SAN GIULIANO DI PUGLIA

Quell’orologio fermo alle 11.32

A nove anni dal crollo della scuola: morirono 27 bambini e 3 adulti

Erano le 11.32 del 31 ottobre 2002 quando una violentissima scossa di magnitudo 5.4 ferì con violenza inaudita la terra di San Giuliano di Puglia. 30 i morti in totale ma la scossa più forte l’ha subita l’intera nazione quando si vide obbligata a registrare tra i fatti, il crollo dell’Istituto scolastico "Francesco Iovine", una scuola elementare divenuta trappola per 57 bambini, quattro insegnanti e due bidelli.
È vivo ancora oggi, nei ricordi di tutti, quel rombo, quelle corse, quella lotta contro il tempo nella speranza di salvare qualcuno in più. Scavava chiunque e con ogni mezzo, mani nude incluse. Quell’ormai cartoccio che era la scuola divenne spietata trappola per tanti innocenti. Pochi secondi bastarono alla natura per segnare per sempre le storie di un intero popolo.
I soccorsi e lo strazio delle immagini che affollavano i telegiornali e poi la notizia: di quei bambini, ben 27 persero la vita e passarono quasi in secondo piano i circa tremila sfollati che oggi, tra ricordi e tentativi di farsi forza, si rialzano dalla catastrofe. San Giuliano, nove anni dopo.
"Otto anni fa entravo nella comunità parrocchiale di San Giuliano per cominciare il mio ministero di parroco. Poche settimane dopo… la mia comunità non c’era più!". Parlava così, lo scorso anno, don Ulisse Marinucci, parroco a San Giuliano ai tempi della tragedia. Il suo ricordo, pubblicato da Molisinsieme, il periodico delle diocesi del Molise, proseguiva così: "In poco tempo non c’erano più le case, non c’era la chiesa… non ero riuscito nemmeno a capire cosa fosse accaduto … ma purtroppo, non c’erano più gli affetti, i 27 bambini, la maestra e i due bidelli. A loro, alle mamme e ai papà assicuro la mia preghiera di oggi e quella di domani e, come avevo promesso, ogni fine mese la celebrazione dell’eucarestia, dovunque mi trova, è in suffragio di coloro che la morte si è portati via. San Giuliano è diventata, nel fruire di pochi giorni, un avamposto dell’emergenza. Tutto sembrava scorrere in maniera diversa, anche il tempo. Lo scavare, i mezzi di soccorso, le tende, i funerali, il dolore, gli spostamenti sulla costa, poi il villaggio, le tensioni, la fatica dell’ordinario e l’inizio della ricostruzione: le prime case, il cantiere della chiesa, la scuola, l’inizio del rientro in Paese. A volte, quando mi capita di incontrare alcuni miei "ex parrocchiani", prima ancora di un saluto o di un abbraccio, basta guardarsi un attimo negli occhi, per scorgere un guizzo, un lampo che racchiude un mondo di condivisione fatto di fatica e sofferenza, ma anche della voglia di rialzarsi".
A nove anni da allora, i lavori non sono ancora ultimati e c’è ancora un orologio fermo a quell’ora fatidica. Tante le famiglie che, pur accogliendo un paese nuovo e del tutto ricostruito, vivono ancora nelle casette di legno e sembra lampante la certezza che c’è ancora tanto da fare. In centosettanta nuclei non sono ancora rientrati nelle loro abitazioni. Una situazione che chiama alla riscossa ma che si aggrava nel cratere interno dove, tra Bonefro, Casacalenda, Castellino del Biferno, Colletorto, Morrone del Sannio, Montelongo, Montonio dei Frentani, Santa Croce, Provvidenti, Ripabottoni, Ururi, Rotello e limitrofi, sono oltre trecento le famiglie nei moduli abitativi provvisori "a lunga scadenza". Tale disagio chiama all’intervento lo stato e la regione con lo stanziamento di ulteriori finanziamenti.
La costante presenza della Chiesa diocesana, guidata dal parroco don Ulisse Marinucci prima e don Renato Grecu adesso, è stata vera ancora per i primi tempi ma poi qualcosa è cambiato. Oggi il tempo che scorre è specchio di una terra che cerca nuovo vigore. "La ricostruzione prosegue, mese per mese, anno per anno, si va avanti". È fiducioso don Renato Grecu, da un paio d’anni parroco di San Giuliano. Un po’ ovunque non è isolata la sofferenza. Chi perse i figli non ha dimenticato e lo stesso hanno fatto coloro che si sono salvati. "C’è la ricostruzione che va avanti – continua don Renato – e che dà una impronta particolare alla vita del Paese. È ripresa la vita ai bar, si vedono i giovani che praticano degli sport nelle strutture comunali e c’è la gente che passeggia la sera. La vita sta riprendendo un ritmo normale e il sogno è che quell’orologio fermo alle 11.32 possa ripartire del tutto". Oggi, 31 ottobre, alle 19.30, sarà inaugurato il Parco della Memoria: una piazza a memoria dei bambini, della maestra e dei bidelli che persero la vita proprio dove prima sorgeva la scuola, unica area che non è stata volutamente ricostruita. In serata avrà poi luogo una processione, la veglia di preghiera e la celebrazione della messa. Intanto si ritorna nelle Chiese allora distrutte; riapre il palazzo municipale a San Giuliano, riaprono le piazze, prima o poi, tornerà la fiducia in chi (forse) quel disastro avrebbe potuto evitarlo.