CHIESA E CRISI ECONOMICA
Nova impendet: un’enciclica di sorprendente attualità
"Un nuovo flagello minaccia e in gran parte già colpisce il gregge a noi affidato, e più duramente la porzione più tenera e più affettuosamente amata, cioè l’infanzia, gli umili, i lavoratori meno abbienti… Parliamo della grave angustia e della crisi finanziaria che incombe sui popoli e porta in tutti i Paesi ad un continuo e pauroso incremento della disoccupazione".
"Vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per la gravità della crisi del mercato del lavoro. Intorno al mondo, ci sono duecento milioni di persone senza lavoro…La crisi del lavoro colpisce in modo particolarmente forte i gruppi più vulnerabili, tra cui i giovani e i precari".
Attenzione: i due passaggi sopra riportati appartengono a due documenti diversi. Il secondo è di quattro giorni fa. È l’inizio del messaggio congiunto che Angel Gurría, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), e Juan Somavia, direttore generale dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), hanno indirizzato alla presidenza di turno francese del G20 riunito a Parigi.
Il primo, invece, è di ottanta anni fa. È l’inizio dell’enciclica Nova impendet, promulgata da Pio XI il 2 ottobre del 1931, quando nel mondo e in particolare in Europa ancora perduravano, anzi si acuivano, gli effetti devastanti della crisi economica e finanziaria (la "grande depressione") prodotta dal crollo della borsa di New York del 1929.
Enciclica delle più brevi e meno note, la Nova impendet, ma di sorprendente attualità, a dimostrazione (ormai comprovata) che molti documenti pontifici conservano la loro validità a distanza di anni, anche perché va detto la storia si ripete e l’odierna situazione mondiale presenta molte, se non le medesime analogie, con quella di ottanta anni fa.
Pio XI, che nello stesso anno aveva firmato la Quadragesimo anno (15 maggio 1931) sui problemi sociali dell’occupazione e del lavoro, nel solco della Rerum novarum di Leone XIII (di cui ricorreva il 40° anniversario), nella Nova impendet rivolge un accorato appello, a "quanti hanno sensi di fede e di amore cristiano", per una "crociata di carità e di soccorso" in favore dei colpiti dalla piaga della disoccupazione, crociata la quale "mentre provvederà a sfamare i corpi, darà insieme conforto ed aiuto alle anime; farà in esse rinascere la serena fiducia, allontanando quei tristi pensieri che la miseria suole infondere negli animi". Nella festa degli Angeli Custodi il pensiero del Papa va "alla immensa moltitudine di bambini, le vittime più innocenti di queste tristissime condizioni di cose", condannati, nello squallore della miseria, "a vedere sfiorire quella gioia e quel sorriso che la loro anima ingenua cerca inconsciamente intorno a sé".
Pio XI rinnova l’ammonizione sua e del suo predecessore Benedetto XV contro quella che chiama la "corsa sfrenata agli armamenti" e bolla come "non ultimo coefficiente della straordinaria crisi presente e causa di enormi dispendi" sottratti al pubblico benessere. Anche questo un motivo di preoccupazione ricorrente nel corso della storia, soprattutto del secolo passato, oggetto sempre di ferma denuncia da parte dei pontefici e, purtroppo, ancora attuale. Se oggi può sembrare eccessivo parlare di corsa sfrenata agli armamenti è pur vero, però, che le spese per interventi militari sottraggono preziose risorse ad altri tipi di interventi, umanitari e sociali. È di poche settimane fa il monito dei vescovi americani all’amministrazione Obama perché, a fronte di una situazione del Paese non dissimile da quella conseguente al 1929, con otto milioni di posti lavoro bruciati dalla recessione, destini una parte delle risorse per le spese militari a interventi in aiuto dei disoccupati e della famiglie in difficoltà.
Nella Nova impendet Pio XI, dopo aver insistito sull’efficacia della preghiera, perché "il Signore nella sua infinita misericordia abbrevi il periodo della tribolazione", chiama a raccolta tutta la gerarchia e il popolo dei fedeli. In particolare esorta i vescovi affinché "con tutti mezzi a vostra disposizione di predicazione e di stampa vi adoperiate ad illuminare le menti e aprire i cuori" alle necessità dell’ora presente. "Ci arride la speranza scrive ai pastori che ciascuno di voi possa essere il punto di riferimento della carità e della generosità dei propri fedeli, ed insieme il centro della distribuzione dei soccorsi".