GRECIA

Tempo scaduto

Stanotte voto di fiducia al governo

"Oggi la Grecia si appresta a vivere una delle pagine più decisive della sua storia recente. La speranza è che il mondo politico metta da parte ogni egoismo e particolarismo e prenda una decisione che abbia come fine il bene comune del Paese, del suo popolo e dell’Europa alla quale siamo strettamente legati". Nelle parole del segretario generale della Conferenza episcopale greca (Ceg), mons. Nikolaos Printezis, tutta l’attesa per il voto di fiducia previsto in Parlamento per questa notte e il cui esito appare tutt’altro che scontato. Abbandonata l’idea del referendum, le sorti del premier socialista George Papandreou e del piano di salvataggio concordato con l’Ue sono legate alla fiducia. Se il governo cade, entro 30 giorni dovranno essere convocate le elezioni. Al momento i socialisti avrebbero solo due voti di maggioranza, con 152 seggi, nel Parlamento da 300, e molti deputati hanno espresso dissenso arrivando a condizionare il proprio voto favorevole a un impegno del premier a formare un governo di unità nazionale.

Per un governo di unità nazionale. "Se non verrà data la fiducia c’è il rischio che si vada incontro ad un periodo ancora più buio – spiega l’arcivescovo – solo con un voto favorevole è possibile pensare ad una collaborazione tra maggioranza e opposizione per un governo di unità nazionale che apra all’accordo per gli aiuti dell’Ue. Da qui, poi, cominciare a pensare a nuove elezioni in cui il popolo deciderà chi dovrà guidare la Grecia". "Mai come ora occorre prudenza e discernimento. Fino ad oggi – afferma il segretario generale – i capi politici non sono riusciti a superare le divisioni e avviare una proficua collaborazione sui gravi problemi che attanagliano il Paese. Ora non c’è più tempo per le divisioni, per gli egoismi e gli interessi di partito. Il popolo si attende dai politici una prudente soluzione che consiste, in concreto, nel non uscire dall’Unione europea e non lasciare la zona Euro. Questo è ciò che chiede la maggioranza assoluta del Paese. L’ideale, ripeto, sarebbe ottenere la fiducia e avviare un processo di collaborazione politica che porti ad un governo di unità nazionale per gestire l’emergenza per poi andare ad elezioni. La politica deve ricostruire la propria credibilità: è un fatto che i deputati siano insultati e aggrediti se visti e riconosciuti dalla gente. Stasera – conclude mons. Printezis – hanno la possibilità di dimostrare di avere a cuore le sorti della Grecia e non quelle dei loro partiti. In fondo i problemi attuali, economici e finanziari, nascono per mancanza di etica e di solidarietà".

Gente disperata. Già nei giorni scorsi, dopo il tonfo delle borse internazionali del 1° novembre e la decisione di Papandreou di indire un referendum popolare, il presidente dei vescovi greci, mons. Francesco Papamanolis, aveva puntato l’indice contro le divisioni politiche, in modo particolare nella compagine di governo e nella maggioranza. Parlando al SIR (clicca qui), l’arcivescovo aveva descritto la Grecia come un Paese "nel caos. Non si sa più cosa pensare. Non c’è una logica in tutto questo. La sera si dice una cosa, la mattina se ne fa un’altra. Il governo è solo e per giunta diviso al suo interno, il Pasok, il partito socialista, non esiste più. I giornali cominciano a prendersela anche con il presidente della Repubblica, custode della Costituzione, che per noi è sempre stato un simbolo di unità, colpevole a loro dire di immobilismo politico, incapace di prendere iniziative contro le leggi del governo ritenute anticostituzionali. Lo scollamento tra politica e popolazione è enorme. I politici, specie i ministri, non possono circolare. Non molti giorni fa un deputato è stato riconosciuto mentre camminava per le vie del centro di Atene è stato aggredito e insultato dalla folla". "La gente è disperata – sono ancora parole di mons. Papamanolis – anziani, famiglie e giovani che sono quelli che soffrono di più questa situazione. Le tasse sono aumentate e a pagare sono sempre i pensionati e gli operai. La disoccupazione è arrivata al 30%. La gente chiede la formazione di un governo di unità nazionale in cui tutto il mondo politico offra un contributo di pensiero e di azione per la soluzione della crisi".