UNIVERSITÀ

Una “nuova visione”

Inaugurati gli anni accademici della Cattolica e della Lateranense

In questa fase delicata della vita sociale e politica italiana l’Università Cattolica non vuole sottrarsi alle sue responsabilità mostrando "un rinsaldato impegno e una rinnovata capacità di azione", per far nascere "una nuova fase nazionale" che deve però partire da "una nuova visione culturale e politica". Lo ha detto il 9 novembre a Milano il rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, nel discorso inaugurale del 91° anno accademico. "Il nostro Ateneo – ha affermato il rettore di fronte a studenti e docenti radunati nell’aula magna – sia laboratorio vivo di cultura viva, così da poter contribuire a farci oltrepassare la condizione di crisi lunga, turbolenta, e dagli esiti pericolosamente incerti, in cui da tempo viviamo". Veniamo da un "anno segnato da molti affanni" e dai "sempre più pesanti colpi delle scorse settimane", per questo "l’anno che si apre sarà cruciale", ha ricordato Ornaghi, che ha espresso il desiderio di "veder nascere una fase della vita nazionale in cui saremo tutti chiamati" a costruire "un modello di sviluppo duraturo e meno iniquo di quello attuale". "Il cattolicesimo italiano – ha proseguito il rettore – avverte in misura crescente un tale bisogno. Come Università Cattolica dobbiamo collaborare affinché questo bisogno trovi la sua risposta più adeguata e degna", anche attraverso "l’intensificare, ammodernare e innovare la preparazione di coloro che entreranno a far parte della classe dirigente e del ceto politico del nostro Paese".

Un’Università non "elitista bensì popolare". Nel suo discorso il rettore ha voluto ricordare il carattere "non elitista bensì popolare" dell’Ateneo. Per farlo ha snocciolato i numeri dei giovani sostenuti nel percorso di studi. "In totale più di 9 mila studenti – ha ricordato – ricevono forme diversificate di sostegno economico", di questi "3.700 sono esonerati integralmente dal pagamento delle tasse e 6 mila usufruiscono di agevolazioni economiche". Servizi particolari sono riservati, inoltre, "a favore di 432 studenti con disabilità". Al 31 ottobre 2011 sono iscritti nelle cinque sedi (Milano, Roma, Brescia, Cremona-Piacenza e Campobasso) 41.953 studenti con un incremento del 3% (7.135) rispetto al 2010. I corsi di laurea triennale attivati sono 43, 39 quelli di laurea magistrale, 5 a ciclo unico, oltre 100 master di primo e secondo livello, 49 scuole di specializzazione, 17 scuole di dottorato e 3 corsi di dottorato. "Positivi – ha sottolineato il rettore – sono anche i dati relativi all’inserimento dei nostri laureati nel mondo del lavoro: il 72% dei laureati triennali e l’82% dei laureati magistrali del 2009 hanno trovato lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea".

Rilanciare l’ispirazione cristiana. L’attenzione ai giovani è stata sottolineata anche dal card. Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore e garante dell’Ateneo. "I giovani – ha ricordato il cardinale – vanno stimati e valorizzati e amati di più, ma anche educati e stimolati a vivere una libertà vera, quella che si configura come assunzione di responsabilità personale e sociale". In questo senso il cardinale ha ricordato il "progetto giovani" che prevede una serie di borse di studio e il potenziamento dei collegi e residenze universitarie (1.600 posti letto). "La gravità della situazione finanziaria, economica, sociale e politica interpella tutti", ha proseguito il card. Tettamanzi, richiamando l’esigenza di "discernere le cause più profonde e vere dell’attuale situazione". Questo "lavoro culturale", ha spiegato, "rappresenta l’apporto qualificato e originale che l’Università Cattolica è chiamata a offrire alla società".

Università e nuova evangelizzazione. La giornata inaugurale è stata chiusa dalla prolusione, sul tema "Università e nuova evangelizzazione", dell’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, secondo laureato dell’Ateneo – dopo il cardinale Giovanni Colombo – ad essere chiamato alla guida dell’arcidiocesi ambrosiana. L’Università Cattolica ha un ruolo importante nel processo "per la nuova evangelizzazione" caro a Benedetto XVI e alla Chiesa, ha sottolineato il card. Scola. "Un’importanza che non è solo dell’Università come ambito, ma nasce dalla sua natura di soggetto, personale e comunitario, di un sapere pubblico, stabile e universale". Una missione per cui "la Chiesa chiede a quanti sono impegnati in Università di dare il loro specifico e insostituibile apporto". Il Papa, ha ricordato il cardinale, "parla di un compito di riflessione necessario sulle esperienze fondamentali dell’uomo". "Questo – ha aggiunto il card. Scola – chiama voi tutti a un lavoro, urgente e appassionante, soprattutto in questo travagliato inizio di terzo millennio". Per adempiere a questo compito, però, "l’Università non deve essere intesa come un precario luogo di passaggio, ma un vero e proprio ambito ecclesiale e culturale, ben definito nella sua natura e nei suoi compiti di ricerca, insegnamento e studio".

Oltre il "neopaganesimo"
Lateranense: educazione tema centrale

"I processi educativi e formativi, che vengono a maturazione in uno Studium universitario come il nostro, sono un bene prezioso, oserei dire primario, per le persone che ne sono coinvolte e per l’intera comunità ecclesiale e civile": lo ha detto il cardinale vicario della diocesi di Roma, Agostino Vallini, intervenuto mercoledì all’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense. "È noto – ha proseguito – come nel nostro tempo vi sia un ritorno ad una visione neo-pagana della vita" concepita come una "riconquista della libertà", nella quale "la creatività può esprimersi all’infinito, non ci sono più vincoli perché non c’è più una verità precostituita". Il "neo-paganesimo legittimerebbe" una vita umana "sciolta, leggera, senza peso di doveri impellenti", e "questa visione neo-pagana si declina poi nei diversi saperi, tutti confluenti in quella visione antropologica, che è la grande sfida del nostro tempo". Di qui, ha sottolineato il card. Vallini, il valore dell’università, chiamata con il suo rigoroso lavoro scientifico "ad affrontare sia la sfida del pensiero, ma anche quella di una fede pregata che illumina e trasforma la vita". Il cardinale ha poi aggiunto che "il bisogno di una identità religiosa ben definita che conviva con la diversità, con la libertà religiosa posta a fondamento dei diritti umani, è oggi questione cruciale anche per la difesa della pace". Di qui, l’importanza di un "processo educativo" che porti "alla formazione di identità personali mature" e che sarà "tanto più fecondo quanto più riuscirà ad essere l’esito di una sinergia di più soggetti e ambienti attraverso cui si riesca a superare quella falsa concezione di autonomia oggi così presente nella società".

Emergenza educativa come "opportunità". "Un progetto articolato di rinnovamento e di qualificazione dell’Università" con due obiettivi di fondo, "lo studio dell’emergenza educativa" e la "formazione dei formatori, come risposta appropriata dell’Università del Papa dinanzi alla medesima emergenza": sono gli impegni delineati dal rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico Dal Covolo, nella prolusione all’inaugurazione dell’anno accademico. Accanto ai due impegni centrali, mons. Dal Covolo ha anche delineato le "linee operative", che consistono nella promozione della pastorale universitaria e nello sviluppo della comunicazione, all’interno e all’esterno dell’Università. Sulla "formazione dei formatori", in particolare, il rettore ha affermato che essa dovrà "perseguire, come meta ultima, la formazione di mentalità capaci di sintesi filosofico-teologica, vera anima della fides quaerens intellectum", oltre che puntare su una "cultura della qualità che divenga lo stile della vita accademica ordinaria". Riferendosi all’ "emergenza del momento", ha poi affermato che "si presenta come un’opportunità educativa, piuttosto che una ‘catastrofe’ o una ‘fatale sciagura’".

Un "io" veramente libero. "La scelta della libertà non nasce dal niente: dal niente non nasce niente. Nasce dal confronto fra la proposta di vita (che si fonda su una visione del mondo e dell’uomo) fatta dall’educatore, e la soggettività della persona che si va sviluppando, che si ha da educare": lo ha detto il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, nel discorso inaugurale dell’anno accademico. Tema del suo intervento è stato "La responsabilità dei formatori – Per un ‘io’ veramente libero e liberamente vero". Il cardinale ha sottolineato che "l’atto educativo non fa nascere un io libero perché non propone nulla, ma perché propone in modo che chi riceve abbia un terreno su cui porsi ed un referente con cui confrontarsi, un’ipotesi interpretativa della realtà da verificare". La "fiducia nella ragione" diviene – per il card. Caffarra – un elemento essenziale del processo educativo. "Se partiamo dalla certezza che esiste una verità circa il bene della persona; che esiste di conseguenza un bene comune fra le persone, l’eventuale controversia sulle ragioni di convinzioni anche opposte, non diventa mai una controversia fra rivali. Diviene un incontro fra alleati nella ricerca comune della verità".

L’ospite "più inquietante". Dopo aver affermato che "il relativismo è l’ospite più inquietante ed ingombrante nella dimora dell’educatore, perché lo conduce a generare degli a-polidi non solo e non principalmente in senso politico", il cardinale si è soffermato sull’educatore che "è responsabile, è custode della verità dell’essere e della verità circa il bene della persona. È responsabile della nascita di un io, non semplicemente libero, ma veramente libero perché liberamente vero". A questo riguardo ha poi messo in evidenza l’importanza da parte dell’educatore di "riconoscere lo sbaglio" quando succedesse. "Il riconoscimento testimonia nei fatti che la verità della proposta fatta è tale da esigere che si prenda posizione a suo favore, anche contro se stesso. Questo può causare un fascino assai profondo sull’educando".