UNIONE EUROPEA
L’instabilità di Eurolandia sui giornali
"L’Europa sta per cambiare. L’attuale crisi finanziaria avrà avuto il merito di rivelare le debolezze del programma e farlo procedere rapidamente, come negli anni Ottanta, quando godeva della spinta della troika formata da Mitterrand, Kohl e Delors". Rimane sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo l’instabilità di Eurolandia, che fa però scrivere ottimisticamente a "La tribune" dopo aver denunciato il ritorno "della mentalità intergovernativa" nell’Ue che si tratta pur sempre dell’"occasione per reinventare l’Europa".
L’emergenza greca, posta nuovamente all’ordine del giorno dell’Eurogruppo del 3 ottobre e dell’Ecofin del 4 ottobre, non sembra giungere a soluzione: la terza tranche di aiuti che Atene attende per evitare il default è stata ancora una volta rinviata. Intanto si profilano appuntamenti importanti sugli stessi argomenti: il Consiglio europeo del 17-18 ottobre e il G20 del 3-4 novembre. Perché la moneta unica traballante non è solo un problema europeo, avendo assunto i lineamenti di una minaccia internazionale. Lo ha scritto anche "The Economist": "Non è a rischio solo l’euro, ma il futuro dell’Unione europea e la salute dell’economia mondiale". L’autorevole rivista è favorevole alla ristrutturazione del debito greco (e qui le possibilità si aprono a ventaglio), "lasciando però il Paese nell’euro".
La testata aggiunge: "Gli investitori hanno capito che i leader europei non sono disposti a fare abbastanza" sul piano politico continentale. "Ma, se non vogliono far crollare la moneta unica, i politici devono convincere il mondo che il loro desiderio di salvare l’euro è più forte delle speculazioni sul suo fallimento". Dunque più politica, e più "politica europea", rispetto alle parziali visioni nazionali.
Sul tema torna "Le Monde" (non c’è giornale che bypassi l’argomento, sia esso tedesco o italiano, britannico e finnico, ungherese o statunitense, euroconvinto o euroscettico, monetarista o maggiormente indirizzato a sottolineare gli aspetti dell’economia reale…). "La verità è che i mercati, al di là di manovre interessate e speculazioni irresponsabili, non fanno altro che ricordare ai politici i due difetti congeniti dell’euro". Il quotidiano espone tesi più o meno condivisibili, ma certo non inutili o preconcette. "Primo: la moneta unica non è sostenuta da un governo economico comune che garantirebbe l’armonizzazione dei bilanci, la convergenza fiscale e la solidarietà tra i singoli Stati. Secondo: l’Eurozona ha ignorato l’indebitamento della maggior parte dei suoi Stati e oggi ne paga le amare conseguenze".
Da qui la necessità di un cambio di passo, ovvero adottare "un vero federalismo economico, finanziario e quindi anche politico dell’Eurozona". Progetto al quale lavorerebbero Commissione ed Europarlamento, se non avessero già al loro interno forze frenanti e se non dovessero fare i conti con un Consiglio europeo dei 27 in cui la maggior parte dei governi dei Paesi membri per ragioni talora anche plausibili rema contro. "Le Monde" riconosce infatti che questa ipotesi, coraggiosa e rischiosa insieme, potrebbe innescare uno "stallo politico" perché "i popoli europei" e, si potrebbe aggiungere, i politici europei, "non sembrano disposti a impegnarsi per una maggiore unificazione".
L’Europa sta dunque per cambiare? Di sicuro l’Ue e i suoi Paesi, i suoi popoli, le sue economie, i suoi sistemi sociali, sono a un bivio, ma non è dato di sapere, al momento, quale strada sarà imboccata.