VIOLENZA A ROMA
La dichiarazione dei giovani Ac e della Fuci
"Un giorno di profonda tristezza, quasi di lutto, per tutti i giovani italiani", con due scene impresse davanti agli occhi: "il furgone dei Carabinieri dato alle fiamme con inusitata e compiaciuta violenza, e la statua di Maria fatta a pezzi tra lo scherno di un gruppetto di incappucciati".
Così i giovani dell’Azione cattolica italiana e della Fuci parlano della manifestazione di oggi a Roma, caratterizzata da forti scontri tra una parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, con momenti di vera guerriglia urbana. "La manifestazione in programma oggi a Roma si legge in un comunicato raccoglieva un disagio diffuso e vero, che meritava altra vetrina sociale, politica e mediatica: i giovani sono sopraffatti e spaventati dalla precarietà e dalla disattenzione delle classi dirigenti nei loro confronti.
Ma le violenze che hanno segnato la manifestazione, scatenate da gruppi di black block ‘incappucciati’ e ampiamente attrezzati per la guerriglia urbana, hanno trasformato la manifestazione in un macabro e spaventoso rituale: spaccare vetrine e bruciare macchine, distruggere mezzi delle forze dell’ordine, mettere una città a ferro e fuoco, togliere dignità alle istituzioni sino ad aggredire la bandiera e gli edifici che le ospitano, mettere a repentaglio la vita di altri giovani e di militari addetti alla sicurezza pubblica, significa togliere voce a coloro i quali semplicemente avvertivano il diritto e il dovere di parlare e di esprimere pacificamente uno stato di profonda sofferenza sociale. Significa consegnare pretesti a chi vuole rinchiudere i giovani nel ristretto recinto dell’indifferenza e della rassegnazione."
I giovani dell’Azione cattolica e della Fuci chiedono che non si ceda ai pretesti e vogliono piuttosto "difendere dai violenti l’inalienabile diritto di parlare e dire la propria, di contribuire alla costruzione di un’Italia diversa, più giusta e più solidale verso le nuove generazioni". Esprimono "ferma e decisa condanna per le violenze messe in atto dai gruppi di violenti che vigliaccamente nascondono il loro viso, dando sfogo ad un istinto più bestiale che umano", auspicano "che sia fatta giustizia delle ragioni dei manifestanti pacifici e di tutti i giovani italiani, delle ragioni della città di Roma e dei cittadini danneggiati, del lavoro per la pubblica incolumità svolto dalle forze dell’ordine".
Insieme, chiedono che "subito e responsabilmente, senza speculazioni politiche su quanto accaduto nelle strade della Capitale, si apra una doverosa riflessione sul disagio giovanile, e sul necessario patto educativo, formativo, occupazionale e generazionale che ne tuteli il presente e il futuro. Quanto accaduto non sia il pretesto per una condanna generalizzata delle nuove generazioni, e sia invece uno stimolo a mettere subito mano al trascurato ma vitale cantiere della scuola, dell’università, del lavoro e della partecipazione civile".