ROM E SINTI

Una vera integrazione

Due Rapporti denunciano violazioni diritti

Bambini rom senza la garanzia dell’accesso all’istruzione e standard di vita accettabili. Donne rom costrette a subire discriminazioni, violenze domestiche e da parte delle forze dell’ordine, matrimoni precoci. Una "sistematica violazione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia" viene denunciata nei due Rapporti sui diritti dell’infanzia e delle donne rom redatti dal Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e dall’Associazione 21 luglio, presentati oggi a Roma. I due Rapporti erano già stati inviati, nel mese di settembre, alle apposite Commissioni delle Nazioni Unite.

Il monito del Comitato Onu per i minori. Il Comitato delle Nazioni Unite per la difesa dei diritti dei minori ha subito espresso "serie preoccupazioni", per quanto riguarda in particolare lo stato di apolidia di molti bambini rom e per le loro precarie condizioni di salute, che "si manifestano nei tassi di mortalità infantile più alti e nella più elevata incidenza di malattie croniche e infettive", una situazione aggravata "dall’accesso limitato alle cure mediche e ad altri servizi sociali". Il Comitato si è detto inoltre "preoccupato per il numero molto limitato di bambini rom iscritti alla scuola primaria e, in particolare, secondaria". Il Comitato ha espresso inoltre "profonda preoccupazione per le notizie di bambini stranieri collocati in istituti di correzione minorile e centri di accoglienza solo a causa della mancanza di documenti", beneficiando "in misura molto minore rispetto a bambini italiani di altre misure alternative". Nella conclusione il Comitato, "notando la deplorevole situazione economica e di esclusione sociale della comunità rom" ha espresso il dubbio che "lo Stato sta affrontando la situazione" più "attraverso la sicurezza" che "attraverso l’inclusione sociale" e ha raccomandato che si "interrompa lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi in vigore dal 30 maggio 2008", per sviluppare invece "un piano nazionale di azione per una vera integrazione sociale dei rom nella società italiana".

La situazione delle donne. Secondo la ricerca stilata dal Centro europeo per i diritti dei rom, le donne fanno fronte "a varie forme di discriminazione sulla base dell’etnia, del sesso e dello stato legale". Sono stati rilevati, ad esempio, 16 casi di violenza da parte della polizia, 5 casi di violenza da parte di attori non statali, 20 casi di violenza domestica, 6 casi di violenza sul lavoro, 22 casi di trattamento differenziale nell’accedere ai servizi di pronto soccorso, 5 matrimoni forzati, 22 matrimoni sotto di sedici anni di età. Il 64% delle donne rom si è sposata prima dei 18 anni e il 30% prima dei 16 anni. Sulla pratica dei matrimoni precoci, osserva la ricerca, "le autorità italiane non intervengono perché pensano siano appartenenti alla loro cultura". Il 44% delle donne rom non ha voluto rispondere alle domande sugli abusi della polizia per paura di ritorsioni. Il 43% delle donne rom ha riferito di aver subito violenze domestiche. Numerose le raccomandazioni, che ha condotto la ricerca: tra le tante, "eseguire indagini e perseguire di fatto chiunque commetta violenza contro le donne rom", "attivare campagne mirate ad incoraggiare le donne rom a denunciare". In campo lavorativo e formativo: istituire corsi professionali gratuiti, borse di studio, monitorare l’iscrizione, l’assenteismo e la rinuncia allo studio da parte delle ragazze rom. In ambito sanitario, "fornire gratuitamente i medicinali indicati sulla lista dell’Organizzazione mondiale della sanità alle donne rom povere", attivare campagne di sensibilizzazione.

No agli sgomberi. L’Associazione 21 luglio ha inoltre effettuato, di recente, un monitoraggio sulle azioni promosse dal Piano nomadi del Comune di Roma, verificando circa 430 sgomberi, che hanno portato alla nascita di 256 insediamenti informali. "Sgomberi che hanno comportato una spesa stimata di circa 4 milioni di euro – ricorda Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione – e che hanno prodotto in primo luogo la violazione sistematica dei fondamentali diritti dell’infanzia sanciti dalle convenzioni internazionali". Perciò, grazie alla forte presa di posizione del Comitato delle Nazioni Unite, l’Associazione 21 luglio chiede alle autorità locali "l’immediata sospensione degli sgomberi illegali e dei trasferimenti forzati che riguardano le comunità rom e sinte presenti nel territorio della capitale". E "una profonda revisione del Piano nomadi affinché la costruzione e la gestione dei cosiddetti ‘villaggi attrezzati’ annunciati dai rappresentanti istituzionali, in realtà spazi istituzionali di segregazione e di esclusione sociale, possano essere sostituite da reali ed efficaci azioni in favore dei rom e dei sinti presenti sul territorio comunale".