SCUOLA

Educare è costruire

Giornata mondiale dell’insegnante

Il 5 ottobre è la Giornata mondiale dell’insegnante. Si tratta di una ricorrenza celebrata ogni anno per ricordare l’adozione da parte dell’Unesco e dell’Ilo, nel 1966, della "Raccomandazione sullo status degli Insegnanti". Si tratta di un documento importante, che in 145 articoli copre l’intero spettro della professione docente: da reclutamento e formazione a diritti, responsabilità e autonomia professionale. C’è un po’ di tutto in una "Carta" che elevando la professione docente chiama proprio gli insegnanti a una profonda consapevolezza delle responsabilità nei confronti di se stessi, della società, degli allievi.
È interessante scorrere alcune affermazioni della Raccomandazione. A cominciare dalla definizione che viene offerta proprio all’inizio: "la parola insegnante – si legge – designa tutte le persone che, nelle scuola, sono incaricate dell’educazione degli alunni". È l’educazione in gioco, fin dall’inizio. Poche righe più sotto il documento è ancora più esplicito, elencando i "Principi guida" della Raccomandazione: "L’educazione – ecco il testo – dovrebbe mirare, fin dai primi anni di scuola, al pieno sviluppo della personalità umana e al progresso spirituale, morale, sociale, culturale e economico della collettività, così come a inculcare un profondo rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Nel quadro di questi valori, l’importanza maggiore dovrebbe essere accordata al contributo che essa può apportare alla pace, alla comprensione, alla tolleranza e all’amicizia fra tutte le nazioni e tra tutti i gruppi razziali o religiosi". E più avanti ecco cosa si dice dell’insegnamento: "Dovrebbe essere considerato una professione i cui membri assicurano un servizio pubblico, tale professione richiede non solo conoscenze approfondite e competenze specifiche, acquisite e mantenute attraverso studi rigorosi e continui, ma anche senso di responsabilità individuale e collettiva nei confronti dell’educazione e del benessere degli allievi".
Si potrebbe andare avanti, ma verrebbe lunga. Solo un’ultima citazione, sugli "Scopi dell’insegnamento e politica scolastica": "Ogni bambino – dice tra l’altro la Raccomandazione – ha il diritto fondamentale di beneficiare di tutti i vantaggi dell’educazione; una particolare attenzione deve essere prestata ai bambini che necessitano di un trattamento pedagogico speciale". Si ribadisce che "l’insegnamento costituisce un servizio di importanza fondamentale per l’interesse generale", e anche che "l’educazione è un fattore essenziale dello sviluppo economico", per questo dovrebbe essere pianificata con attenzione speciale.
Rileggere oggi la Raccomandazione di 45 anni fa aiuta a riflettere una volta di più sulla preziosità del mondo scolastico e di quanti – insegnanti in prima fila – ne sono protagonisti. Rilanciando anche l’entusiasmo e l’orgoglio – perché no? – di professionisti non di rado bistrattati nell’immaginario collettivo. Eppure è da qui, da una consapevolezza del compito alto degli insegnanti e della scuola che si può partire anche per affrontare le difficoltà del nostro Paese oggi. Una scuola che "resiste" spesso a condizione avverse, scarsità di risorse, cambiamenti rapidi e non sempre coerenti. E che tuttavia cerca di portare a compimento il proprio difficile mestiere. Che riguarda il futuro di tutti. Non di meno.