FAMIGLIA E IMPRESA

Luoghi di solidarietà

Occorre rafforzare le relazioni per far fronte alla crisi

"Rilanciare il valore della solidarietà". È il messaggio che il Consiglio direttivo della "Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice" ha lanciato oggi pomeriggio a Roma, in apertura dell’annuale convegno internazionale, dedicato a "Famiglia, impresa: superare la crisi con nuove forme di solidarietà. A venti anni dalla Centesimus Annus". Il convegno si svolge alla Pontificia Università Gregoriana e si concluderà domani. Sabato 15 ottobre, i membri della Fondazione saranno ricevuti in udienza dal Papa.

Sostegno reciproco. "La Fondazione invita a guardare alla realtà della famiglia per desumere da questa realtà alcune linee guida che possono poi essere applicate al mondo del lavoro, dell’imprenditoria e alla società tutta. Questi valori ai quali siamo invitati a guardare sono quelli della collaborazione e del sostegno reciproco, dell’aiuto non soltanto quando le cose vanno bene, ma anche quando, come in questo momento, siamo in difficoltà". Lo ha detto mons. Domenico Calcagno, presidente dell’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, intervenendo all’incontro. "Quindi – ha aggiunto – la solidarietà che può nascere dal mettere in comune le risorse, dallo studiare forme di collaborazione anche tra imprese. Perciò non semplicemente concorrenza, ma anche collaborazione. Può essere una via attraverso la quale superare alcune delle difficoltà che viviamo oggi".

Puntare sui valori della famiglia. Per Domingo Sugranyes Bickel, presidente della "Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice", "siamo seduti su un vulcano e ci vuole coraggio per concentrarsi su temi di lungo termine che presuppongono una visione profonda della realtà socio-economica, soprattutto in questo momento in cui l’economia soffre di una grandissima incertezza nel breve termine e incombe la minaccia di una recessione mondiale". Questa, ha proseguito, "è la ragione del perché il Consiglio della Fondazione ha voluto cercare nei valori e nella realtà della famiglia e nei valori del lavorare insieme nell’impresa una fonte d’ispirazione al fine di costruire uno sviluppo più solido, basato sul bene comune. In questo senso sta la risposta alla crisi".

Innovazione e bene comune. L’economista Alberto Quadrio Curzio, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei e presidente del Comitato scientifico della Fondazione, ha sottolineato che "le imprese di famiglia rappresentano oggi, sia in termini economici sia in termini valoriali, una realtà di grande rilievo nei più diversi contesti del mondo, tutte ispirate al principio che la solidarietà familiare, anche sotto il profilo intergenerazionale, rappresenta una garanzia per la continuità aziendale e per il perseguimento di obiettivi di lungo periodo". Quadrio Curzio ha anche fatto notare che "la capacità d’innovazione, di creare valore e di portare quello spirito di solidarietà che c’è all’interno della famiglia anche nella società e nell’impresa contribuisce al raggiungimento del bene comune". Secondo Giovanni Marseguerra, docente di economia politica all’Università Cattolica di Milano e segretario del Comitato scientifico della Fondazione, "è la mancanza di solidarietà che in questo momento determina le difficoltà che s’incontrano nell’affrontare i problemi della crisi. Questa mancanza di solidarietà si manifesta concretamente come un problema nell’elaborazione di politiche comuni e condivise".

Salvare la famiglia. "La famiglia – ha ricordato Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna – è il più potente generatore di esternalità positive nelle nostre società. È produttore di capitale sociale, è un ammortizzatore sociale ed è soprattutto generatore di capitale sociale, perché abitua le persone a interagire e a rispettarsi fra di loro e, quindi, ad alimentare quel senso di tolleranza che, trasferito nella società a largo raggio, diventa il presupposto della democrazia". L’economista ha sottolineato anche che "è bene non dimenticarsi mai che la famiglia si regge sul matrimonio. Gesù ha istituito il sacramento del matrimonio, non quello della famiglia, questo vuol dire che quando viene meno la relazione coniugale la famiglia si dissolve. È inutile pensare alla famiglia in termini pietistici, ma bisogna pensare che chi regge la famiglia sono i coniugi e, se facciamo mancare loro le attenzioni e le provvidenze necessarie, è chiaro che la famiglia si dissolve, come purtroppo oggi sta avvenendo". Ecco perché, ha spiegato l’economista, "indebolire l’identità familiare significa indebolire quella individuale e l’esito sarebbe quel disagio antropologico, prima ancora che sociale, che tante sofferenze interiori sta provocando soprattutto fra le giovani generazioni". In definitiva, ha concluso Zamagni, "può apparire un paradosso, ma la società di oggi ha più bisogno di famiglia di quella di ieri".