ISRAELE-PALESTINA

Una difficile soluzione

La proposta dell’intellettuale Sari Nusseibeh, intervenuto oggi alla Cattolica

"Non due Stati indipendenti, bensì due sistemi politici all’interno di un unico Stato federale in cui a tutti i cittadini siano garantiti uguali diritti civili". È questa la proposta dell’intellettuale palestinese Sari Nusseibeh, presidente dell’Università Al-Quds di Gerusalemme, che quest’oggi è intervenuto all’Università Cattolica di Milano alla presentazione del suo ultimo libro: "What is a palestinian State worth?" ("Quanto vale uno Stato palestinese?"). Un volume in cui l’autore invita provocatoriamente i palestinesi "a rinunciare all’idea di costruire un loro Stato indipendente" orientandosi, invece, "sulla richiesta di diritti". Una proposta che s’inserisce prepotentemente nel dibattito politico e diplomatico sul futuro della Palestina, una questione tornata di stretta attualità dopo la richiesta da parte dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) di essere riconosciuti come Stato membro dalle Nazioni Unite. Il pronunciamento del Consiglio di Sicurezza – dove appare scontato il veto contrario degli Stati Uniti – è atteso per le prossime settimane.

Uno stato, due sistemi. L’incontro, organizzato dall’Alta Scuola di economia e relazioni internazionali dell’Ateneo del Sacro Cuore, ha visto l’intellettuale Nusseibeh, confrontarsi con Daniel Levy, negoziatore ed esperto di politica anglo-israeliana, già consigliere dell’attuale ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, e membro del Centro di ricerche progressista "New America Foundation" di Washington. "La scelta di due Stati all’interno di un’unica federazione – spiega Nusseibeh – garantirebbe da un lato agli israeliani di salvaguardare la loro identità, sgombrando il campo dalla paura di trovarsi minoranza nel proprio Stato, e dall’altro permetterebbe ai palestinesi di godere finalmente di quei diritti civili da cui sono esclusi". Nusseibeh non è nuovo a proposte e provocazioni nel dibattito sulle relazioni israelo-palestinesi. Nel 1987 aveva suscitato scalpore la sua richiesta alla leadership palestinese di riconoscere lo Stato di Israele e di lavorare per la formazione di un unico Stato binazionale. Un’idea cambiata nel tempo. "In origine – ha continuato il docente palestinese – ero favorevole alla proposta di un unico Stato all’interno del quale avrebbero potuto convivere israeliani e palestinesi. Oggi, invece, credo che la soluzione federale sia più pratica e abbia maggiori possibilità di essere realizzata. Certo entrambe le parti dovranno pagare un prezzo, che è però necessario per la pace".

Passi indietro. Una situazione su cui, secondo l’intellettuale, pesano le politiche d’insediamento dei coloni e l’occupazione della Cisgiordania. "Invece di lavorare per andare avanti – ha notato Nusseibeh – stiamo facendo passi indietro con la costruzione di nuovi insediamenti da parte d’Israele che rendono sempre più difficile la concretizzazione di questo sogno. I palestinesi non possono continuare ad aspettare in queste condizioni, privati della libertà di movimento e della libertà di entrare e uscire dal Paese". Per l’intellettuale, la scelta di uno Stato federale è legata anche alla gestione di alcune risorse chiave per i due popoli. "Ci sono risorse strategiche – ha concluso – come l’acqua, che sono vitali per la nostra terra e necessitano una gestione e uno sviluppo condiviso".

Un dialogo onesto. Una proposta, quella di Nusseibeh, che per Daniel Levy rappresenta una "difficile soluzione", anche se ne apprezza l’"onestà del dialogo e delle argomentazioni". "Il problema di fondo – secondo l’esperto, che rivestì un ruolo centrale nelle negoziazioni tra israeliani e palestinesi prima dello scoppio della seconda Intifada nel 2001 – è che non si può arrivare ad una soluzione della crisi tra israeliani e palestinesi in un attimo, presentando un piano che possa rappresentare una soluzione ideale per entrambi. È necessario un negoziato diretto, fatto di piccoli passi, che deve, però, poggiare su una maggiore onestà nel dialogo tra le parti". Per questo, secondo Levy, è più urgente "lavorare per affrontare le singole questioni come la demografia, i diritti civili e le risorse, partendo proprio da un dialogo chiaro tra i leader". Parlando di rapporti tra Israele e Anp non poteva mancare un riferimento alla richiesta di riconoscimento allo studio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Levy ha sottolineato come su questa iniziativa diplomatica, così come su tutti i processi di dialogo tra israeliani e palestinesi, pesi oggi la "paralisi della diplomazia Usa". "Gli Stati Uniti – ha concluso l’esperto – sono da sempre un soggetto chiave per quanto riguarda la questione israelo-palestinese. Purtroppo, però, la politica degli Usa è attualmente sospesa tra un presidente che ha più volte espresso la volontà di lavorare per la soluzione dei due Stati e un Congresso che ha più volte sottolineato la sua contrarietà". Uno stallo che rende impensabile la ripresa di qualsiasi iniziativa negoziale.