DISASTRO LIGURIA E TOSCANA
La Chiesa locale in mezzo alla gente duramente colpita
Dopo l’alluvione che nei giorni scorsi ha colpito e devastato la Liguria e la Toscana la Chiesa si è attivata immediatamente per venire incontro alle esigenze delle popolazioni così duramente provate e colpite dai lutti e dalle devastazioni. Nove i morti finora accertati, anche se altre quattro persone risultano ufficialmente disperse. Sessantacinque i milioni di euro già stanziati dal Governo per le necessità immediate (40 milioni per lo spezzino e 25 per la Lunigiana), anche se si parla già di almeno cinquecento milioni di danni per le sole strutture pubbliche. La macchina della solidarietà e della ricostruzione è già all’opera in quella che, sempre di più, appare una corsa contro il tempo, per cercare i dispersi e mettere in sicurezza le infrastrutture, prima delle nuovi forti piogge previste a partire da metà settimana.
La preghiera del Papa. All’Angelus di domenica 30 ottobre Benedetto XVI ha esortato alla solidarietà nei confronti delle popolazioni della Thailandia, “colpite da gravi inondazioni”, e verso quelle “della Liguria e della Toscana, recentemente danneggiate dalle conseguenze di forti piogge” per le quali ha assicurato “la preghiera e la vicinanza”.
La vicinanza dei vescovi liguri. Il 28 ottobre, i vescovi liguri avevano diffuso un comunicato congiunto nel quale affermano che “è sotto gli occhi di tutti l’impressionante disastro ambientale verificatosi nei giorni scorsi nel levante della Liguria e nel limitrofo territorio toscano, a causa delle eccezionali precipitazioni atmosferiche”. Un evento che “ha provocato lutti e distruzioni immani”. “Le Chiese liguri che sempre si sono dimostrate attente e solidali nei confronti delle popolazioni colpite dalle calamità naturali ovunque siano avvenute – recita il testo sottoscritto da tutti i vescovi liguri, con primo firmatario il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, card. Angelo Bagnasco – si sentono oggi particolarmente vicine a quelle comunità della nostra stessa regione che si trovano in una così drammatica emergenza”. Dopo aver assicurato “la preghiera per le vittime ed i loro familiari”, i presuli liguri, hanno espresso “vicinanza fraterna alle popolazioni locali e alle comunità ecclesiali guidate da mons. Francesco Moraglia, vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato”. In particolare i pastori delle diocesi della Liguria hanno invitato tutti, “specialmente i giovani, a gesti di solidarietà e di sostegno nelle modalità che eventualmente verranno sollecitate da chi coordina i soccorsi e le azioni di volontariato” ed hanno stabilito che “nel giorno di domenica 6 novembre si tenga una giornata di preghiera e di raccolta in denaro che verrà devoluta, tramite la Caritas, a beneficio delle comunità colpite dall’alluvione”.
Caritas italiana e Sant’Egidio. Anche Caritas italiana si è attivata tempestivamente esprimendo “vicinanza nella preghiera” alle popolazioni colpite rendendosi nel contempo “disponibile ad intervenire per sostenere le azioni delle Chiese locali”. Nel suo comunicato, Caritas italiana parla di un “tragico bilancio accertato delle vittime, mentre si contano ancora i dispersi dopo le violentissime precipitazioni che hanno colpito in modo particolare la zona dello Spezzino in Liguria e la zona della Lunigiana in Toscana”. Anche la Comunità di San’Egidio è in prima linea nella raccolta di generi alimentari e di prima necessità e, proprio oggi (lunedì 31 ottobre) un primo carico di aiuti raccolti a Genova verrà consegnato a Borghetto Vara.
Preti e parrocchie in prima linea. Il vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato, mons. Moraglia, è stato tra i primi a recarsi di persona sui luoghi colpiti dall’alluvione. Da quel giorno, annullato ogni precedente appuntamento della sua agenda, ha visitato quotidianamente e di persona le comunità della sua diocesi che stanno faticando nel tentativo di tornare al più presto alla normalità. “La parola più efficace in questi momenti – ha affermato – è lo stare in mezzo alla gente. L’ho detto ai sacerdoti, ai parroci, ai seminaristi. Stiamo con loro”. Per questo, ha aggiunto, “ho mobilitato i parroci, ho autorizzato l’utilizzo di nostre strutture per i soccorsi, ho chiesto al seminario di sospendere la partecipazione alle lezioni in facoltà e ho dislocato i seminaristi nei luoghi del disastro perché aiutino i parroci nel soccorso alla gente”. Mons. Moraglia ha anche promosso una raccolta straordinaria di offerte in tutta la diocesi per due domeniche. Nonostante numerose chiese abbiano subito ingenti danni, le strutture ecclesiali sono in prima fila nell’assistenza e nell’accoglienza agli sfollati. Varie strutture, infatti, nei giorni scorso hanno aperto le proprie porte: tra queste il santuario di San Bernardino a Corniglia, la canonica di Vernazza ed il convento dei frati passionisti di Brugnato. Ad Arcola alcune persone hanno pernottato nei saloni parrocchiali. Anche il vescovo di Massa, mons. Giovanni Santucci, si è recato prontamente a verificare di persona i danni causati dall’alluvione e domenica scorsa ha celebrato una messa ad Aulla nella chiesa di S.Caprasio.