ALLUVIONE POLESINE

Quella forza antica

Il ricordo di quello che accadde sessant’anni fa

È scesa in questi giorni una nebbia fitta sul nostro territorio e questo paesaggio indefinito e sfuocato, incerto ed impenetrabile ha favorito il ricordo di quello che accadde qui sessant’anni fa. Allora l’argine del grande fiume venne travolto in più punti dalla pressione della corrente. Una valanga d’acqua si riversò per le strade, invase le case, sommerse i campi.
Moltissime persone furono costrette a fuggire e inevitabilmente nel cuore si aprì una ferita. Sono passati tanti anni e quei momenti di dolore e di paura pesano ancora. La gente del Polesine – lo si può capire anche dai volti senza lacrime sulle vecchie foto – reagì con una capacità di sopportazione e di pazienza che narra ancora adesso di tutte le fatiche, di tutta la povertà, di tutto il coraggio della storia di questo popolo da sempre a contatto con i fiumi, con l’acqua.
Quel coraggio non è stato mai premiato da nessuno e nessuno qui lo avrebbe mai voluto; faceva parte della mentalità e del sentire di gente abituata alle difficoltà. Non ci fu un lamento, una recriminazione, un dito alzato a denunciare e a condannare. È tutto molto differente da quello che accade oggi e che tutti noi vediamo continuamente cercato, esaltato e promosso volutamente da un giornalismo che si nutre solo ed esclusivamente di denunce e di accuse.
Quella di oltre mezzo secolo fa non fu remissione fatalistica di fronte alle sventure o assuefazione passiva al dolore, perché la gente che passò attraverso quella disgrazia si rimboccò le maniche senza protestare e senza lamentarsi mai, dimostrando così di avere nella propria interiorità una forza di reazione e di ripresa che si abbinava a quella della pazienza.
Queste qualità denotano una forma di civiltà che in generale era di larghi strati della popolazione in tutto il Paese e che oggi si è perduta perché un consumismo imperante ha di fatto reso tutto più facile, tutto a portata di mano; si è sempre di più escluso il sacrificio, la capacità di sopportare. Qualunque cosa succeda, oggi la prima cosa che si fa è andare in cerca di un colpevole; si fanno denunce in tribunale, si vuole giustizia, si pretende che qualcuno paghi. E questo sembra bastare per mettere a posto le cose. In realtà la vita in diversi momenti fa capire che non è vero che tutto sia a portata di mano, che tutto sia sempre dovuto.
Una certa visione molto in voga sui media che si concentra sui diritti escludendo i doveri, oltre che ingannare sulla vita, indebolisce le persone e le priva di quella necessaria capacità di affrontare le avversità.
Questo è vero soprattutto in questo momento guardando all’attuale situazione italiana e internazionale. Da ogni parte si richiama il necessario ricorso ai sacrifici, ma nello stesso tempo sembra che tutti ritengano che siano gli altri a doverli fare.

(*) direttore "La Settimana" (Adria-Rovigo)