisi deve avere una vittima, mi auguro sia l’illusione che accordi bilaterali o di carattere intergovernativo possano risolvere questioni che vanno invece affrontate con un maggiore coinvolgimento della Commissione Ue e con il metodo comunitario". Per concludere un pensiero dell’economista Tommaso Padoa Schioppa – già presidente di Nôtre Europe morto nel dicembre 2010 – posto a chiusura del volume: "Se le istituzioni non sono animate da ‘spirito umano’, nulla può impedire alla società di soccombere di fronte ai cambiamenti".