MOLDOVA
Dopo la prima Settimana Sociale cattolica a Chisinau
Non termina, ma apre un nuovo cammino. La prima Settimana Sociale dei cattolici della Moldova si chiude domani (14 ottobre) a Chisinau con la celebrazione eucaristica nella cattedrale, però questo non è un punto di arrivo: è semmai la partenza di un rinnovato impegno, come ha richiamato il vescovo della diocesi moldava, mons. Anton Cosa, nel delineare gli obiettivi del "futuro cammino come Chiesa cattolica moldava". Tre in particolare: "vicinanza al popolo", "programma pastorale", "formazione personale". Ai partecipanti alla Settimana è giunto il "beneaugurante saluto" di Benedetto XVI, in un messaggio a firma del segretario di Stato card. Tarcisio Bertone. Il Santo Padre auspica che il "provvido evento" favorisca un "crescente e generoso impegno" nella promozione degli "universali valori" della "giustizia" e della "solidarietà nel rispetto dei diritti" della persona umana.
Obiettivi futuri e immediati. "Dobbiamo essere sempre più tra la gente, in mezzo al popolo, lungo le strade, perché il Vangelo di Cristo diventi attraverso di noi visibile, toccabile, palpabile". È il primo impegno evidenziato da mons. Cosa, e trova concretezza in "una pastorale di vicinanza al cuore del nostro popolo, e non solo quello cattolico". Il vescovo ha quindi annunciato la presentazione prima dell’Avvento "di uno specifico progetto pastorale per la Chiesa moldava", "che tracci il cammino, delinei le scelte, renda comuni i nostri percorsi d’impegno nell’evangelizzazione e nella promozione della carità". Terzo, il richiamo alla formazione, chiedendo "ai sacerdoti e ai religiosi di tenere in grande considerazione il valore dell’aggiornamento e della formazione permanente, e ai laici di studiare per evangelizzare". A questi tre obiettivi, mons. Cosa ne ha poi affiancati altri "che vanno già fin d’ora condivisi e vissuti", concludendo con un richiamo alla carità che "non si delega, ma si vive personalmente".
Risposte adeguate. A presentare la terza giornata di lavori è stato questa mattina mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della Commissione "Caritas in veritate" del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), che ha parlato delle Settimane Sociali come di "uno strumento importante per affrontare i tanti problemi sociali, economici e politici che il nostro tempo pone alla coscienza cristiana, dando adeguate risposte culturali, ispirate al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa". Il vescovo ha sottolineato alcuni principi chiave della dottrina sociale: dapprima quello personalista, che riguarda "l’assoluta dignità, centralità, intangibilità della persona umana". In secondo luogo il "bene comune", che "comprende l’insieme delle condizioni che favoriscono il pieno sviluppo della persona e dei gruppi intermedi". Ancora, il "principio di sussidiarietà", che "s’impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio hanno qualcosa di originale da offrire alla società". Infine la "solidarietà", "vera e propria concretizzazione della giustizia".
La testimonianza dei cristiani. Confrontandosi sulla "testimonianza profetica" che possono dare i cristiani, l’economista Luigino Bruni, coordinatore della Commissione internazionale per l’economia di comunione, ha proposto l’istituzione di "scuole d’impresa, dove si educano i giovani a far nascere imprese sociali, non speculative", come "servizio al bene comune". "L’economia di comunione e l’economia sociale ha aggiunto indicano anche alla Moldova che l’impresa e gli imprenditori sono uno dei principali strumenti per combattere la miseria. Purché l’imprenditore sia autentico costruttore di bene comune e non uno speculatore". Ricordando che sta emergendo "un’economia sociale e solidale", Benoit Nautré, direttore del gruppo ospedaliero "S. Agostino" a Malestroit (Francia), ha individuato il ruolo sociale della Chiesa là dove "né lo Stato né il mercato riescono a intervenire". Mentre Nicola Paparella, pedagogo e docente all’Università del Salento, ha proposto di restituire alle persone "il gusto di cercare la verità, la possibilità d’incontrare chi ha parole di speranza".
Combattere la povertà. Dedicata ai poveri, invece, la sessione di ieri, aperta dal delegato delle Settimane Sociali di Francia, Jean-Pierre Rosa, per il quale i laici "hanno la responsabilità di lavorare nella mediazione politica", prestando un servizio ai poveri e alla Chiesa. Per combattere la povertà in Moldova, secondo il presidente dell’associazione delle banche moldave, Dumitru Ursu, la strada è "la crescita economica". Rocco Buttiglione, vicepresidente della Camera dei deputati in Italia, ha proposto di competere con le economie emergenti utilizzando "i muscoli del cervello al posto di quelli delle braccia" e puntando "su prodotti innovativi, che negli altri Paesi non si possono fare". Mentre il parlamentare italiano Luca Volontè ha sottolineato l’importanza della "libertà sociale", ricordando il ruolo fondamentale della "sussidiarietà", che passa pure dalle istituzioni europee attraverso misure volte a sostenere "l’associazionismo, il volontariato e il terzo settore".
a cura di Francesco Rossi inviato SIR a Chisinau